15/08/2011 Analisi critica

“ La stagione delle piogge è stata particolarmente inclemente quest’anno. Scopro che la maggior parte delle strade principali, sono bloccate per frane. Fra queste la via per il distretto di SOLOLA’ e la cittadina di PANAJACHEL, sul versante nord del lago ATITLAN. Avrei attraversato il lago, diretto alla sponda est dove è situato il pueblo di SAN PEDRO LA LAGUNA, mia destinazione finale “.


Così racconta il nostro giovane pittore, durante la fase di avvicinamento al luogo che aveva prescelto per il suo lungo esodo, da quella che veniva chiamata “la città da bere” di alcuni anni fa.


Una scelta non facile a capirsi, sia per motivazioni artistiche ben precise o perlomeno intuibili! Lo stesso Alex la definisce una scelta radicale che “ancor oggi non trova una collocazione logica e razionale”. Ma di logico e razionale nel cervello e nell’anina di un artista è ben difficile ritrovarne.


Ricordiamo, come in passato, esempi di pittori, scrittori ecc…, che ad un certo momento della loro esistenza, sentirono la necessità di abbandonare un mondo di appartenenza, per l’ignoto! Era un’azione significativa contro i pregiudizi della morale corrente e le costrizioni della società del tempo: deformare la libera naturale spontaneità di un uomo.


Soluzione o fuga individualista, perché ormai non vi sono più idee generali. La si potrebbe definire: la poetica dell’evasione!


Più di un secolo fa tutto ciò aveva scosso e fatto vibrare PAUL GAUGUIN che, d’impeto, aveva abbandonato Parigi, la famiglia e una dorata posizione sociale per le Isole dell’Oceania, allora ancora allo stato selvaggio.


Paul Gauguin, poteva ancora tornare in Francia, ma fu stroncato da una febbre tropicale a soli 55 anni. Non sappiamo quali sarebbero state le impressioni e gli sviluppi della sua “poetica evasione”. Rimangono gli stupendi dipinti delle sue tahitiane, che ancor oggi fanno lievitare i risultati delle maggiori case d’aste.


Ma tornando al Nostro, Alex Preti rientrò dal Guatemala alla sua città, non ancora trentenne, con un bagaglio di esperienze umane ed artistiche non indifferenti, come egli stesso ci informa.


Il Centro America è stato sin dagli anni sessanta la zona di incontro di una varia umanità: hippies, zingari di un certo tipo, viaggiatori un po’ stravolti, in cerca di una spiritualità perduta o mai avuta.


L’ambiente locale, lo suggestiona! Un mondo di non facile comprensione, ai bordi del globo terrestre, pervaso da usi e costumi autoctoni di origine maja, dove la medicina ufficiale, ancora oggi, viene sostituita dal “curandero”.


Il nostro pittore con la sua attuale compagna Katia, si mantenne soprattutto, con l’esecuzione di disegni (aggiungiamo bellissimi) che vendeva per il tramite di contatti locali o messicani. Un’intera collezione di opere di Alex è stata, così collocata, nell’intero Centro America e negli Stati Uniti.


Il colore, che sino allora era stato il grande assente della sua tavolozza, a tutto vantaggio del segno grafico, sotto l’influsso degli intonaci colorati delle case e delle vivacissime colorazioni degli abiti, soprattutto femminili, insomma di un intero ambiente povero, ma colorato, il Signor Colore fa così il suo ingresso nel mondo immaginifico di Alex Preti.


In questa attuale mostra si vuole presentare una serie, crediamo eccezionale, di dipinti ad olio, acrilici e disegni ricorrenti, soggetti originali Central americani, che documentano una parte del percorso attuato, con linguaggi originali diversi, ad esermpio : quello iconico di ispirazione ispanico americano.


La preziosità della tecnica introdotta, come maniera di dipingere, con le sue fonti, la stessa materia utilizzata, ci riportano alla tradizione, ma con atmosfere straordinarie e suggestive, dettate dalla giovane sensibilità del pittore.


Uno dei tanti aspetti che ci hanno impressionato sono i “bagliori d’oro” che impreziosiscono le tele della “donna del vulcano” e delle “trez quetzales”. Una preziosità, retaggio dell’antico splendore dei Maja e che contrasta con l’atteggiamento umile e rassegnato dei personaggi dell’oggi, ivi rappresentati. Creature che hanno subito la storia più che farla! Una evidente rappresentazione dell’accettazione della “condizione umana”.


I quadri di Alex Preti hanno una loro immediata evidenza e presentano una loro autentica verità! Il segno, le tracce che giungono indelebili, sono il frutto della comunicazione della propria realtà e del proprio tempo.


Ritornando in Occidente con le notevoli esperienze acquisire, A. Preti riprende il suo lavoro operando come illustratore e partecipando a concorsi di portata nazionale, classificandosi tra i premiati. Ma soprattutto, ponendo il suo arricchito talento, nella nuova serie di dipinti e disegni dedicati per la maggior parte a figure femminili o d’assieme. Anche La ricerca lo attira, senza disdegnare i fondamenti del disegno, ma innovando oltre che i concetti, soprattutto il colore. Come per il soggetto classico, ha come paradigma l’opera dei grandi dell’Ottocento e primi Novecento, per l’avanguardia pittorica ci richiama all’esempio di quel “mostro di talento” che è stato EGON SCHIELE, un sommo del disegno.


Rileviamo un dato di fatto, quale?


Che la pittura, nonostante i colpi ricevuti, svuotamento, manierismo da una parte e completo rifiuto dall’altra, dimostra ancora autenticità nei giovani di talento, i quali evidenziano verità e consapevolezza nel non facile rapporto tra espressione e vita!


E’ talmente chiaro che, quando si incontrano artisti autentici, i contrasti così ricorrenti nell’attuale infido mondo dell’arte, si placano e si ritorna a credere alla continuità della buona pittura, a fronte di tanti deragliamenti provvisori o non, troppo esaltati e con faciloneria considerati.


di Walter De Bernardi
Curatore
2011

Opera di riferimento

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