La piazza e il cane

2010

Attesa, attesa attesa. Le strade si riempivano di giochi d’acqua e malibù, un’orda umida e sincopata di personaggi carichi di passione e regali. Stanco di aggirarsi per strade senza senso, imboccò una callecita sporca e maleodorante della quale non scorgeva l’uscita, solo un orizzonte di cassonetti e stracci che si disperdeva verso una collinetta senza contorni. Avanti, avanti avanti, i piedi consumavano il selciato verso un non si sa dove sempre più stretto sulla sua testa, accigliato e curioso si lasciò trasportare dalle suole consunte delle sue scarpe che con lui avevano visto una miriade di pavimentazioni diverse, ciottoli e ghiaie, asfalti luccicanti e prati sconnessi e perfetti.
Finalmente, in fondo alla sua nuova compagna di viaggio, si aprì davanti ai suoi occhi una piazza silenziosa, che faceva appena eco alle grida festose del vicino carnevale stradaiolo, discretamente assolata, vuota, ad eccezione di un piccolo cane che accolse il nuovo visitatore con uno scodinzolare pigro e gioioso. Decise di avvicinarsi al padrone di casa, che con occhi lucidi e interrogativi seguiva le mosse del suo nuovo ospite, indeciso se concedergli o meno il beneficio del dubbio che lasciamo a chi si presenta spaesato e cortese.
Tese una mano, palmo allinsù, una breve inclinazione del capo per cercare lo sguardo del piccolo cane, ora rivolto a controllare la mano del suo forse carnefice, forse nuovo amico. La lingua umida gli sfiorò il palmo e una mano sincera carezzò la testolina pelosicchia del piccolo essere. Gli parlò:

- Non sai chi sono, essere delicato e forte, non sai che questa piazza racchiude il segreto del suono profondo, della musica e della danza, invisibili ai tuoi occhi di animale, inudibili alle tue orecchie stanche e consunte. Quante voci hai sentito? E quante hai ascoltato? Se solo potessi chiederti cosa ti ricordi, tutti e due sapremmo quale cammino ci ha portato qui.

La sorpresa fu reciproca. Come faceva un essere così innocente a capire le sue paure e condividere le sue gioie? Non esitò a rispondergli, anche se le parole si strozzarono nella sua gola riarsa dall’emozione:
- Non credo mi sia mai capitato di perdermi così, girovagare e sedermi su questo muretto all’ombra, assaporare la polvere che una brezza capricciosa soffia su di me e porta via l’istante dopo. Dove si ritrovano quei minuscoli granelli, dopo essere volati via ancora? Si ritrovano nel cuore delle persone lontane, che nel profumo condividono scene mai vissute insieme. Non credo sia possibile andare così lontano come desideravo, basta un profumo per ritornare indietro di corsa, basta un suono per voler ancora intonare la nostra voce.
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  • Codice Gigarte.com:GA96572
  • Tecnica:Attesa, attesa attesa. Le strade si riempivano di
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  • Codice:GA96572
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:2010
  • Archiviata il:luned� 06 aprile 2015