The Beauty and the Bane 27A
Tecnica mista, Alluminio Dibond, 2025
In quest’opera, Antonio Schiavano ha voluto esplorare il concetto di emersione e oscuramento. La figura femminile sembra scaturire direttamente da un buio assoluto, un vuoto profondo che tenta di riassorbirla. Il rosso vibrante dell’abito e delle labbra rappresenta, per l’artista, la pulsione vitale, la “bellezza” (the beauty) intesa come passione e presenza, che però appare quasi velata. Attraverso i graffi profondi e i segni abrasivi che infligge alla superficie, Schiavano cerca di dare corpo alla “rovina” (the bane): quel rumore di fondo che frammenta i nostri ricordi e le nostre certezze. Gli occhi della protagonista suggeriscono un ripiegamento interiore, un rifiuto del mondo esterno per preservare un’integrità che la realtà circostante graffia incessantemente. L’opera non è un ritratto statico, ma il fermo immagine di una metamorfosi: la bellezza non è qualcosa di intoccabile, ma un valore che splende con più forza proprio mentre viene consumato.
THE BEAUTY AND THE BANE
Questo progetto si pone l’obiettivo di portare l’osservatore a confrontarsi con la natura effimera dell’estetica. Le immagini, inizialmente scatti pubblicitari realizzati dallo stesso artista, sono state trasformate, nei colori, nell’aspetto e nella texture attraverso l’utilizzo di oli, vernici e materiali abrasivi, creando così delle opere uniche e non riproducibili. La realizzazione di ogni opera è stata condotta interamente in modo artigianale sottolineando l’importanza di un processo creativo che valorizza il lavoro manuale e l’autenticità dell’intervento umano. Questa scelta diventa un ulteriore atto di ribellione contro l’omologazione e la standardizzazione imposte dalla società contemporanea. Inoltre, il progetto denuncia il crescente abuso della chirurgia estetica, che spesso trasforma i corpi in oggetti da conformare a ideali irraggiungibili, privandoli della loro unicità e autenticità. Qui, invece, la bellezza viene scavata, incisa, graffiata. Ogni graffio dissolve l’eccesso, il finto, ma nel sottrarre, si aggiunge: ogni segno impresso sull’immagine non la distrugge, la rivela. Ogni ferita diventa un frammento di significato, una verità che affiora sotto la superficie. Attraverso una vera e propria decostruzione, le opere mettono in discussione i canoni estetici tradizionali e si presentano come un potente commento sulla superficialità con cui spesso percepiamo il bello.
Uno degli elementi centrali del progetto è il concetto di “Fotomorfia”, intesa come una metamorfosi visiva che avviene attraverso la manipolazione materica dell’immagine fotografica. L’atto di trasformare gli scatti originali in opere totalmente nuove non solo altera la percezione dello spettatore, ma invita anche a riflettere sulla capacità dell’arte visiva di svelare significati nascosti attraverso l’alterazione della forma originale. La Fotomorfia diventa così un linguaggio di decostruzione, un mezzo per spogliare l’immagine della sua funzione estetica convenzionale e per provocare un dialogo introspettivo con l’osservatore.
The Beauty and the Bane rappresenta quindi una critica alla società dell’immagine, evidenziando come la concezione di bellezza possa essere facilmente manipolata e distorta da chi detiene il potere di definire ciò che deve essere considerato bello oppure no. È un invito a guardare oltre l’apparenza, a scoprire la bellezza nelle crepe e nelle ferite, a riconoscere che è proprio attraverso la sua distruzione che la bellezza può rinascere e rivelare la sua essenza più profonda.
Informazioni generali
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Categoria: Fotografia
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Codice: 204A
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Eseguita il: 2025
Informazioni tecniche
- Misure: 98 cm x 138 cm x 2 cm
- Tecnica: Tecnica mista
- Stile: Fotomorfia
- Supporto: Alluminio Dibond
Informazioni sulla vendita
- Collezione: Milano
- Prezzo: € 6.000,00
- Disponibile: si
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA239983
- Archiviata il: 02/03/2026
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