EXPLORING THE BOOK / il libro d’artista : abecedario e contributi scientifici



#4. COLLEZIONISMI

IL COLLEZIONISMO SECONDO ELIO GRAZIOLI
Ne Il collezionismo o il mondo come voluttà e simulazione1 Elio Grazioli osserva
dal suo punto di vista il fenomeno del collezionismo inquadrandolo – in quanto
progetto/passione in grado di procurare soddisfazioni e istanze molteplici non
soltanto al tipico collezionista ma anche all’artista e, in fondo, a chiunque –
come ‘opera di opere’ costruita attraverso un processo generato da logiche
esclusive: come voluttà e simulazione, come necessità profonda ma anche
come esercizio lucido, condotto in nome della certezza e della tangibilità o
come pura realizzazione. Oltre a ripercorrere tappe e momenti cruciali del fenomeno,
le relative problematiche, le evoluzioni e i risvolti storici, Grazioli dialoga
con collezionisti speciali, come Corrado Levi e Maurizio Nannucci, riesamina
interviste sull’argomento (di Hans U. Obrist a Gilbert & Gorge), indaga su raccolte
insolite (di idee, desideri e perdite) e stravaganti (di incudini), e raccoglie
interventi d’artista (Stefano Arienti, Giulio Lacchini, Luca Pancrazzi).
Nell’investigazione di Grazioli emerge una modalità operativa che può somigliare
a quella di un certo tipo di collezionista.
LA COLLEZIONE DI GIAMPIERO MUGHINI
I presupposti da cui parte Giampiero Mughini ne La Collezione,2 anche quando
parla di Futurismo o di Bruno Munari, attengono comprensibilmente a un punto
di vista tutto diverso.
MAURIZIO NANNUCCI SU ZONA ARCHIVES3
«Esiste un legame molto stretto tra i ‘generi’ della collezione di Zona Archives e
il mio lavoro. Appartengono tutti all’ambito della mia ricerca, coincidono con il
mio percorso individuale e con il network che ho attivato con tanti protagonisti
di queste aree… Sono tutte pratiche artistiche che ho attivato… Non ci sono
elementi estranei… Capisco come dall’esterno si avverta una relazione molto
forte tra l’archivio e il mio lavoro… Indubbiamente raccogliere e sistematizzare
sono attitudini che ritrovi anche nella mia ricerca… ma non sono un archivista
[…]. Ho bisogno di operare con confini larghi entro i quali vivere l’ambivalenza
del rassicurare o del creare dubbi. Un luogo in cui si mescola il narrativo e
l’analitico che sono in me… amo soprattutto dare una circolazione dinamica
alle cose, alle idee: mi piace promuovere eventi, creare informazione e complicità,
fare incontrare persone… Erano altri gli interessi e i riferimenti a cui allora
guardavo: le teorie mediali degli “Understanding media” di Marshall McLuhan,
la critica filosofica sociale di Marcuse e la radicalità situazionista… Ma penso
ci sia anche un’attitudine personale, che aiuti a capire meglio i perché di questa
mia esperienza: io non amo lavorare isolato, devo avvertire un contesto, capire
con chi e per chi lavoro. Mi piace guardarmi intorno, vivere e creare relazioni e
scambi. Se vedo un lavoro o una pubblicazione di un altro artista che mi piace
e mi suscita attenzione, mi sento rassicurato, penso che stiamo facendo un
percorso insieme, che si tratti di un probabile compagno di viaggio con cui
condividere esperienze… Così, se è possibile, cerco occasioni di contatto,
attivo dinamiche di incontro attraverso possibili progetti comuni… Cerco un
equilibrio tra una attività individuale e una attività collettiva.»4
Collezionare e fare arte sono due attività parallele di Maurizio Nannucci.
PATRICK FREY SU FISCHLI & WEISS
«Fischli & Weiss hanno messo insieme vaste raccolte di fotografie scattate
durante viaggi nelle più diverse lande del pianeta: il mondo come rappresentazione,
la rappresentazione come mondo? Atlante, archivio postmoderno?
Azzardata ma per noi interessante l’interpretazione di Patrick Frey dell’insieme
come ’agglomerato’. Frey la gioca a partire da un agglomerato rappresentato
a cui ci guida egli stesso come in un viaggio che noi pure siamo invitati a intraprendere.
L’invito comporta uno sguardo “molto diretto, ipernormale, senza
deformazioni, impietoso perché allo stesso tempo pieno d’amore”. E l’agglomerato?
Una forma del collezionare? E’ possibile: “un luogo costruito ma in sé
vuoto, dove il sentirsi a casa resta una promessa e il desiderio di partire vira
all’indifferenza”.»5
(Stralcio del discorso di Frey pronunciato il 22 maggio 1992 in occasione della
mostra delle fotografie di Fischli & Weiss presso la galleria Walcheturm di Zurigo).
PAOLO CONSOLANDI
«Ad un certo punto del mio percorso di collezionista sommerso da una grande
quantità di monografie, saggi e cataloghi, sono stato colpito da quei libri che
per loro natura sfuggivano alla semplice funzione informativa. Alcuni di questi
erano molto di più, erano opere d’arte a pieno titolo imbrigliate dentro un medium
diverso, non riconducibile agli stereotipi del quadro o della scultura. Una
scoperta affascinante, questa, che mi ha aperto la via per un collezionismo
parallelo a quello delle opere […]. Un modo ancor più intimo per seguire il
corso e le mutazioni dell’arte del 900.»6


di Anna Guillot



1 Elio Grazioli, lI collezionismo o il mondo come voluttà e simulazione, a+mbookstore, 2006.
2 Giampiero Mughini, La Collezione, Einaudi, 2009.
3 Muarizio Nannucci, zonafirenze.net, in www.motionminded.com.
4 Maurizio Nannucci, in Il collezionismo o il mondo come voluttà e simulazione.
5 Elio Grazioli, Degli agglomerati o della vacuità dei loro centri in “Il collezionismo o il mondo
come voluttà e simulazione”.
6 Angela Vettese, L’ammiraglio dei libri, intervista a Paolo Consolandi in “Libri d’artista della
collezione Consolandi 1919/2009”, Charta, 2010.

  • Pubblicata mercoledì 11 agosto 2010

  • Da Giuseppe Mendolia Calella

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  • Pubblicatamercoledì 11 agosto 2010