Nel giardino segreto dell'artista

Come un caro e cordiale conoscente che volentieri apre i battenti della porta di casa per accoglierci nella propria dimensione intima e familiare, così Marialuisa Sabato in quest’ultima esposizione ci introduce nel suo giardino segreto dove si accendono di iridescenti barbagli rose, azalee, tulipani, garofani tra un brusio di steli, foglie ed evanescenti quinte arboree. E’ un luogo silente e riservato che la pittrice barese cura con devota abnegazione da diversi anni, elevando il motivo a cifra stilistica originale e personale; la sua mano risulta, perciò, immediatamente riconoscibile a chi ha avuto occasione di visionare le sue opere nel corso delle precedenti esposizioni. Non mancano però le sorprese - anche in questa occasione - dovute ad un incessante lavorio fatto di aggiunte, innesti, tagli, come in una paziente e quotidiana applicazione con cui l’artista ha arricchito, rinvigorito, fatto crescere questo spazio in cui la natura appare trasfigurata da una profonda rilettura interiore.

Il colore si erge, quindi, come protagonista assoluto delle sue tele, con campi cromatici informali, stesi con felice immediatezza espressiva, sicuri nel gesto e nella gradazione, con variazioni dal blu oltremare al violaceo fino al rosso carminio, disposte come sottofondo umorale e psichico alle sue composizioni. Germinano sugli sfondi le calde inflorescenze, raggrumate in vibranti colpi di pennello che si rincorrono ritmicamente, agitati da un vento nascosto. Le tinte sono in alcuni momenti talmente accese e contrastanti da richiamare gli esiti più spettacolari dell’ultimo espressionismo tedesco, come si può osservare in artisti del calibro di Anselm Kiefer e Gerard Richter. L’intera scala tonale viene, quindi, sperimentata in tutta la sua estensione, come nell’intenso fraseggio di un solista musicale nella sua fase d’improvvisazione.

Tuttavia il gesto pittorico appare sempre controllato, ordinato secondo precise regole compositive che suddividono lo spazio figurativo nelle sequenze di un’elegantissima partitura lirica. Si potrebbe definire calligrafica l’opera dell’artista, che analizza nel dettaglio i primissimi piani brulicanti di foglie, petali e corolle con una manualità che nel tempo si è caratterizzata in modo progressivamente meditato, pacato, sicuramente meno immediato e impulsivo rispetto alla produzione iniziale.

Una ricerca di equilibrio interiore, di anelato accordo tra turbolenze esteriori e serenità dell’anima, governa quindi la genesi creativa dell’artista, che nella dedizione costante, sapientemente quotidiana al proprio giardino, ha affinato il gesto, ha enfatizzato la dimensione grafica del suo lavoro, ha cercato e progressivamente focalizzato un punto d’incontro tra riflessione analitica e fluttuazioni emotive, senza accantonare una naturale predisposizione per l’uso del colore.

Affiancando una tela all’altra si ha l’impressione di assistere, in realtà, non tanto all’esposizione di opere diverse, ma ad un unico ciclo, una sorta di work in progress, che si alimenta continuamente sulla base dei suoi presupposti, senza mai ripetersi in modo scontato o banale.

In questa disposizione paziente e meticolosa si rivela tutta l’indole femminile della pittura di Marialuisa, il tratto caratteriale che esalta la figura della donna come colei che è capace di prendersi cura dell’altro, di dedicarsi per natura non tanto al proprio interesse ma al bene delle persone e alla custodia delle cose che le appartengono: si tratta di un’attitudine materna che trascende la pura fisiologia per divenire essenza, riconosciuta dall’artista e attuata nel suo pieno coinvolgimento.

La presenza all’interno della collezione del ritratto di Frida Kahlo, si colloca idealmente all’interno di questo orizzonte: la pittrice messicana, protagonista di un’esistenza travagliata dalle precarie condizioni di salute – dovute ad un tragico incidente avvenuto all’età di diciotto anni – e dalla turbolente vita affettiva, era approdata all’esperienza artistica, fin dai giorni della forzata convalescenza nel proprio letto, attraverso una celebre serie di autoritratti, concepiti come possibilità estrema per comprendere sé e le contraddizioni della propria vita. Impedita nella maternità, a lungo vanamente desiderata, riversò il suo afflato creativo totalmente nell’attività artistica. Il dipinto di Marialuisa Sabato è un remake e allo stesso modo una reinterpretazione di un noto dipinto della Kahlo, in cui cambiano i colori e l’ambientazione, come se la pittrice messicana fosse stata accolta nel suo giardino segreto, compresa nel suo malinconico stato d’animo e nella drammatica vicenda biografica, con un appassionato atto di immedesimazione.

Il volto di Frida Kahlo si erge come un punto coronato all’interno del tripudio floreale di questa esposizione per rendere omaggio a una donna, elevata a emblema della condizione femminile e al contempo della vocazione artistica, talismano delle sofferenze, momento rigeneratore della propria interiorità.

(Prof. Emanuele Triggiani - Docente e storico dell'arte - per l'Esposizione personale presso la Galleria Comunale Spaziogiovani - Bari - 5/13 marzo 2016)

di Prof. Emanuele Triggiani
Docente e Storico dell'arte

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