“C(ç)ervantes,
i poeti orientali,
l'acquila con 30 teste, Tre tempi,
nel poema di Dante con nessuna risposta.
e nelle parole del Gange, Un Dio m'illude
L'uomo dell'Indo, della sacra fame
virtuoso col suo Dio, di una cultura non mia
il pugnale, il sangue, ma tra i miei passi,
il corpo di Cesare. l'illusorio tempo
Tanto mi sommerge, pone i versi d'altro
aumentando poeta,
la mia evidente ignoranza. i versi che non scriverò
Scrivo appoggiandomi il volto della mia donna,
alla stampella la carezza che
di un tempo non mio. non potrò mai più,
Quei limoni, le battaglie, lespade
quelle patate, del prossimo Omero.
contemporaneamente,
sono morte e vita. Franco Ingras .
Entrambi verso l'oblio,
i primi avvizziscono,
dalle seconde,
tenere piantine.