Ponte del Diavolo di Lanzo torinese : immortalarne lo spirito unico

Ivan Venerucci e la sua arte fotografica

Il ponte del Diavolo fu edificato nel 1378 con il consenso del vice castellano di Lanzo, Aresmino Provana di Leynì, collaboratore di Amedeo VI di Savoia (conosciuto come il Conte Verde). La spesa per costruirlo, interamente sostenuta dalla Castellania di Lanzo, fu di 1400 fiorini (per sostenere questa spesa venne imposta una tassa sul vino per dieci anni). Il ponte del Diavolo serviva a collegare Lanzo e le sue valli con Torino superando la Stura e permettendo così di evitare il passaggio da Balangero, Mathi e Villanova, territori governati dai principi di Acaja, e da Corio, sotto il controllo dei marchesi del Monferrato, entrambi ostili ai Savoia[2].

Nel 1564 il Consiglio di Credenza di Lanzo ordinò la costruzione di una porta sul ponte per evitare che forestieri portassero in Lanzo la peste che si era diffusa in Avigliana e zone limitrofe.

Il nome del ponte deriva dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l'anima del primo a transitare sul ponte, e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche "Marmitte dei Giganti".

Secondo una ricerca condotta dal quotidiano la Repubblica, il ponte del Diavolo si collocherebbe tra i trenta ponti più belli d'Italia.

Il ponte, con una luce di 37 metri, un'altezza di 16, lunghezza di 65 e larghezza minima di 2,27, costruito a schiena d'asino, si trova in una stretta gola con le pareti a precipizio scavata dalle acque della Stura in tempi preistorici (era geologica, terziario?). Su di esso è stata costruita, il 15 luglio 1564, una porta che veniva chiusa allo scoppiare di epidemie (come la peste) per impedire il passaggio dei forestieri e preservare il borgo.

Questo incanto e patrimonio mondiale, Ivan Venerucci ha voluto immortalarlo, cercando di catturarne lo spirito antico e la magia che lo caratterizza.

"Ricordo la mia infanzia, la mia giovinezza, passata a fantasticare e a raccoglierne l'energia e la magia.
Ho grande amore per i suoi colori, la sua armonia e per la sua storia.
Leggende che si attraversano, storie di uomini, e di poeti.
L'incanto del verde, delle limpide acque che lo bagnano.
Il Diavolo e l'uomo "

La leggenda:

Le leggende divergono: secondo una teoria le “marmitte dei giganti” sarebbero le pentole in cui il diavolo ha cucinato la minestra necessaria ai suoi aiutanti per la costruzione del ponte. Secondo un’altra, invece, in cambio del ponte il diavolo avrebbe preteso dagli abitanti della zona di portarsi all’inferno l’anima del primo a transitare sul ponte, ma la popolazione avrebbe fatto passare un cane. L’imbroglio avrebbe scatenato l’ira del diavolo, che avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le marmitte.“

Qualunque sia la verità, Ivan Venerucci continua ad immortalarne lo spirito, con la ferma volontà di donare al mondo intero il ritratto di uno dei ponti più belli del mondo.


  • Pubblicata lunedì 08 ottobre 2018

  • Da Ivan Venerucci

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  • Pubblicatalunedì 08 ottobre 2018