Orfeo ed Euridice

Pittura acrilica, stucco e carboncino, Tela, 2019

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA145348
  • Misure:60 cm x 80 cm x 1 cm
  • Tecnica:Pittura acrilica, stucco e carboncino
  • Stile:Astratto figurativo
  • Supporto:Tela
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Descrizione

Quest'opera rappresenta in chiave contemporanea il famoso mito di Orfeo ed Euridice.
Una storia d'amore straziante che nel corso dei secoli ha incantato molti dei più grandi artisti, tra cui pittori, scultori, musicisti e così via, e che ha attratto anche me, ispirando la creazione di questo dipinto.
Se da un lato il soggetto appartiene alla letteratura classica più antica, la "forma" sembra richiamare alcuni tratti della Popart, messi in forte contrasto con una struttura estetica puramente astratta.
Ecco alcuni versi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio che narrano la storia dei due amanti:


This work represents in a contemporary key the famous myth of Orpheus and Eurydice.
A heartbreaking love story that over the centuries has enchanted many of the greatest artists, including painters, sculptors, musicians and so on, and that has attracted me too, inspiring the creation of this painting.
If on the one hand the subject belongs to the most ancient classical literature, the "form" seems to recall some traits of Popart, put in strong contrast with a purely abstract aesthetic structure.
Here are some verses taken from the Metamorphoses of Ovid that narrate the story of the two lovers:




"Anche Euridice sarà vostra, quando sino in fondo avrà compiuto
il tempo che gli spetta: in pegno ve la chiedo, non in dono.
Se poi per lei tale grazia mi nega il fato, questo è certo:
io non me ne andrò: della morte d’entrambi godrete!».
Mentre così si esprimeva, accompagnato dal suono della lira,
le anime esangui piangevano; Tantalo tralasciò d’afferrare
l’acqua che gli sfuggiva, la ruota d’Issìone s’arrestò stupita,
gli avvoltoi più non rosero il fegato a Tizio, deposero l’urna
le nipoti di Belo e tu, Sisifo, sedesti sul tuo macigno.
Si dice che alle Furie, commosse dal canto, per la prima volta
si bagnassero allora di lacrime le guance. Né ebbero cuore,
regina e re degli abissi, di opporre un rifiuto alla sua preghiera,
e chiamarono Euridice. Tra le ombre appena giunte si trovava,
e venne avanti con passo reso lento dalla ferita.
Orfeo del Ròdope, prendendola per mano, ricevette l’ordine
di non volgere indietro lo sguardo, finché non fosse uscito
dalle valli dell’Averno; vano, se no, sarebbe stato il dono.
In un silenzio di tomba s’inerpicano su per un sentiero
scosceso, buio, immerso in una nebbia impenetrabile.
E ormai non erano lontani dalla superficie della terra,
quando, nel timore che lei non lo seguisse, ansioso di guardarla,
l’innamorato Orfeo si volse: sùbito lei svanì nell’Averno;
cercò, sì, tendendo le braccia, d’afferrarlo ed essere afferrata,
ma null’altro strinse, ahimè, che l’aria sfuggente."


(Ovidio, Metamorfosi)


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  • Codice:GA145348
  • Tipo:Pittura
  • Creata nel:2019
  • Archiviata il:venerdì 15 marzo 2019