LA MIA VITA PERFETTA

Racconto per adulti, 2008

“E’ qui per il colloquio?” mi chiese avvicinandosi.
“Sì” risposi sorridendo con voce ferma.
Così iniziò la nostra meravigliosa storia d’amore.
Marc era a capo di un’azienda di servizi che in quel periodo cercava un’assistente del direttore. Avevo ventotto anni ed esperienza da vendere e quel posto fu mio senza problemi. Cominciammo a parlare come se ci conoscessimo da tanto tempo, era tutto così naturale. Lui era piuttosto alto e con fisico atletico. Si capiva che praticava sport regolarmente. I suoi capelli ed occhi castani si contrapponevano ai miei. Ho sempre odiato il rosso fuoco dei miei boccoli, per non parlare di tutte quelle lentiggini che invadevano letteralmente sia il mio viso che il corpo.
Ci innamorammo subito, come in quei vecchi film in bianco e nero che adoravo guardare.
Marc era più grande di me di dodici anni, ma questo non fu certo un problema. Per lavoro lui doveva viaggiare molto ed io lo accompagnavo volentieri.
Una mattina mentre soggiornavamo in un grande albergo di Boston, davanti ad una tazza di caffè che non finimmo mai di bere, Marc mi fece la fatidica domanda: “Annie, vuoi diventare mia moglie?”.
Rimasi frastornata per diversi secondi. Per quanto fosse la cosa che più desiderassi al mondo, non avrei mai immaginato che sarebbe accaduto tutto così in fretta. Dopo soli sei mesi eravamo sposati. Comprammo un bell’appartamento all’ultimo piano di un palazzo in stile vittoriano. Mi sembrava di sognare. Che cosa avrei potuto volere di più dalla vita? Avevo un lavoro ben pagato e che mi piaceva, un marito che amavo follemente, una bella casa e tanti cari amici che riempivano le nostre serate.
Insomma, questa era la mia vita perfetta.
Sembravamo due adolescenti che scoprono l’amore. I nostri cuori battevamo di felicità per ogni piccola cosa, anche per uno scambio di sguardi al lavoro. Così il tempo passò senza che noi ce ne accorgessimo.


Una mattina mi svegliai con una strana sensazione addosso. Non stavo bene. Avevo la nausea e mi girava la testa. Non dissi nulla a Marc e facendo finta di niente ci recammo insieme al lavoro come facevamo ormai da quattro mesi.
A metà mattina però accusai anche dei dolori addominali, tanto che una mia collega mi dovette sorreggere fino alla mia scrivania. Marc che si trovava dall’altra parte dell’ufficio, fu chiamato immediatamente e mi accompagnò dal medico.
“Vedrai che non è niente” disse in macchina durante il tragitto “Ti sarai presa quell’influenza che gira in questo periodo”.
Io annuivo, ma ero più che sicura di non avere l’influenza.
La visita fu lunga e accurata. Mi fu prelevato anche il sangue ed un campione di urine.
“Allora dottore, che cos’ho?” chiesi un po’ spaventata stringendo forte la mano di Marc.
Il dottor Monten era un uomo all’antica. Molto scrupoloso ed attento. Ci guardò volgendo lo sguardo prima ad uno e poi all’altro e respirando profondamente disse: “ La conferma arriverà dalle analisi, ma credo proprio che si tratti di un bel bambino”.
Uscimmo dallo studio raggianti. Il nostro sogno d’amore si era così perfezionato. Il cerchio si era chiuso.
La gravidanza però non fu facile. Stavo sempre male ed in ospedale per i controlli, mi facevano moltissime analisi. Più di quelle fatte di regola. Marc era al mio fianco ogni volta e mi rincuorava cercando di rassicurarmi. Mi diceva che era normale che facessero tanti controlli, ma il suo viso era sempre più teso e la voce tremula.
Una notte d’improvviso iniziarono i dolori. La bambina era in anticipo di tre settimane. Svegliai Marc e corremmo in ospedale. Il travaglio fu lunghissimo, mi sembrò infinito. Ricordo un viavai di dottori che davano ordini alle infermiere. C’era un gran trambusto tutt’intorno a me. Quando sentii i primi vagiti, il sole era alto nel cielo.

Sono trascorsi nove mesi e la mia piccola Angel cresce bene. Ha tanti bei boccoli biondi in testa. Mi chiedo da chi abbia preso. Tante cose però sono cambiate dal giorno della sua nascita. Non so cosa sia accaduto, però da allora non lavoro più e non vivo insieme a Marc. L’appartamento è rimasto a lui ed alla bambina. Io li vado a trovare tutti i giorni e trascorro con loro ore spensierate. Li accompagno al parco, gioco con la piccola, parlo con Marc che ormai sembra così distante. Eppure lo amo come il primo giorno e sono sicura che anche per lui sia così. Da quando quel piccolo essere è venuto al mondo, le nostre vite non sono più le stesse. E’ come se vivessimo in due universi paralleli. Quando sono con loro, mi sento così felice. Annuso a pieni polmoni il profumo del dopobarba di Marc e l’odore di borotalco di Angel e cerco di imprimerli nella mente. Non voglio perdermi neanche un attimo delle sensazioni che provo quando sono con loro. Per quanto una parte di me continui a vivere con loro, so che quella non è più la mia vita.
Qualcuno o qualcosa mi sta chiamando, mi dice di tornare indietro, a casa. Nella mia nuova casa. Lasciò così la mia famiglia. Li saluto e dopo le solite raccomandazioni, gli dico che ci vedremo l’indomani.
Attraverso velocemente alcune strade ed arrivo davanti ad un grosso cancello. Lo oltrepasso e mi fermo soltanto quando i miei occhi vedono il mio nome su una targhetta.
Io adesso abito qui. Il mio nome è inciso in quel marmo rosa che Marc ha scelto per me. E’ molto bello ed anche la foto che ci ha sistemato sopra. Il mio corpo dimora qui, mentre il mio spirito continua a vagare alla ricerca della mia vita perfetta.
Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA18414
  • Codice personale:TE0082
  • Tecnica:“E’ qui per il colloquio?” mi chiese avvicinandosi
  • Stile:Racconto per adulti
  • Supporto:Racconto per adulti
Informazioni sulla vendita
  • Collezione:Genova
  • Disponibile: no
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Descrizione

Scritta da Dora Millaci

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  • Codice:GA18414
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:2008
  • Archiviata il:domenica 26 aprile 2009