Franco Ingras

pittore

Formazione

Franco Ingras nasce a xxxxxx xx xxx. Studia nella Facoltà di Lingue Straniere di Palermo, e lavorando poi in strutture turistiche della propria città, diventa bilingue (Francese ed Inglese). Verso i 20 anni comincia ad interessarsi all'arte, s dia con intensità la storia dell'Arte dai Primordi fino alle più moderne Trans-Avanguardie. Sono le vie della nostra città che lo nutrono facendogli pubblicare un libro di poesie che regala agli amici più cari. Comincia a dipingere, con olio su tela, su temi a carattere surrea¬lista. Ma sono le tre dimensioni della Scultura che lo attraggono. Cerca un materiale speciale che sia la fonte delle sue sculture. Nascono così i suoi primi lavori in vetro, un materiale nato dall'amore del cielo per la terra, scoperto da alcuni nomadi del deserto quando un fulmine colpendo la sabbia aveva creato una lunga striscia lucente e trasparente. Nei primi lavori esso viene usato a forme quadrate e rettangola¬ri, incollate una sull'altra, affascinando l'artista per il diverso gioco di luce che esso offriva. Un largo listel¬lo di vetro, a seconda di come lo si trattava, offriva la durezza o la friabilità alle forze esterne.
Era forse la condizione umana?
L'artista comincia a raccogliere resti di vetro, bot¬tiglie, vecchi orologi, lampadari con cui nascono soprattutto piramidi con fiori, con marchingegni di orologi etc....
Cominciano le personali e le collettive verso gli
anni 80. Da"vanti alle sue opere bisogna andare al di là
delle impressioni della pura visibilità, per cedere al
gioco delle intuizioni poste nel profondo sen¬tire di ognuno di noi. Tempo sospeso, solitu¬dini, forme pure sono il fulcro da cui nasce il ten¬tativo di esplorare dimensioni astratte del¬l'anima. E' il periodo molto concettuale del¬l'artista in cui affronta i temi ed il senso dell'Essere; aderisce al gruppo artistico "NICHOLAS GREEN” di xxxxxxx xx xxxx.
In una seconda fase si avvicina di più ad una concezione figurativa dell’arte, nasce infatti un opera in vetro costituita da cristalleria rotta, una bottiglia di profumo vuota, una lampadina fulminata, lamiera di lattine.
Il vetro delle opere, i resti che i vetrai della sua città molto affettuosamente gli regalano, sono tutti tagliati, molati, incollati e qualche volta fusi in una stufa a legna dell’artista stesso. Una ultima sua piramide il Giovinetto di Mothia, decorato da orologi, microcip, parte di computer, diventa il passaggio storico dell’Homo Sapiens-Sapiens all’attuale Homo Tecnologicus.
Disegna tanto con la mano sul foglio e la mente in un’altra dimensione. Da uno di questi disegni nasce l’opera Creatura del Sogno di vaga influenza Ernextiana.
Fa affettare da un amico marmista delle enormi conchiglie dei mari del Sud, dal lato corto come se le splendide forme ottenute potessero raccontare del segreto delle Galassie, del cuore di Dio.
Le sezioni finiscono nelle piramidi nel marzo 2003, dona alla Sezione Avis di Mazara del Vallo un’opera in tema, in occasione della conferenza “Oncologia Oggi” tenutasi presso la struttura dell’ Hotel, xxxxxxx xxxx xxxx.
L’artiste vive e lavora in una casa studio sul Lungomare della sua città.
F. De Albertis

Tematiche

Franco Ingras vive a xxxxxx xxxx xxxxxxxxx.
Ama tanto la sua città, il fiume, i racconti dei marinai, i suoi preziosi gabbiani, i poeti che essa tiene nel cuore, la sua anima araba, ora rinata. Scrive poesie, racconti, testi umoristici. Alterna a questi, l'amore per l'Arte, la lettura di testi poetici e letterari e trattati scientifici su argomenti come la fisica, l'astronomia, la geologia,
la biologia. L'università lo vede impegnato negli studi di lingue e letterature straniere. Da autodidatta, si appassiona allo studio della storia dell'Arte, inizia 20 anni fa circa, la sua pittorica ricerca artistica e vi riversa buona parte della sua innata creatività. Nelle prime pitture su paesaggi o su quelle a carattere Figurativo-surreale, dimostra ben presto una tecnica del colore, finalizzata alla rappresentazione di una realtà palpitante, visivamente completa, utilizzando,
di propria iniziativa, diversi strati di colore, uno sull'altro, finchè un frutto, un particolare
architettonico, non raggiungono una raffinata, separata realtà, che li colloca nel mondo archetipico del sogno, del reale cristallizzato nella sua forma più pura. Tutto sembra aspirare ad una religiosa eternità.
Negli anni, al proseguire dei suoi studi, si associa un'influenza diretta della Poesia, del dilemma esistenziale dello sfuggente concetto del tempo, del sacro della vita, sulle varie tecniche pittoriche con cui l'artista ama misurarsi. Il sogno delle tematiche surreali lascia ben presto posto alla pittura materica, in cui, la foglia, opportunamente trattata, pezzi di iuta, quadranti di vecchi orologi, resti vegetali essiccati, conchiglie, rapiti per intraprendere un nuovo percorso, si appropriano di una nuova identità culturale, diventato portatori di un nuovo messaggio sulla Natura, sul nuovo concetto del tempo ormai strettamente connesso con la-materia, con la vita. In questa fase, l'artista concettualizza tematiche, all'apparenza semplici come il materiale usato . ma ad una più attenta osservazione, ci ritroviamo in campi pertinenti la filosofia, la religiosità, l'essenza pura della comunicazione, la vita intesa come il mistero più grande che ci è stato donato. Accompagna questa fase, la creazione di istallazioni in vetro, soprattutto longilinee ed alte piramidi piene dei più disparati materiali che ora si allontanano dal ruolo di messaggio, per interrogarsi insieme al fruitore dell'opera.
L'artista ha alle sue spalle, poche volute mostre, l'ultima nel museo dell'Efebo a Castelvetrano-Selinunte, Multidimensionalità Pittorica, in cui, nelle tele, ha elaborato diversi piani geometrici e dei solidi visivamente e volutamente ingannevoli che ora emergono dal piano pittorico, ora penetrano in questo.
Il tempo diventa ora rigida, inderogabile, crudele geometria di se stesso. Attualmente, l'artista si misura con un particolare Trash-cromatico, in cui il materico, i suoi oggetti di scarto utilizzati, diventano parole di un nuovo linguaggio.
La tecnica dell'utilizzo di resti Trash, non è affatto nuova, ma un vecchio
pennello, il pacchetto di sigarette vuoto, il coperchio di una latta di smalto
già utilizzato, resti durevoli vari, che danno l'erronea impressione di una distribuzione casuale nei suoi ultimi lavori, in realtà nelle sue mani,
assurgono al ruolo di personaggi di nuova opera teatrale, muta ma visibilmente scritta. Per ottenere dei colori che altri prodotti non danno, l'artista, negli ultimi mesi, si avvale dell'uso di pregiati smalti.
Siamo ancora una volta, davanti ad un codice Materico-linguistico, in piena, lucida, continua evoluzione.
Franco Ingras
Non facendo del male a nessuno, mi sono dovuto autorecensire per mancanza di tempo nella preparazione di una prestigiosa personale del museo dell'Efebo a Castelvetrano-Selinunte.
Comunico anche chese Qualcuno avesse bisogno,
di una recensione, può contattarmi, farmi visionare delle opere on line, può leggere alcuni giorni dopo, quello che avrei scritto, accettarlo o no, la vita è sempre affascinante e l'amicizia
sacra. Per chi volesse meglio conoscermi, ho un blog su my space a nome Franco Ingras dove si può leggere una mia recensione letteraria. Aggiungo che, visto un progetto che mi vede protagonista anche economicamente,
accetto dei lavori per commissione, avendo un titolo plausibile o meno, la tecnica la possiamo discutere, tempo per creare da un giorno a un mese, come esprimermi sarà soltanto il mio cuorea dirlo, per altro, contattatemi. Grazie .
Inoltre per maggiore conoscenza del mio modo di scrivere per l'arte, si possono visionare le descrizioni delle mie opere in questo prezioso sito. Grazie

Tecniche

Vorrei sottolineare alcune cose rilevanti per le opere...Essendo orientate verso il materico e le istallazioni, ho sempre curato la sicurezza degli incollaggi sempre con il prodotto adatto.
Per esempio incollare vetro su vetro, metallo su vetro, materiale poroso con smalto, vetro su tela, legno smaltato su smalto,......ogni caso trattato col miglior prodotto in commercio, muovendosi pure dalla mia città a Palermo per introvabili bicomponenti nei negozi appunto della mia città.Segue sotto un pensiero.
Ringrazio di cuore lo Staff intero di Gigarte per
l'efficenza, la gentilezza e la pazienza dimostratami.Qualità che sono sicuro,tutti Noi del sito, condividiamo. Grazie.

Quotazione

Il prof Giulio Carboni, amico e isegnante di religiosità nell'arte, a Roma, ha valutato le mie opere da 1000 a 2500 euro, considerato il valore artistico, la difficoltà tecnica, la tematica,
la concettualità di ciascuna opera.

Premi

Non valgono nulla.

Bibliografia

Ha scritto di me, durante la personale c/o il centro culturale “Artesìa”, in locali del comune, la critica d’arte, professoressa Marion Pavia.
“L’Artista è molto coerente nell’esprimere, nelle sue opere, il dilemma umano, il mistero del tempo. Ritroviamo la sua ricerca di Dio ed anche la presenza di una spirituale personalità.
Le figure allungate dei suoi ultimi disegni metafisici-surreali ricordano tanto Giacometti, siamo nel surrealismo del secondo dopoguerra, il quale tornato stravolto dal fronte, riduce la figura umana ai minimi termini. Così fa l’artista Ingras, stilizzando la figura umana in figure filiformi, molto allungate, è il riproporre la spiritualità egiziana, maya, Incas…
Il rifarsi alle chiese gotiche del XIX secolo, con le loro alte guglie che s’innalzano verso il cielo, piramidi che ricordano anche la piena architettura surrealista, con le torri di Watts. Il passato, il presente e il futuro vengono fusi in un attimo eterno con l’uso ossessivo di geroglifici e immagini simboliche di diverse civiltà antiche, riportate talvolta in un unico contesto visivo relativo a una sua opera.
Curiosamente troviamo delle piramide coricate, inclinate, come ad indicare un percorso di salita, dalla punta verso la base, come viaggiare da un punto incerto verso la solidità, la concretezza, la stabilità.
Palloncini e sfere con e senza ali che sono il simbolo onirico degli amati gabbiani che l’Artista Ingras tanto decanta nelle sue poesie, “i miei gabbiani…”.
I materiali usati, conchiglie, vetro, sabbia, pietre, orologi smontati, lamiera, legno,
sono tanto eclettici quanto la sua arte. In pittura e scultura, ultimamente oltre ad inserire un materico unico nel suo genere nei quadri,
fa molto uso di smalti per esterno, più durevoli, più efficaci nell’esprimere il colore quasi a volere rafforzare il suo pathos interiore, vivendo in una sentita, angosciosa ricerca di un mondo migliore e soprattutto più pulito perché nella sua ricerca artistica ricicla molti materiali come a volere ripulire in mondo dall’inquinamento che l’uomo stesso crea.
Allora nasce l’istallazione in cui un pesce boccheggia fuori dall’acqua del mare priva del sufficiente ossigeno. Rappresenta atmosfere metafisiche, in uno scenario onorico-surreale dove l’unico elemento reale è, in lontananza, il mare.
Tanti fili calano da un punto indefinito con appesi elementi vitali, precari nella loro essenza dell’essere. Pendono così dall’alto, un ragno, un pesce, un insetto, una strana figura uomo-animale, catapultati dall’inconscio dell’artista verso il metafisico mondo delle idee di Platone.
I suoi disegni ricordano molto Kandinsky, in particolare i suoi acquerelli, dove troviamo gli stessi pieni e vuoti di colore.
In una delle sue eclettiche tecniche, con delle pietre raccolte sulle rive del suo mare, poi ripulite accuratamente, insegue, con delle sculture dal profondo sapore arcaico, per la loro semplicità, il passato, un passato antichissimo, anche se l’aggiunta di moderni piccoli ornamenti che portano a sognare un’arte orientale, ancora una volta evidenziano la sua idea sull’illusione del tempo, sull’attimo eterno dell’assoluto, sull’esistenza di Dio.
La tecnica del riciclo, viene utilizzata a fini estetici, in una ricerca del bello archetipico.
Nasce così l’istallazione di una scatola di vetro con fiori dentro e fuori e un Cristo su una parete.
Materiali di diversa provenienza, ottone di un vecchio orologio, conchiglie tagliate, pietre, un cristallo ottenuto da un grosso bicchiere rotto, un re degli scacchi in vetro…
Questo giardino, questo velato paradiso, ricordano tanto l’art nuveau, nata a Parigi nel primo novecento, in particolare quella floreale, quando la città venne abbellita da fiori e foglie stilizzate.
Nella sua attuale fase artistica, produce una serie di disegni in cui predomina un metafisico-surreale-onirico durante la veglia, come riusciva a fare il grande maestro surrealista Max Ernst, con una tecnica molto più complessa.
La semantica delle arti visive dell’artista Franco Ingras, pone l’utente di fronte a temi ricorrenti che assillano lo spirito dell’artista: il tempo inteso come un potente fiume in piena, inarrestabile e crudele, la spiritualità, la ricerca di un Dio puro, non certamente quello umanizzato, strumentalizzato per farne guerre, politica, oppressione sulle donne, l’impossibile protezione della natura.
Nel contempo vengono fuori mondi umani interiori che costituiscono l’essenza del suo essere uomo e il mistero che ci pone nel cuore dell’immenso cosmo

Marzo 2011
Marion Pavia