GA2705 - Senza titolo

scultura, cementi,aciaio,pietra, 2007

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA2705
  • Misure:205 cm
  • Tecnica:scultura
  • Supporto:cementi,aciaio,pietra
Informazioni sulla vendita
  • Collezione:casa Michelini genova Quarto
  • Disponibile: no
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Descrizione

posizionata in permanenza presso i giardini dell'ex ospedale psichiatrico di Genova quarto,in occasione della chiusura del l'ospedale psichiatrico,nel periodo in cui l'autore era conduttore con la psichiatra_artista Margherita Levo Rosenberg di corsi di scultura su materiale duro per i degenti

== commento del critico ==
''Scultura installata nei giardini dell'ex o. p. di Genova-Quarto (Museattivo_Claudio_Costa)


La grande scultura di Alfonso Gialdini, esposta nei giardini dell’ex
ospedale psichiatrico di Ge-Quarto, si compone di tre elementi in pietra e
cemento, di cui due scanditi nello spazio di una geometrica gabbia d’
acciaio.
In particolare si tratta di un’opera a struttura ascensionale con altezze a
due differenti livelli: la base che si compone di due corpi lamellari a
“guscio” - posti lateralmente a terra e stretti in morse metalliche - mentre
al centro, al piano superiore, fiorisce un grandioso corpo plastico le cui
forme morbide e arrotondate vogliono simbolicamente rappresentare un grande
abbraccio tra uomo-donna: tematica onnipresente nel lavoro dello scultore.
In particolare, questo lavoro sembra generarsi dal processo naturalistico
tipico dello sbocciare: qui il fiore si strutturerebbe idealmente attorno
alla presenza di due grandi petali-guscio - fissati a terra da rigide
maglie - su cui si erge un grosso bocciolo, una calda forma d’amplesso tra
maschile e femminile.Una forma, questa, dove la figura umana è appena
percepibile in segni essenziali, appena affioranti, ma fortemente evocativi.
I petali-gusci, in realtà matrici del corpo centrale, possono rappresentare
in questo frangente la categoria del negativo da cui trae origine il
positivo.
Più specificamente le negatività di una condizione umana ristretta,
incarcerata, di sofferenza e di disagio dove la materia bruta della
“nigredo”, secondo attivazioni di processi alchemici, si fa crogiuolo di
purificazione per arrivare alla condizione dell “albedo”, luce della
conoscenza.
In questo senso, si compierebbe allora un cammino sapienzale che, dal basso
della materia imprigionata, sale verso l’alto per raggiungere quella forma
aperta, liberata, che s’inebria di luce nell’ampiezza di uno spazio senza
limiti.
In sostanza, si tratta di un’opera pensata per un luogo dove il disagio
psicologico tenta quotidianamente di superare la “pesantezza” della materia
per raggiungere la “leggerezza” della persona liberata.
Miriam Cristaldi


La scultura di Gialdini Alfonso si sviluppa attorno a un nucleo centrale ed è sovente concepita come composizione di piani che si espandono nello spazio.
Un nucleo da intendere come concentrato di forze che premono verso l’esterno e che spingono la materia a dilatarsi in superficie, come lo “smallarsi” della noce, per comunicare con l’ambiente circostante.
E lo “zoccolo duro” della materia scultorea, la pietra, riesce così a subire trasformazioni subliminali capaci di virtualizzare la sostanza stessa per arricchirla d’ulteriori significati.
La pietra, infatti, rappresenta per lo scultore ciò che questo simbolo effettivamente nasconde e al contempo ri-vela: il senso d’indistruttibilità e di coesione. Dunque convincente richiamo all’eternità attraverso la sua durata illimitata, pari alla struttura rocciosa su cui si fonda l’universo.
Ma anche come principio maschile nella condizione di elemento fallico proiettato verso l’alto e, al contempo, principio femminile nella specificità di corpo sgrossato dallo scalpello.
L’opera dello scultore (Lupo Rosso) si basa infatti su qualità ossimoriche che la fanno vivere e la nutrono di polarità opposte: se la materia denuncia un’evidente possanza in virtù del suo peso specifico, al contrario la tattilità morbida e scivolosa della sua superficie conferisce alla percezione visiva un senso etereo di leggerezza. E ancora: alla densità corposa del blocco petrigno corrisponde la levigatezza dei piani formali che, inondati di luce, riescono a creare vellutati effetti di diafane trasparenze.La staticità del blocco si trasforma allora in mobilità luministica mentre la fisicità della pietra, virtualmente, pare acquisire aspetti di liquidità.
Anche il linguaggio artistico subisce continue oscillazioni: nel lavoro dello scultore si possono infatti cogliere espressioni figurali capaci di convivere con soluzioni astratte. Qui, accenni di corpi umani vengono assorbiti da gonfiori della materia come se essa fosse spinta da un’energia endogena in forte espansione.
Una scultura, quella di (Lupo Rosso), che per certe soluzioni può ricordare Viani o Brancusi ma che, per altre, si stacca completamente in modo da suggerire valori mutevoli così da identificarsi con la complessità del vivere odierno.
Miriam Cristaldi (biografa di Claudio Costa)

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  • Codice:GA2705
  • Tipo:Scultura / Installazione
  • Creata nel:2007
  • Archiviata il:luned� 03 dicembre 2007