aprile 2015

L’evangelista Marco nel suo vangelo (1,1-8) ha ripreso le parole di Isaia, riferendole a Giovanni Battista:” Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero; egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”
Giovanni colpiva con la sua figura austera per le sue vesti, stava fisicamente nel deserto quello della Giudea, dove si era messo a proclamare a quanti si recavano da lui l’imminente arrivo del Messia preannunciato e atteso: Viene dopo di me colui è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali” Quale umiltà ! Godeva di tanta stima, che se avesse detto di essere lui il Messia gli avrebbero creduto; e invece si è messo al servizio del “più forte”, cioè più importante. Al momento giusto il “ più forte” si è presentato al suo cospetto, ed egli l’ha indicato alla folla; intanto ne preparava l’arrivo spiegando che per ricevere i benefici della sua venuta occorreva preparargli la strada, riconoscendo le proprie colpe e impegnandosi a cambiare vita. La salvezza preannunciata da Isaia consisteva nel ritiro in patria, cioè era di carattere storico-politico e collettiva; quella di cui parla Giovanni è spirituale e individuale: in ogni caso, perché sia efficace occorre la partecipazione dell’uomo. Dio non si impone, non costringe nessuno ad accettare i suoi doni; peraltro non li spreca, recapitandoli a chi non dimostri di volerli accogliere, agevolando il suo cammino.
Olio su tela cm 60 x 80

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