Scars of life di Daniele Deriu

Daniele Deriu
Autore di 47 anni, vive e lavora a Cagliari. Con la sua riconoscibile “firma cromatica” un po’ “pittorica” e la sua teoria balzana dello “sguardo percepito” (non mostra mai, infatti, lo sguardo nei suoi lavori) segue un percorso “esistenzialista”, in precario equilibrio tra luce e tenebre.
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Questi lavori riaprono un “ciclo” accantonato ma mai davvero concluso. Nel 2012 buona parte del progetto “Scars of life” venne “assorbito” dalla mostra londinese “Dystopia“. Ho sempre mostrato i “segni di una lotta” nei miei lavori… alcune volte appena percepiti, altre volte assai più evidenti. Le cicatrici servono a ricordarci che siamo dei sopravvissuti. Sono le memorie delle nostre battaglie, le ustioni dei nostri personali inferni. Alcune donne hanno accettato di mostrarle, di lasciare una testimonianza. “Ecco guardate”, dicono, dall’inferno si può tornare. Lottare non è vano.
Daniele Deriu



“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici” - Khalil Gibran

Da bambini si giocava a fare i supereroi. Ma chi erano poi questi supereroi? Persone normali che con un grande coraggio, una grande forza di volontà, che riuscivano a combattere e vincere il male.
Crescendo poi qualcuno supereroe lo è diventato sul serio.
Come le giovani donne ritratte in queste fotografie: di una bellezza statuaria, paiono quasi scolpite nel bronzo grazie alle luci e alle ombre e al gusto estetico di postproduzione perfettamente calibrati dal fotografo. Nessuna di loro guarda dentro l’obiettivo, eppure ci sentiamo addosso uno sguardo intenso e persistente, mentre il nostro si posa sull’unico vero indumento di cui sono vestite: le loro storie. Storie tracciate, storie impresse nella carne, amalgamate al corpo, perché il male, quando viene affrontato, non può non lasciare segni.
Segni che parlano di chi ha dovuto e saputo affrontare le proprie paure, di chi ha combattuto con i propri demoni interiori, di chi ha sfiorato la morte e le è sfuggito. Di chi ha abbracciato la vita ed ha accettato se stesso.
Le supereroine di Daniele Deriu si mostrano e dimostrano nelle loro espressioni rilassate, nel le pose delicate, armoniose, pur nella loro crudezza. Mostrano e dimostrano la fierezza della loro vittoria e proprio come moderne eroine manifestano tutta la propria stoica umanità.
I segni sono ferite, ricordo eterno di una battaglia dolorosa ma anche monito per l’osservatore: esiste possibilità di salvezza e tutti coloro che ancora lottano per la sopravvivenza, per la pace con se stessi, devono resistere e insistere ancora, e ancora per ottenerla, senza perdere mai la speranza e la fiducia. Per diventare i supereroi di se stessi.
Daniele Deriu coglie l’essenza più vera e profonda di queste vite, di questi corpi segnati, mostrandoci , attraverso uno studio sapiente, una crudele realtà venata dalla trionfale consapevolezza di una vittoria personale, forse la più importante.

Francesca Sofia Cacciotta – violinista e scrittrice

I segni fanno parte della nostra vita, ci contornano, ci modellano, ci fanno esprimere, diventano molto spesso parte di noi; questo è ciò che si legge negli scatti di Daniele Deriu, i “segni” di un vissuto doloroso diventano espressione artistica come nella body art, dove però il soggetto si trova ad essere “segno” suo malgrado.
Non si rimane indifferenti dinnanzi a queste immagini, e i corpi “segnati” non allontanano, ma avvicinano l'osservatore in un dialogo muto con i soggetti stessi.
Sono potenti queste immagini, eppure delicate, parlano di bellezza, una bellezza che nasce da un quid che spesso è ritenuto deturpante ed invece diviene comunicazione di bellezza “altra” , di bellezza profonda, di bellezza totale.

Iris Missaggia - Critico artistico e docente di storia dell'arte