PENNELLATE DI SOLE E DI MARE GLI ACQUERELLI DI ENZA VICECONTE, PITTRICE DELL’ELBA

Enza Viceconte ama l’Isola d’Elba: lo si vede dallo splendore dei bianchi dei suoi acquerelli, dai luccichii del sole che guizzano sulle carte che rivelano un’affezione sincera al luogo ritratto. Originaria della Lucania, subito dopo aver concluso l’Accademia di Belle Arti a Firenze durante la quale sperimenta tecniche di artisti del passato come Thomas Girtin, William Turner, John Constable e Sell Cotman che la convincono a utilizzare l’acquerello come forma pittorica principale dei suoi lavori si sposta a Portoferraio, dove tutt’oggi insegna e dipinge. Ed è proprio questa magica isola il centro della sua ispirazione. Questo non è solo visibile nel mondo fatto di onde, di mare, di pescatori che ritrae. E’qualcosa che vibra in una pennellata fluida, rapida, impregnata di luce e di colore e che si rivela es- sere una sincera empatia per quel mare, quel sole, quel mondo cui l’artista appartiene e che trasmette a noi che guardiamo.“Quando sono arrivata all’Elba la prima volta alla fine degli anni ottanta”, spiega la pittrice “mi sono subito innamorata di que- st’isola così bella e soprattutto dei suoi colori e del suo mare. Ho iniziato a ritrarla quindi, cercando di riprodurre nei miei acquarelli quella trasparenza, quel colore così particolare che mi colpiva. Inizialmente” continua l’artista “utilizzavo delle fotografie fatte al territorio; ora invece mi baso sulla memoria e ritraggo il mare, unico nel suo genere, così come lo conosco. Anni fa sono stata in Venezuela. Dicevano che quello era il mare più bello al mondo ma non sono d’accordo. I colori dell’Elba sono unici, inducono serenità, tranquillità, distensione ed è questo quello che voglio trasmettere con i miei quadri”. Ammirando i suoi dipinti infatti, dietro ad un sapiente e realistico disegno, si percepisce la volontà di afferrare il sentimento pro- vocato dal paesaggio, quasi a catturarlo per non farlo andare via. L’acquerello è propedeutico per questo fine: non permette errori,rende luminosa e viva l’immagine e con essa l’immediatezza del momento. Il colore è carico, denso, risultato di una somma di sovrapposizioni che si depositano e vengono assorbite dalla carta porosa e creano una pittura ricca di riflessi.
Il tono originario, bagnato nell’acqua e nuovamente poi nel colore, assume ad ogni pennellata una sfumatura diversa eppure simile alla precedente, che cattura ogni volta un nuovo raggio di sole, una nuova goccia di mare. Non c’è niente di enigmatico nella pittura della Viceconte; tutto è contemplazione, abbandono alle energie spirituali che la bellezza della natura emana. Allora l’acqua è un immenso specchio azzurro, nelle cui profondità è bello immergersi per ritrovare la misura delle cose, il senso della realtà. Allora il gozzo in legno all’ormeggio nella darsena medicea è sicurezza ed equilibrio, il pescatore che rammenda la rete è la solidità del legame profondo tra uomo e na- tura e il vaso di ortensie fuori dalla finestra è la vita che si apre alla luce. Attraverso l’uso eccezionale del colore e della luce che creano profondità, l’artista riesce a rendere vive le trasparenze e i bagliori del mare tanto da provocare in chi li ammira l’irrefrenabile impulso di toccare quell’acqua ferma e cri- stallina del porto mediceo, mentre la sfilza di barche che sonnecchiano lungo la ban- china ricorda la calma della calura estiva. Un coinvolgimento che si ritrova anche per gli scorci più caratteristici dell’Isola che parlano il linguaggio di una tranquillità senza fine, di una stagione di eterna bellezza, dove le luci giocano a rincorrere le ombre cre- ando un’atmosfera che non presenta traccia di grigiore, tristezza o malinconia. La limpidezza e la semplicità descrittiva delle sue opere traduce alla perfezione le sensazioni della pittrice: la gioia e il privilegio di vivere in una realtà che ancora sa suscitare emozioni positive, mitiga le tensioni della vita e consente all’individuo di crescere in una di- mensione umana. Sarà per questo che gli acquerelli di Enza Viceconte sono un tributo alla luce, che rischiara i passi degli uomini e riempie di infinito ogni attimo dell’esistenza.
Massimo Maccheroni

di Massimo Maccheroni

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