Luciana Perego, l'arte ceramica per concretizzare l'immateriale

Per Luciana Perego l’arte ceramica è un mezzo per concretizzare l’immateriale, i pensieri; un modo per sentire e comprendere il vuoto, nella presenza-assenza di un contenitore, che come un corpo femminile accoglie. Le possibilità che il materiale offre, nella duttilità manuale che consente, dà vita ad una sperimentazione che dal regno minerale sposta l’interesse verso i concetti di presenza-assenza, il togliere e l’accumulare, lo scavare e l’inturgidirsi del mezzo, in una sintesi creativa che è potere generativo e insieme sforzo per ridurre le forme e i contenuti all’essenziale. La ricerca sulla forma mira pertanto a portare all’estremo le possibilità della materia, realizzando cavità, estroflessioni, sfide alla gravità e alle forze che vi si oppongono. Alcune opere sembrano sottoposte ad una tensione non resistibile per una sostanza così fragile, eppure il concorso di acqua, fuoco e aria permette di concretizzare l’inesprimibile, di mettere alla prova rapporti estremamente labili, e la stessa facoltà immaginativa, oltre che attuativa, dell’artista. La ceramica, come unione e fusione dei quattro elementi, in particolare nella tecnica del raku, in cui interviene il caso a sconvolgere i progetti e a suggerire nuove soluzioni, riesce sapientemente ad amalgamare mito e storia alla contemporaneità, farci avvertire la sua quieta meditatività, che diviene solido equilibrio a contatto con la stabilità della terra. La pratica del lavoro artistico è infatti anche postura, disciplina, stabile ancoraggio e pure permette allo spirito di librarsi al di sopra delle cose terrene e di raggiungere la dimensione delle idee, di spogliare la coscienza degli eccessi del vissuto, e arrivare a cogliere i presupposti dell’esistenza, con tutte le implicazioni e correlazioni che questa comporta, ad individuarne il peso e nel contempo la leggerezza. È esempio di questo percorso d’indagine, l’opera “il desiderio” (11x18) cad. coppia di figure in argilla rossa e smalti, 2019. Le due figurine si reggono il cappello, in un gesto che suggerisce allo stesso tempo speranza e attesa, quella, appunto di essere oggetto di desiderio, attendere che qualcuno ci attenda. Le due donne danno l’impressione di essere amiche o sorelle, che guardino in lontananza, aspettando qualcosa, forse il destino, che non si sa quando potrà sopraggiungere. Ancora una volta, lo spazio è fondamentale, e diviene comprimario nella realizzazione dell’opera. ?

di Prof Giorgio Grasso
storico e critico d’arte

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