Biografia

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Formazione artistica

Completamente autodidatta

Tematiche

Tutto cio' che e' sofferto

Tecniche

Olio su tela

Valutazione artistica

Nella storia dell’arte antica come in quella moderna e contemporanea il soggetto femminile è di certo uno dei più ricorrenti, per ragioni diversissime che vanno dal sacro al profano, da ciò che una donna rappresenta per quelle che sono le sue funzioni naturali di madre, al peccato e alla tentazione che il suo corpo per secoli ha incarnato. La donna come confronto obbligato perché impersona, dal punto di vista di due occhi maschili, tutto ciò che l’uomo non è, l’altro da sé, il punto focale dell’attrazione e del respingimento allo stesso tempo. Oggetto del desiderio, corpo da possedere e mente da cui lasciarsi ammaliare. Emiliano Busnè si inserisce in questo panorama con una pittura e una scelta figurativa che non ci si aspetta e che per questo congela l’attenzione su ogni singolo quadro, con un fascino che ha il sapore nuovo e spesso sconosciuto dell’anticonformismo. Non sono donne morbide celebrate per la loro carnosità procreatrice, o per i loro occhi rassicuranti. Queste sono figure che si presentano più come un ricordo, uno spettro di una vita vissuta, un’apparizione malinconica che riporta il pensiero a tempi felici, lasciando il corpo scarno e consumato ad attendere il ritorno alla realtà. È una femminilità fatta di costati profondamente segnati, di pallorii vitrei e colli allungati. Sono donne senza sguardi diretti, indagate più nei dettagli dei loro corpi asciutti che nell’espressività dei visi e dei gesti. E spesso il tutto è reso quasi offuscato e onirico da una gamma cromatica dura e fredda, che ha quasi il sapore della perversione, dello sguardo spiato. Tuttavia è una provocazione affatto immediata quella di Busnè. Non si tratta semplicemente di una scelta tematica diversa dal solito, così come è riduttivo vedere dietro queste figure una preferenza soggettiva per una femminilità non tradizionale. Il significato profondo dei lavori dell’artista sta nel rappresentare la fragilità umana della donna, la sofferenza e il dolore che spesso la rendono più protagonista dell’uomo. E attraverso questa chiave celebrare la donna nella sua totalità e completezza, e non più soltanto per quello che essa rappresenta agli occhi dell’alter ego maschile. Una donna celebrata e desiderata fuori da ogni comandata aspettativa personale e sociale. Una donna bellissima sempre, un messaggio d’amore universale. Sia essa morbida e rotonda o come in questo caso leggera e impalpabile

Jessica Forlai






Emiliano Busnè. I suoi lavori ed il suo nome mi hanno raggiunto sulle pagine elettroniche di un moderno mezzo di comunicazione, tutto scorre negli intrecci eterei della modernità eppure, i fendenti che arrivano dai lavori del Maestro sembrano non avere tempo. Uscire dallo spazio temporale è senza dubbio una dote innata, nascosta forse, comunque assolutamente fondamentale per il fuoco dell'Arte.
Lucian Freud? Modigliani? Kulenovic? Quanti nomi e quanti accostamenti avranno attraversato l'artista stesso? Forse tutti o forse nessuno, poco importa a mio avviso, quel che rimane e che conta è riuscire ad essere “attraversati” da quello che attraversò altri grandi del passato o dei nostri giorni: <<essere visitati da quello che visitò Schopenhauer>>, disse Carmelo Bene, ed io qui lo sottoscrivo in tutto e per tutto!
Già ebbi l'onore di recensire alcune opere di Emiliano per una mostra qualche tempo fa, io in lui vedo quell'inquietudine straordinariamente affascinante che talvolta è padrona del corpo umano, le sue figure femminili sono sempre sofferte, i loro corpi consunti dalla vanitas, dai peccati capitali e da varie forme e varianti del famigerato “mal di vivere”: depressione, manie ed i sempre attuali “disturbi alimentari” sembrano tiranneggiare queste figure sensuali e sofferte, stigmatizzate dall'inevitabile decadenza quotidiana dei corpi eppure aggrappate a quel voler apparire al meglio, sempre, ad ogni costo. Ad emergere sembra la fragilità non solo femminile, bensì umana in senso lato, la fragilità dell'essere con tutto il suo bagaglio di pensieri che sembrano non avere mai pace ne soluzione ne tanto meno un approdo.
I suoi palazzi notturni e post – apocalittici, le sue visioni, ricordano sempre di più la spersonalizzazione del villaggio globale, lo smarrimento e la solitudine dell'uomo in mezzo ad una folla sempre più trasparente, invisibile. Non posso non farmi trasportare dai suoi primi piani, dagli sguardi di ogni singola donna, dai solchi temporali delle lunghe gole, delle braccia, delle mani segnate dalla clessidra che miete inesorabile plebe e nobiltà … Ogni volto ha in se tutto il peso dell'esistere, tutto il dramma del vacuo andare verso il niente, verso il silenzio e per scomodare il grande recanatese, il pensiero mi porta qui ed ora al Gallo Silvestre: “Ma siccome i mortali, se bene in sul primo tempo di ciascun giorno racquistano alcuna parte di giovanezza, pure invecchiano tutto dì, e finalmente si estinguono; così l'universo, benché nel principio degli anni ringiovanisca, nondimeno continuamente invecchia. Tempo verrà, che esso universo, e la natura medesima, sarà spenta. E nel modo che di grandissimi regni ed imperi umani, e loro maravigliosi moti, che furono famosissimi in altre età, non resta oggi segno né fama alcuna; parimente del mondo intero, e delle infinite vicende e calamità delle cose create, non rimarrà pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso” … Che dire? Che altro aggiungere ad un artista a noi contemporaneo che ci rimanda a tali altezze? In Busnè percepisco la sventurata presenza dell'uomo che invecchia e decade, che pensa quindi soffre ed al tempo stesso, nel buio degli sfondi, la presenza solenne del silenzio nudo e della quiete altissima …
Per fortuna la vera pittura non invecchia e non muore. Grazie Emiliano.

Vittorio Bianchi

Bibliografia

Circa 20 anni fa, la notte di natale, il mio amico Spiga si presenta con un regalo per me; mi mette in mano un pacchetto fatto con carta da regalo usata, aprendolo vedo che il contenuto consisteva in 6 matite colorate........non volendo essere maleducato anch'io trovai un regalo improvvisato per lui ma non posso dirvi cos'era.
Da quel giorno ho iniziato a disegnare, poi grazie a mia moglie che mi regalo' una confezione in legno di colori ad olio ho iniziato a dipingere quello che mi andava.....
Qui troverete alcune delle mie tele....in testa pero' e' come se avessi un'intera galleria.