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Di Castro Aldo, p.a. serigrafia, cartoncino, 1976

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:CDA376
  • Artista:Di Castro Aldo
  • Misure:50 cm x 70 cm
  • Tecnica:p.a. serigrafia
  • Supporto:cartoncino
Informazioni sulla vendita
  • Collezione:carboni renzo - roma
  • Disponibile: no
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Descrizione

Ricordo di Aldo di Castro
Risulta quanto mai difficile, per un amico ed un critico d’arte,
commemorare in modo indiretto, come la letteratura d’arte impone, un
artista scomparso da brevissimo tempo.
L’opera di Aldo di Castro nel panorama artistico ebraico romano
rappresenta un momento di grande confronto con la cultura della città e la
sua antica tradizione storico artistica, cementata attraverso le espressioni
del popolo ebraico costantemente a contatto con il senso dell’arte
figurativa profondamente radicato nel culto cattolico.
E’ evidente che la sua formazione di artista, avvenuta nell’ambiente di via
Margutta, nella Roma del dopoguerra, piena di speranze e di trasgressioni
sociali, fusa assieme alla cultura dei parenti antiquari inesauribili fonti di
contatto con il mondo romano importante, lo metterà in
Nato nel luglio 1933 e cresciuto nella Roma degli anni del dopoguerra,
nell’atmosfera dell’ambiente culturale e degli studi che in ogni andito di
via Margutta, rilasciavano un’aura giovanile di novità poetiche piene di
speranze di rinnovamento, Aldo di Castro aveva trovato giovanissimo
nell’arte la speranza di rinascere dopo gli orrori della guerra e delle
persecuzioni razziali che in lui, lasciarono un segno profondo ed
indelebile.
In via Margutta, tuttora c’è un’aria malinconica fatta di ricordi e di tanti
passaggi di epoche e di eventi da far impallidire la memoria anche della
persona più colta in fatto d’arte: Aldo di Castro mi raccontava spesso delle
glorie della nostra scuola romana, di Mafai, Ziveri, Trombadori ,
ricordando fatti e personaggi con un’intensa espressione di amore per una
Roma che oggi si rammenta soltanto nelle fotografie di repertorio. Una
Roma che da artista amava nei colori e nei silenzi delle mattinate che,
teneramente spesso, ragazzo, dividevo con lui al Gianicolo nei pressi del
faro, suo punto di osservazione prediletto, là dove l’immensa Roma
sembra mostrarsi indifesa e quieta, bella come non mai, inconoscibile e
austera.
Aldo di Castro amava la pittura cosciente di essere erede del tonalismo
vellutato della scuola romana, mettendoci quel tanto di sentimento ebraico
che nel tempo lo ha fatto approdare verso un interesse simbolico di un
mondo religioso affascinante e misterioso.
Ispirato da una fede interiore e rivolta all’universalità, espressa nel
dialogo ebraico – cristiano, attraverso i lavori intagliati nel vetro colorato,
con perizia e meticolosità regalò alla Comunità ebraica le vetrate che
illuminano due sinagoghe romane come preghiere che mormorano la
litania dei secoli di tradizione, finestre che allietano l’atmosfera del rito
religioso e che ancora oggi il sole attraversa, raccontando della sua
speranza artistica verso una preghiera di serenità per tutti i popoli della
terra, senza distinzioni di fede o di idee.
Affascinato dal grande Marc Chagall, Aldo approdò al surrealismo,
sospendendo nel tempo i fotogrammi di una vita che in un certo senso
iniziava a scorrere troppo velocemente sulla sua tavolozza. Cercando
poesia e trasognatezza in ogni angolo dell’uomo e nei suoi sbilanciati e
vacui simboli sociali, la fuga verso il fiabesco e verso la grandezza
misteriosa della natura, lo portò a Velletri , dove il suo cuore di bambino
riposò dalle ansie della vita cittadina.
A Velletri Aldo di Castro maturò la sua nuova vita, fatta di pittura,
incontri, musica e stima che grazie a dei grandi e veri amici lo incoraggiò
a produrre dipinti, sculture in legno e fiabe illustrate, felice di essere
attivamente impegnato e col sentimento rivolto a rendere un generoso
dovere che esprimesse la sua semplicità umana.
Per Velletri che lo ha accolto come uno degli stanchi pittori viandanti per
la campagna e con chi, come lui, amando immensamente l’arte e quella
campagna, l’ha descritta e la descrive con il sentimento più elevato e la
sensibilità più sublime, la traccia lasciata da Aldo di Castro sarà annodata
nelle rughe della memoria di quegli olivi stupendi e antichi che
suggestivamente gli ricordavano tanto Gerusalemme .

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  • Codice:CDA376
  • Tipo:Pittura
  • Creata nel:1976
  • Archiviata il:sabato 27 dicembre 2008