La fame diventa una preghiera quando l’unica cosa rimasta da consumare è la propria forma.

Olio, Tavola, 2026

Il monocromo terroso intensifica il senso di rovina archeologica. L’immagine sembra riportata alla luce da uno scavo più che dipinta, come un frammento superstite di una civiltà la cui scomparsa è già in atto. Carne, tessuto e decomposizione si fondono in un terreno instabile, dove il corpo perde i propri confini familiari e diventa al tempo stesso reperto e testimonianza. Grottesca senza ricorrere alla spettacolarizzazione, l’opera affronta la corporeità come prigione e altare insieme. La figura sembra sospesa tra presenza ed estinzione, con un’anatomia ridotta a paesaggio materiale, nel quale l’identità si dissolve lentamente. Non viene offerta alcuna possibilità di risoluzione: il corpo rimane intrappolato nella propria stessa materia, consumando e venendo consumato.Qui la fame diventa rito anziché necessità, e il consumo si trasforma in un atto di autoannientamento. Il modesto frammento di pane assume un peso quasi sacramentale, trasformando il nutrimento in una promessa impossibile. Il desiderio persiste, ma il mondo che lo circonda è ormai incapace di rispondervi.

Informazioni generali

  • Categoria: Pittura

  • Eseguita il: 2026

#grottesco   #realismo   #figurativo   #arte contemporanea   #dark art  

Informazioni tecniche

  • Misure: 80 cm x 100 cm x 3 cm
  • Tecnica: Olio
  • Stile: figurativo
  • Supporto: Tavola

Informazioni sulla vendita

  • Collezione: Carrara
  • Disponibile: no

Informazioni Gigarte.com

  • Codice GA: GA246950
  • Archiviata il: 06/10/2026

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