Aratura

Masia Roberto, olio, tela, 2008

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:CDA362
  • Artista:Masia Roberto
  • Misure:30 cm x 20 cm
  • Tecnica:olio
  • Stile:Paesaggistico
  • Supporto:tela
Informazioni sulla vendita
  • Collezione:carboni renzo - roma
  • Disponibile: no
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Descrizione

N° ARCHIVIO 04019 – OPERA AUTENTICA –

Cenni biografici
I diversi momenti dell’attività pittorica di Roberto Masia, ispirati alla vita dei campi, agli aspetti festosi della primavera di cui i fiori sono l’esplicito messaggio, alle marine, trattate con amorevole frequenza o, infine, alle città del silenzio – la Venezia che torna in più tavole - che per Valere Larbaud “si ricordano come si ricordano amori”, trovano nella luce il loro denominatore comune. La tavolozza ricca di toni da sfiorare spesso la sontuosità, l’uso accorto degli strumenti tradizionali - sia il pennello che la spatola il ricorso talvolta ad una “citazione” che può apparire colta ma conserva, in fondo, un suo valore che potremmo definire “affettivo”, ci dicono, se mai ce ne fosse bisogno, del livello ardito delle sue frequentazioni e parlano di una pittura sapiente nella sua semplicità tutta apparente. Né si può ritenere casuale il ripetuto omaggio a Claude Monet, altro autore nella cui pittura la luce diviene elemento essenziale, del nulla: Monet aveva bisogno del nulla affinché la sua pittura potesse essere libera di ritrarre in assenza di un soggetto, se stessa, annota un personaggio di Alessandro Baricco nel corso di una ipotetica “lezione”. A tali “sogni” o “visioni di occhi impossibili” sono state indicate altre importanti pagine alle quali le tavole di Roberto Masia vanno, degnamente, ad aggiungersi. L’Autore ha voluto chiudere - e a nostro avviso limitare – nella formula del “Fusionismo” i risultati della sua ricerca, interessante per esiti e soluzioni, arricchendo di un nuovo membro la già numerosa famiglia degli “ismi”, più idonei, a giudizio di chi scrive, a definire, come avviene, tendenze, correnti o scuole che non una particolare tecnica pittorica. Ciò potrebbe ingenerare perplessità e confusioni mentre, nella realtà e negli effetti, la sua pittura ha il raro pregio della trasparenza, chiara nei suoi fini di bellezza e di armonia, non si inventa discorsi, teorie filosofiche o pretesti per arditi connubi tra l’arte e istanze, sia pure nispettabiti, di diverso valore: vive nella festosità dei colori che di essa sono il fine, il senso e, nell’armonia delle composizioni, Ia ragione ultima e felice. Un discorso a parte meriterebbe la frequente presenza dei fiori che incontriamo in più d’una tela, quasi a sottolineare nell’armonica dovizia dei colori, l’aspirazione e la speranza) dell’effimero a voler divenire, se non proprio eternità, almeno cosa durevole, memoria o punto di resistenza all’oblio. Ma sarebbe, questo, un parlare dell’istanza e della iperbole metafisica implicita in ogni forma d’arte e che in Roberto Masia veste i colori della luce.
Carmelo Pirrera Formazione artistica
E’ nato in Sardegna, ma vive in Sicilia, sin dalla sua prima giovinezza. Roberto Masia è pittore venuto dal mare e dal mare è stato sempre circondato e difeso. L’acqua, in effetti, è l’archetipo di questo signore della tavolozza. Per lui simbolo purificatore. La necessità di purezza interiore guida la sua mano sulla tela. Tramite la propria istintualità innata, Roberto Masia risolve e supera le problematiche del pittoreCome ogni maestro del colore, egli poeticamente si interroga sui rapporti complessi tra colore- materia e luce-spirito. Come risolve, Roberto Masia, la dicotomia? In un immediata e spirituale fusione tra materia e luce (vale a dire, tra colore e spirito). Il Fusionismo (termine che egli ha coniato e che offre non solo come tecnica ma anche come emblematico messaggio) pare concludersi grazie a più elementi,in un gioco delle parti: tra pennello, spatola, cuore e mente. Il Fusionismo salva e sublima, quindi, il riconoscibile, innalzandolo sull’altare del silenzio, simboleggiato da Roberto Masia tramite una pittura di luce. A livello tecnico egli inizia con sapienza, procedendo nell’arte del colore miscelato, incrociato, sovrapposto. Si diletta a non lasciare spazi tra una tacca e l’altra, le fonde e le confonde giungendo ad una musicalità squillante, di un “adagio con moto”, la struttura compositiva è un insieme di “alti” e “bassi”. Tutto è fusione nella sperimentazione visuale di Roberto Masia, tramite queste sue misteriose radici che hanno la solarità mediterranea e, nel contempo la malinconia nordica. Egli scompone la struttura del colore grazie alla forza controllata della spatola, che si muove lungo la superficie della tela ed allarga, ispessisce e, nel contempo, ricompone e appiattisce il colore. Il pennello, al contrario, con i propri vali sottili di colore pare avere la stessa funzione del vento. I segni cromatici,-rossi, azzurri, bianchi, gialli, si depositano come emblematici reperti sulla tele e formano una sinfonia di forme riconoscibili. La rivelazione, ancora una volta, sorge dalla luce, che porta alla ribalta memorie sospese come nella composizione “Interno con lume” o nelle rappresentazioni, dalla tonalità soffusa negli omaggi a Venezia.
Paolo Levi Tematiche
varie Tecniche
FRANTUMAZIONE,tecnica creata da lui e registrata alla camera di commercio. Valutazione
valutazioni da 1000 a 4000 euro Bibliografia
l percorso artistico di Roberto Masia si snoda attraverso trent’anni di ricerche, di approfondimenti tecnici, di soluzioni espressive che, pur mantenendo un filo diretto con una rivisitata figurazione, gli hanno permesso di sviluppare un discorso del tutto personale. Un discorso che appartiene, in varia misura, a questo nostro tempo di aperte innovazioni del linguaggio dell’arte, a un universo di immagini che hanno come riferimento le esperienze impressioniste della fine dell’Ottocento, a un dipingere sicuramente permeato da una limpida luminosità e da una piacevole reinterpretazione della realtà circostante. In tal senso, la sequenza delle “tavole” documenta e concorre a consolidare gli aspetti di una tecnica, da lui ideata, denominata “fusionismo”. L’artista si prefigge, in questa angolazione concettuale, di definire il valore della rappresentazione mediante un’impostazione in cui “il fusionismo riesce a legare i corpi e le tecniche fondamentali in un tutt’uno, togliendo alle immagini la staticità...”. Nato nel 1937, questo nuovo nodo di interpretare e risolvere sulla tela il “vero” gli permette di eseguire composizioni segnate da un personalismo vedutismo come si può osservare nei quadri dedicati alle suggestioni poetiche di Venezia o ai momenti agresti di una assolata fienagione. Masia risolve la raffigurazione tracciando sulla superficie del dipinto una fitta trama di segni che, al primo impatto, sembra rievocare la pioggia nelle giornate estive, con il sole fra le nuvole, ma in effetti si tratta di una tecnica con la quale l’autore riesce a conferire un movimento all’insieme delle immagini. E le immagini rievocano una carrozza con bianchi cavalli tra i palazzi e la folla della città, una fastosa facciata del San Marco a Venezia, una dama, appena accennata sul fondo, con in primo piano un grande mezzo di coloratissimi fiori, e una serie di barconi ormeggiati o una grande vela gonfia di vento. In ogni frangente, Masia non perde mai di vista il soggetto di partenza e la sua scansione cromatica, ma inserisce nella rappresentazione gli elementi essenziali del suo “alfabeto” fatto di tratti finissimi, a volte impercettibili, di un grafismo controllato e contemporaneamente capace di trasformare ogni gesto in una precisa entità figurale, in una naturalistica “lettura” dell’ambiente. Un ambiente che, di volta in volta, riscopre con profonda partecipazione, con il desiderio di fissare il fascino di un campo di rossi papaveri; l’interno di un’abitazione con i mobili, gli oggetti, i ricorsi di un’intera esistenza; la gioiosa sequenza degli ombrelloni dinanzi a un mare d’un azzurro cielo e il ritmico sciabordare delle onde sulle rocce e le coste. Vi è, però, nell’opera di Masia, nato in Sardegna ma da sempre residente a Palermo, una particolare visione di Venezia. E, la sua, una ridefinizione della Serenissima pervasa da un sottile lirismo delle gondole che lentamente dondolano dinanzi al Ponte di Rialto o alla Chiesa della Salute, delle acque della laguna ricche di storia come gli straordinari palazzi che si affacciano sul Canal Grande, delle isole che affiorano dalla nebbia come simboli di lontane stagioni di pescatori. Soffusa e luminosa, grigia nei freddi inverni e sfavillante di accensioni cromatiche, Venezia si profila nei lavori di Masia con la sottesa energia di un indelebile ricordo. Masia alterna così una raccolta introspezione a una nitida timbricità e, come ha sottolineato Paolo Levi, “tutto è fusione nella sua sperimentazione visuale, tramite queste sue misteriose radici che hanno la solanità mediterranea e, nel contempo, la malinconia nordica”. Dalle cadenze della lezione impressionista a certi vibranti e intensi colori decisamente post-impressionisti, dalle suggestive corolle dei girasoli al minuto fraseggio che lega il paesaggio allo spazio, si delinea un dettato che gli ha consentito di essere invitato a numerose rassegne d’arte contemporanea e di allestire, a partire dal 1988, una serie di personali: da Palazzo Mocciaro Ganci a Palermo al Comune di Agrigento, al Castello Inferiore nel Comune di Marostica nel vicentino alla Galleria “Elle Arte”, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia Regionale di Palermo. Un’attività, quindi, che mette in evidenza un impegno in continua evoluzione, una strenua volontà di superare i limiti dell’immagine realistica per trasmettere il sogno di un artista e di un uomo che avverte le inquietudini della società contemporanea, ma che tende a comunicare l’altra faccia della quotidianità legata all’incanto della luce in albe percorse dal vento a primavera.
Angelo Mistrangelo Premi
biennale internazionale di arte moderna di roma 2010
primo premio,
Roberto Masia
Data di nascita: 20 Febbraio 1958

Cenni biografici
I diversi momenti dell’attività pittorica di Roberto Masia, ispirati alla vita dei campi, agli aspetti festosi della primavera di cui i fiori sono l’esplicito messaggio, alle marine, trattate con amorevole frequenza o, infine, alle città del silenzio – la Venezia che torna in più tavole - che per Valere Larbaud “si ricordano come si ricordano amori”, trovano nella luce il loro denominatore comune. La tavolozza ricca di toni da sfiorare spesso la sontuosità, l’uso accorto degli strumenti tradizionali - sia il pennello che la spatola il ricorso talvolta ad una “citazione” che può apparire colta ma conserva, in fondo, un suo valore che potremmo definire “affettivo”, ci dicono, se mai ce ne fosse bisogno, del livello ardito delle sue frequentazioni e parlano di una pittura sapiente nella sua semplicità tutta apparente. Né si può ritenere casuale il ripetuto omaggio a Claude Monet, altro autore nella cui pittura la luce diviene elemento essenziale, del nulla: Monet aveva bisogno del nulla affinché la sua pittura potesse essere libera di ritrarre in assenza di un soggetto, se stessa, annota un personaggio di Alessandro Baricco nel corso di una ipotetica “lezione”. A tali “sogni” o “visioni di occhi impossibili” sono state indicate altre importanti pagine alle quali le tavole di Roberto Masia vanno, degnamente, ad aggiungersi. L’Autore ha voluto chiudere - e a nostro avviso limitare – nella formula del “Fusionismo” i risultati della sua ricerca, interessante per esiti e soluzioni, arricchendo di un nuovo membro la già numerosa famiglia degli “ismi”, più idonei, a giudizio di chi scrive, a definire, come avviene, tendenze, correnti o scuole che non una particolare tecnica pittorica. Ciò potrebbe ingenerare perplessità e confusioni mentre, nella realtà e negli effetti, la sua pittura ha il raro pregio della trasparenza, chiara nei suoi fini di bellezza e di armonia, non si inventa discorsi, teorie filosofiche o pretesti per arditi connubi tra l’arte e istanze, sia pure nispettabiti, di diverso valore: vive nella festosità dei colori che di essa sono il fine, il senso e, nell’armonia delle composizioni, Ia ragione ultima e felice. Un discorso a parte meriterebbe la frequente presenza dei fiori che incontriamo in più d’una tela, quasi a sottolineare nell’armonica dovizia dei colori, l’aspirazione e la speranza) dell’effimero a voler divenire, se non proprio eternità, almeno cosa durevole, memoria o punto di resistenza all’oblio. Ma sarebbe, questo, un parlare dell’istanza e della iperbole metafisica implicita in ogni forma d’arte e che in Roberto Masia veste i colori della luce.
Carmelo Pirrera Formazione artistica
E’ nato in Sardegna, ma vive in Sicilia, sin dalla sua prima giovinezza. Roberto Masia è pittore venuto dal mare e dal mare è stato sempre circondato e difeso. L’acqua, in effetti, è l’archetipo di questo signore della tavolozza. Per lui simbolo purificatore. La necessità di purezza interiore guida la sua mano sulla tela. Tramite la propria istintualità innata, Roberto Masia risolve e supera le problematiche del pittoreCome ogni maestro del colore, egli poeticamente si interroga sui rapporti complessi tra colore- materia e luce-spirito. Come risolve, Roberto Masia, la dicotomia? In un immediata e spirituale fusione tra materia e luce (vale a dire, tra colore e spirito). Il Fusionismo (termine che egli ha coniato e che offre non solo come tecnica ma anche come emblematico messaggio) pare concludersi grazie a più elementi,in un gioco delle parti: tra pennello, spatola, cuore e mente. Il Fusionismo salva e sublima, quindi, il riconoscibile, innalzandolo sull’altare del silenzio, simboleggiato da Roberto Masia tramite una pittura di luce. A livello tecnico egli inizia con sapienza, procedendo nell’arte del colore miscelato, incrociato, sovrapposto. Si diletta a non lasciare spazi tra una tacca e l’altra, le fonde e le confonde giungendo ad una musicalità squillante, di un “adagio con moto”, la struttura compositiva è un insieme di “alti” e “bassi”. Tutto è fusione nella sperimentazione visuale di Roberto Masia, tramite queste sue misteriose radici che hanno la solarità mediterranea e, nel contempo la malinconia nordica. Egli scompone la struttura del colore grazie alla forza controllata della spatola, che si muove lungo la superficie della tela ed allarga, ispessisce e, nel contempo, ricompone e appiattisce il colore. Il pennello, al contrario, con i propri vali sottili di colore pare avere la stessa funzione del vento. I segni cromatici,-rossi, azzurri, bianchi, gialli, si depositano come emblematici reperti sulla tele e formano una sinfonia di forme riconoscibili. La rivelazione, ancora una volta, sorge dalla luce, che porta alla ribalta memorie sospese come nella composizione “Interno con lume” o nelle rappresentazioni, dalla tonalità soffusa negli omaggi a Venezia.
Paolo Levi Tematiche
varie Tecniche
CRITICA FRANTUMAZIONI
spazio in frantumazione la nuova tecnica pittorica messa a punto da Roberto Masia.....
Roberto Masia e sempre teso alla ricerca di nuove emozioni artistiche che provengono da tutto ciò che compone sulla tela. l'idea viene realtà,il colore viene adagiato maestralmente sulla superficie che diventa l'involucro delle sue idee,che viaggiano e si intensificano minuto per minuto,istante per istante dalla sua esistenza.Esistenza dedicata interamente alla cosa che lo appassiona di più e lo rende vivo,l'arte.Figlio di due isole,nasce in sardegna ma vive per molto tempo in sicilia.Comincio la sua vita artistica fin da bambino.Nella prima adolescenza sperimenta varie tecniche pittoriche dimostrando grande abilità figurativa.La figurazione pero non soddisfa il suo istinto estremamente artistico.Studiando gli artisti del passato si appassiona agli impressionisti e post in
impressionisti.Negli anni 90 da una maniera post impressionista ricerca e conia una nuova tecnica pittorica.Giunge cosi al Fusionismo che sfaccettando le immagini in minuscoli tratti fonde l'opera facendole apparire come sfuocata frutto di un voluttuoso sogno.Mantiene questo nuovo sogno pittorico,sin dai primi anni del nuovo secolo.Come tutti i grandi artisti,Roberto Masia,continua a ricercare una nuova espressione,nuovi pianeti artistici da visitare,ma sopratutto da scoprire col palato sottile di chi vive e ammaestra l'arte e il colore.Potremmo dire egli suona come dolci melodie intonate da un grande musicista.Roberto Masia,sempre scosso da un'estenuante ricerca,giunge adesso ad una nuova tecnica;la FRANTUMAZIONE.Mantenendo il bello della sua pittura come scrisse Paolo Levi,interpreta la sua visione dell astratto.La frantumazione scompone e ricompone un immagine che viene creata ponendo milioni di pezzi sulla tela,dove in essa si adagiano scompostamente.Il genio artistico,fa si che i pezzi sembrano trovarsi sulla tela quasi per caso,ricomponendo in maniera figurativa l'immagine che risultano nello stesso tempo:astratta.Solo un'animo artistico come quello di Roberto Masia poteva trovare una tale espressione colma di energia.Ciò è una vera metamorfosi nell'arte,dopo decenni di fervidi interrogativi tra astratto e figurativo.Finalmente i due stili vivono e coesistono insieme come parte integrante di un unico progetto divino.I due pianeti appaiono adesso come parte di un'unica commedia teatrale.Ciò che pareva opposto adesso diviene un tutt'uno. E finalmente e successo un nuovo capitolo nell'arte.Vorrei soffermarmi sui soggetti dipinti da Masia perché anch'essi rappresentano la sua alta sensibilità.I suoi soggetti vivono in un continuo scontro tra fantasia e realtà che con la mente ci portano a visitare un nuovo pianeta,il pianeta della vera arte.
critica d'arte
C.M

Valutazione
valutazioni da 1800 a 4000 euro

Bibliografia
l percorso artistico di Roberto Masia si snoda attraverso trent’anni di ricerche, di approfondimenti tecnici, di soluzioni espressive che, pur mantenendo un filo diretto con una rivisitata figurazione, gli hanno permesso di sviluppare un discorso del tutto personale. Un discorso che appartiene, in varia misura, a questo nostro tempo di aperte innovazioni del linguaggio dell’arte, a un universo di immagini che hanno come riferimento le esperienze impressioniste della fine dell’Ottocento, a un dipingere sicuramente permeato da una limpida luminosità e da una piacevole reinterpretazione della realtà circostante. In tal senso, la sequenza delle “tavole” documenta e concorre a consolidare gli aspetti di una tecnica, da lui ideata, denominata “fusionismo”. L’artista si prefigge, in questa angolazione concettuale, di definire il valore della rappresentazione mediante un’impostazione in cui “il fusionismo riesce a legare i corpi e le tecniche fondamentali in un tutt’uno, togliendo alle immagini la staticità...”. Nato nel 1937, questo nuovo nodo di interpretare e risolvere sulla tela il “vero” gli permette di eseguire composizioni segnate da un personalismo vedutismo come si può osservare nei quadri dedicati alle suggestioni poetiche di Venezia o ai momenti agresti di una assolata fienagione. Masia risolve la raffigurazione tracciando sulla superficie del dipinto una fitta trama di segni che, al primo impatto, sembra rievocare la pioggia nelle giornate estive, con il sole fra le nuvole, ma in effetti si tratta di una tecnica con la quale l’autore riesce a conferire un movimento all’insieme delle immagini. E le immagini rievocano una carrozza con bianchi cavalli tra i palazzi e la folla della città, una fastosa facciata del San Marco a Venezia, una dama, appena accennata sul fondo, con in primo piano un grande mezzo di coloratissimi fiori, e una serie di barconi ormeggiati o una grande vela gonfia di vento. In ogni frangente, Masia non perde mai di vista il soggetto di partenza e la sua scansione cromatica, ma inserisce nella rappresentazione gli elementi essenziali del suo “alfabeto” fatto di tratti finissimi, a volte impercettibili, di un grafismo controllato e contemporaneamente capace di trasformare ogni gesto in una precisa entità figurale, in una naturalistica “lettura” dell’ambiente. Un ambiente che, di volta in volta, riscopre con profonda partecipazione, con il desiderio di fissare il fascino di un campo di rossi papaveri; l’interno di un’abitazione con i mobili, gli oggetti, i ricorsi di un’intera esistenza; la gioiosa sequenza degli ombrelloni dinanzi a un mare d’un azzurro cielo e il ritmico sciabordare delle onde sulle rocce e le coste. Vi è, però, nell’opera di Masia, nato in Sardegna ma da sempre residente a Palermo, una particolare visione di Venezia. E, la sua, una ridefinizione della Serenissima pervasa da un sottile lirismo delle gondole che lentamente dondolano dinanzi al Ponte di Rialto o alla Chiesa della Salute, delle acque della laguna ricche di storia come gli straordinari palazzi che si affacciano sul Canal Grande, delle isole che affiorano dalla nebbia come simboli di lontane stagioni di pescatori. Soffusa e luminosa, grigia nei freddi inverni e sfavillante di accensioni cromatiche, Venezia si profila nei lavori di Masia con la sottesa energia di un indelebile ricordo. Masia alterna così una raccolta introspezione a una nitida timbricità e, come ha sottolineato Paolo Levi, “tutto è fusione nella sua sperimentazione visuale, tramite queste sue misteriose radici che hanno la solanità mediterranea e, nel contempo, la malinconia nordica”. Dalle cadenze della lezione impressionista a certi vibranti e intensi colori decisamente post-impressionisti, dalle suggestive corolle dei girasoli al minuto fraseggio che lega il paesaggio allo spazio, si delinea un dettato che gli ha consentito di essere invitato a numerose rassegne d’arte contemporanea e di allestire, a partire dal 1988, una serie di personali: da Palazzo Mocciaro Ganci a Palermo al Comune di Agrigento, al Castello Inferiore nel Comune di Marostica nel vicentino alla Galleria “Elle Arte”, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia Regionale di Palermo. Un’attività, quindi, che mette in evidenza un impegno in continua evoluzione, una strenua volontà di superare i limiti dell’immagine realistica per trasmettere il sogno di un artista e di un uomo che avverte le inquietudini della società contemporanea, ma che tende a comunicare l’altra faccia della quotidianità legata all’incanto della luce in albe percorse dal vento a primavera.
Angelo Mistrangelo

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  • Codice:CDA362
  • Tipo:Pittura
  • Creata nel:2008
  • Archiviata il:domenica 21 dicembre 2008