"ANGELUS PACIS " DI GIORGIO DE CESARIO.
Iconografia cristiana e Iconografia alienista s'incontrano. ( Avv. Raffaele Bono Mariano)
De Cesario, con la sua seconda opera del periodo definito “SFASCISMO”, conferma la sua cifra stilistica connaturata dall’inconfondibile
volto in argilla modellato direttamente su tela come elemento centrale e identitario della sua produzione, ridando forza e coerenza
al suo percorso artistico.
La stessa rivista Exibart incorona l’opera di De Cesario come un’esaltazione della sua coerenza artistica non mutata negli anni.
Tuttavia – e questa è un’opinione personale – De Cesario, rispetto ad altri autori alienisti, in questo suo nuovo periodo artistico,
a mio avviso, perde la componente solipsistica (la quale prevede che il soggetto pensante e agente non riesca ad immaginare una realtà
e un’esistenza diversa dalla sua), come testimoniano le sue opere nelle fasi precedenti in cui i soggetti raffigurati sono, per
l’appunto, esseri umani o emozioni che riguardano gli esseri umani.
Ora, la circostanza che De Cesario, in questa sua fase artistica, stia prediligendo tematiche di carattere spirituale e internazionale
(come il suo quadro raffigurante la Statua della Libertà distrutta) portano la critica a vedere De Cesario come un’alienista progressivo
e interessato alle vicende spirituali e sociali (e non solo a quelle che afferiscono la sua vita e quella degli esseri umani uti singuli).
Detto ciò, in questa nuova creazione, De Cesario accentua ulteriormente il dialogo tra materia e realtà. L'opera, infatti, si distingue
dalle altre per una vibrante esplosione cromatica e per l’uso di elementi autentici quali i bottoni del vestito e l’orecchino
pendente, dettagli che non sono semplici ornamenti, ma simboli di un’arte che vuole farsi tangibile, viva e vicino allo spettatore.
Tant’è che oggi una sua copia trova sede nella famosa chiesa denominata Iglesia de los Angeles a Salta in Argentina.
Un particolare pittorico degno di nota è, inoltre, l’utilizzo della tecnica del puntellato con diversi colori per raffigurare
la chioma dei capelli nel chiaro intento di rendere maggiormente eterea la figura raffigurata.
Nel Libro dell’Esodo al capitolo 23 versetto 20 la Bibbia recita così:
«Ecco, io mando un Angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato».
In questo frangente il Signore rincuora il suo Popolo a non aver paura di abbandonare l’Egitto e di partire per la Terra promessa,
parole ripetute nei Salmi 91 e 11, che recitano: «Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie».
Ma non solo nel Nuovo Testamento, in Matteo capitolo 18 versetto 10 è Gesù stesso a parlare degli angeli custodi: «Guardatevi
dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio
che è nei cieli».
Ebbene, se possiamo dare per acclarato il fatto che la religione cristiana sostiene che ognuno di noi abbia un angelo custode
che lo protegge, allora perché non immaginare un angelo custode universale che metta sotto le sue ali l’intera umanità.
Ed ecco che Giorgio De Cesario raffigura l’angelus pacis, cioè l’angelo della Pace, dipingendo le sua ali non come vengono
rappresentate dall’iconografia cristiana: aperte e piumate, bensì con delle lineature che allegoricamente fanno pensare alle
strade percorse da ognuno di noi nella sua vita, le quali sono sotto la sua supervisione e la sua guida e protezione.
D’altronde la parola angelo deriva dal greco angelos, ossia messaggero. Ed è questo il messaggio che De Cesario vuole manifestare:
“ognuno di noi dev’essere messaggero di pace non solo per se stesso, ma anche per gli altri”.
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