Città Accogliente: Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza
Open House Roma 2026
City in Flux
Città Accogliente Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza
Studio Campo Boario | Viale del Campo Boario 4a, Roma
16, 17, 18 e 22, 23, 24 maggio 2026
dalle ore 17.30 alle 20.00
Padiglione Nervi | Via della Magliana 238, Roma
domenica 17 e domenica 24 maggio 2026
dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00
Per l’edizione 2026 di Open House Roma_City in Flux il collettivo variabile Città Accogliente – incontro informale di persone attive in campi diversi che pensano e sperimentano soluzioni alternative per vivere e curare la città – propone Fragile_Il Tempo dell’Obsolescenza.
Il progetto parte dall’idea che il moderno, in architettura, possa invecchiare più rapidamente dell’antico: tale processo di obsolescenza è influenzato da fattori come la rappresentazione sociale, le necessità economiche, le urgenze urbane, le modificazioni normative. Il tempo consuma i materiali e rinegozia il senso delle promesse: ciò che era avanguardia diventa patrimonio, ciò che era funzionale diventa fragile, ciò che era nuovo diventa memoria. Il paesaggio che ne deriva – paesaggio inteso come insieme delle stratificazioni urbane, naturali e artificiali – appare come un sistema in trasformazione nel quale il tempo accade molto più rapidamente ed ogni cosa diventa immediatamente obsoleta, sovrastata dall’immagine di un oltre che si sostituisce al presente.
In questo contesto il collettivo Città Accogliente vuole sperimentare forme che sfuggono all’inevitabile obsolescenza, diventano materie resistenti capaci di costruire strategie di rigenerazione delle città e delle comunità: tuttavia non saranno nuove idee, nuovi dispositivi, nuovi elementi. Il nuovo perde interesse e sorge dalle metamorfosi di quello che c’era prima e che c’è tuttora. Non ne nascerà un Nuovo ma un Diverso, che di giorno in giorno scorgerà le sue dinamiche per auto-rappresentarsi: appariranno, così, materiali che ci riconnettono con un sistema di cui siamo parte integrante, un complesso di natura naturale e natura processata che considera le infrastrutture di ogni tipologia, da quelle verdi e arboree a quelle impastate dalle mani.
Nello Studio Campo Boario – insieme di spazi dislocati in un complesso di palazzine progettate da Quadrio Pirani tra il 1909 e il 1950 – e nel Padiglione Sperimentale alla Magliana – opera di Pier Luigi Nervi del 1945, esempio di un’epoca in cui l’obsolescenza non divorava le cose – gli artisti Flavio Arcangeli, Carmelo Baglivo, Daniela Beltrani, Jacopo Benci, Caùl, Franco Cenci, Alberto D’Amico, Ysabel Dehais, Francesca di Ciaula, Cristiana Fasano, Paola Fatelli, Melissa Lohman, Michele Marinaccio, Roberta Melasecca, Donatella Pinocci, Azadeh Shirmast, Marina Scognamiglio, Silvia Stucky, Anna Valeriani, presentano opere, installazioni e azioni performative pensate come strategie resistenti all’obsolescenza per realizzare paesaggi mnemonici che si trasformano in altro e altrove, per indicare la possibile rinaturazione di città e comunità.
Flavio Arcangeli presenta allo Studio Campo Boario l’opera Per tutti gli Dei (tecnica mista su carta) che riflette sulla resistenza degli edifici nel tempo, prendendo come esempio tra tutti il Pantheon, massimo raggiungimento della spazialità architettonica. Carmelo Baglivo presenta allo Studio Campo Boario La forma della memoria: una serie di disegni che indagano il rapporto tra architettura, rovina e memoria collettiva, esplorando come le forme del passato vengano rielaborate e reinventate nel presente. Attraverso un linguaggio ispirato alle visioni di Piranesi e alla tradizione classica, il progetto interpreta la rovina come dispositivo creativo, capace di generare nuove architetture e immaginari. I disegni che l’autore chiama disambientamenti, mettono in scena città stratificate e frammentarie, dove accumulazione, sottrazione e ibridazione diventano strumenti progettuali per riflettere sul tempo, sulla trasformazione urbana e sul dialogo continuo tra passato, presente e futuro.Daniela Beltrani presenta al Padiglione Nervi la performance Corpo in disuso: un’indagine che mette in relazione un corpo vivo con la traccia assente di un corpo malato. L’opera riflette sulla promessa mancata della modernità – quella della durata – rivelando invece processi di rapida obsolescenza e danni irreversibili ai corpi. Materiali come l’amianto, nati per proteggere, si trasformano nel tempo in presenze invisibili e letali, persistendo nell’aria e infiltrandosi nei nostri organismi. La performance estende così il concetto di obsolescenza oltre l’architettura, mostrando come essa coinvolga profondamente anche la dimensione umana.Jacopo Benci presenta allo Studio Campo Boario Les recoins délaissés de ce qui fut moderne, quattro immagini tratte da una serie fotografica che esplora angoli e interstizi trascurati della modernità, dove tracce e frammenti si depositano, per poi essere rivelati dall’insistenza dello sguardo. Il tempo indebolisce, smembra, mette a nudo; ciò che era moderno diviene instabile e incerto, ma nondimeno fertile e necessario.Caùl presenta la performance Ritardo: un’indagine sull’obsolescenza intesa come perdita di efficacia di un sistema quando entra in relazione con un contesto che ne altera il funzionamento. Nel Padiglione Nervi, un sistema sonoro inizialmente stabile e controllato viene progressivamente destabilizzato da micro-variazioni e dall’interazione con l’acustica dello spazio, che introduce ritardi e sovrapposizioni. Ne emerge una discrepanza tra il funzionamento tecnico e l’esperienza percettiva, in cui il sistema continua a operare ma perde progressivamente leggibilità ed efficacia.Alberto D’Amico presenta allo Studio Campo Boario Il tempo dell’obsolescenza: un progetto che riflette sugli edifici progettati da Quadrio Pirani per la sua famiglia, intrecciando architettura, storia collettiva e memoria privata. L’intervento si sviluppa come una passeggiata narrativa articolata in tre aree: la prima dedicata all’evoluzione stilistica di Pirani, la seconda alla dimensione storica – dal polo industriale Ostiense alla Seconda Guerra Mondiale fino a episodi più recenti – e la terza alla ricostruzione della vicenda familiare. Il percorso restituisce una stratificazione di tempi e significati, evidenziando il rapporto tra spazio costruito e vissuto umano, e si conclude con la mostra La stanza di Pirani. 1909-1950, che presenta anche cianografie originali come testimonianza del processo progettuale e della continuità tra passato e presente.Ysabel Dehais presenta allo Studio Campo Boario l’installazione Obsoleta infiorescenza: un progetto che rievoca il giardino un tempo presente tra i due edifici più antichi del complesso, oggi scomparso. L’opera suggerisce l’immagine di un luogo nuovamente florido attraverso un processo di metamorfosi, in cui oggetti decaduti e ormai superati nella loro funzione originaria trovano una seconda vita ibridandosi con forme apparentemente organiche. A questa si affianca un lavoro in tecnica mista che indaga l’efficacia e la trasformazione dei diversi linguaggi di trasmissione dell’informazione.Franco Cenci propone per lo Studio Campo Boario il progetto Occupato. Architettura del passato e architettura moderna differiscono non solo nello stato di conservazione ma anche nella distribuzione degli spazi interni e nella loro gerarchia. Il bagno, che nei vecchi appartamenti era area indefinita e esigua, confinata su un ballatoio e accessibile collettivamente, è diventato invece, nella casa moderna, centrale e connotativo, specchio personalizzato del proprietario. Il bagno è terra di confine, unico elemento sempre in collegamento con il fuori, con l’urbano: nelle pareti si nasconde una ragnatela di tubature che ci porta acqua dal mondo mentre altre conducono qualcosa di noi all’esterno. Il bagno, nelle cantine dello Studio Campo Boario, si popola di creature animali, reali e fantastiche; ceramiche e disegni appaiono tra interstizi e pareti. Un’invasione forse pacifica. Nel bagno ho sognato.Francesca di Ciaula propone la performance In transito. Il progetto si basa sull’idea che le cose non scompaiano mai davvero ma cambino continuamente stato, significato, contesto. Nel paesaggio instabile in cui viviamo, anche gli oggetti più ordinari partecipano a questo movimento continuo, anche ciò che chiamiamo obsoleto non sparisce, si trasforma. E in questo stesso processo anche noi lasciamo tracce, in un intreccio di segni e relazioni. L’azione In transito I prende forma da una raccolta di diversi oggetti nelle cantine di Campo Boario, uno spazio dove si deposita ciò che è già accaduto. Ogni oggetto viene scelto e ne viene tracciato il contorno, facendo emergere la presenza di un’assenza. Nell’azione In transito II, i materiali vengono portati nello spazio vuoto del Padiglione Nervi che diventa corpo obsoleto riattivato, in relazione con gli oggetti raccolti, ricollocati senza la certezza di una corrispondenza. L’obsolescenza emerge come trasformazione: un dialogo tra ciò che resta, ciò che si separa e ciò che non coincide più. Cristiana Fasano presenta la performance Per Fare Un Albero Ci Vuole U M A N I T À, al Padiglione Nervi: una riflessione poetica sul rapporto tra natura e architettura, tra trasformazione e ritorno. Ciò che un tempo era natura si fa struttura costruita, attraversata dal tempo e segnata dal suo passaggio, fino a ricongiungersi alla terra. All’interno di questo spazio, un albero simbolico cresce tra pieni e vuoti, evocando libertà, cura e rispetto come condizioni necessarie alla vita. L’azione sottolinea come ogni processo di rigenerazione richieda consapevolezza e responsabilità collettiva, affermando che esistere significa coesistere: per fare un albero, in fondo, ci vuole semplicemente UMANITÀ.Paola Fatelli presenta la performance Abbine cura: una riflessione sulla fragilità e sull’impermanenza di oggetti, tempo e gesto musicale. Seduta all’interno del Padiglione Nervi, l’artista accoglie la presenza del pubblico e compone dal vivo una partitura originale su carta pentagrammata, accompagnata dal ritmo costante di un metronomo e dalla luce di una candela accesa. Il brano viene poi eseguito mentre la partitura stessa si consuma nel fuoco, trasformando l’atto musicale in un evento effimero e irripetibile.Melissa Lohman e Flavio Arcangeli presentano al Padiglione Nervi la performance Pendere. Un appoggio reciproco in tensione. La forza di gravità trova la sua espressione autentica. Spinte e contro spinte. È una struttura? Può essere stabile. Due figure sì sostengono a vicenda, formando un arco, la più resistente delle strutture.Michele Marinaccio presenta La Diagonale di Pirani: un’installazione site specific che nasce da schizzi – un frontespizio ed una figurina femminile sospesa – ritrovati durante il restauro dello Studio Campo Boario. Il progetto si compone di fotografie e disegni che intrecciano performance, luce e spazio, mettendo in relazione l’immagine della figura femminile, obliqua e instabile, con la trama pavimentale attraversata da variazioni luminose nel corso della giornata. L’opera riflette sulla trasformazione degli edifici di Quadrio Pirani, originariamente pensati come strutture solide, oggi attraversate da nuove fragilità e vibrazioni, restituendo una visione poetica della città come luogo in continuo mutamento tra memoria, tempo e percezione.Roberta Melasecca presenta allo Studio Campo Boario e al Padiglione Nervi la durational performance partecipativa Perseveranza. Piccolo laboratorio resistente e perseverante. L’azione performativa apre uno spazio di riflessione sulla perseveranza e sulla speranza: è impossibile auspicare un mondo migliore senza lavorare per esso, è impossibile immaginare una città accogliente senza che qualcuno si attivi per costruirla. Persevera chi continua a lottare per un’idea, anche quando le smentite della storia spingono ad abbandonarla. E lo fa perché i fallimenti non sono sufficienti a intaccare la bontà del fine e meno che mai a persuadere che sia davvero irrealizzabile.Donatella Pinocci presenta allo Studio Campo Boario la video-installazione Finito/Infinito: il progetto mette in dialogo la materia all’immateriale, il pieno al vuoto, l’architettura al cielo. Il concept si estende ad una riflessione tra limite ed infinito, tra spazio fisico e percezione cosmica: lo spazio chiuso si dilata mediante la proiezione di una volta celeste digitale, popolata da corpi luminosi in continuo movimento, insieme alle foto di alcune opere architettoniche di diverse datazioni e in diversi stati di conservazione. Il cielo, tradizionalmente simbolo di trascendenza, viene ricollocato all’interno di uno spazio finito, generando stupore e dialogo tra dimensione cosmica e scala umana in relazione al tempo. Marina Scognamiglio propone allo Studio Campo Boario Evocazione della disapparenza. Immagine senza ricordo: un luogo familiare deprivato dell’apparenza umana evocante il senso di uno spazio interiore prima della sua sparizione.Azadeh Shirmast presenta l’installazione Scala 1:1. Una scala a grandezza naturale, costruita in filo di ferro e carta velina, collocata presso il cortile dello Studio Campo Boario, si presenta come un oggetto leggero, simbolico, deliberatamente inservibile: non regge il peso di un corpo. Se da un momento all’altro tutto crolla, le scale rimangono (così si dice) e continuano a salire.Silvia Stucky presenta il progetto Divenire / perdurare: un’installazione allo Studio Campo Boario e un’azione performativa al Padiglione Nervi. «Giocare e vivere nell’impermanenza delle cose; seguire e agire, con metodo ma senza progetto. L’unica certezza è il cambiamento, il divenire di tutto e di noi stessi. La permanenza delle cose è spesso dannosa, il persistere dei pensieri non vede lontano. Per durare è necessario divenire».Anna Valeriani presenta al Padiglione Nervi le due installazioni Il colore del Profondo e Leggerezza evanescente. «Cercando il piacere di essere, cercando fra matite e cancellature, trovo».
INFO
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Studio Campo Boario | Viale del Campo Boario 4A, Roma
16, 17, 18 e 22, 23, 24 maggio 2026
dalle ore 17.30 alle 20.00
Visite guidate a cura di Alberto D’Amico tutti i giorni alle 17.30 e alle 19.00
Padiglione Nervi | Via della Magliana 238, Roma
domenica 17 e domenica 24 maggio 2026
dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00
Contatti
Silvia Stucky
silviastucky3@gmail.com
Tel. 329 354 4936
Roberta Melasecca
roberta.melasecca@gmail.com
Tel. 3494945612
sabato 16 maggio 2026
Via del Campo Boario 4a - Roma - RM - Italy
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