VANITAS - La Morte di Venere
FOTO SU TELA, 2025
In “Vanitas” protagonista è il mito stesso della bellezza incarnato dalla celeberrima Venere di Botticelli, un mito che persiste nonostante la decadenza e le offese del tempo. Così, se nel capolavoro degli Uffizi si celebra la “Nascita” di Venere, qui si mette in scena la sua “Morte”, in un’epoca ossessionata dal culto dell’eterna bellezza a tutti i costi. D’altrocanto, lo sfondo scuro e e il soggetto isolato avvicinano l’opera alla versione della Venere botticelliana conservata a Torino.
S rileva anche la volontà di conferire unicità a oggetti nati comeseriali (è il caso della statua della Venere riprodotta, un multiplo peradornare ville e giardini), metafora del fatto che le ferite della vita, maanche le rughe, contribuiscono a renderci pezzi unici.
A seguire la recensione critica (2026) di Luisa Zinna delle opere \"FRAGILITAS - la bellezza violata\" e \"VANITAS - La morte di Venere\"
\"Le opere \"Fragilitas - La bellezza violata\" & \"Vanitas - La morte di Venere\" di Roberto Fabio Brucci possono essere lette come due capitoli di una medesima riflessione visiva: una meditazione sulla fragilità dell’ideale classico e sulla temporalità della bellezza. Pur sviluppandosi attraverso iconografie differenti, entrambe condividono un linguaggio fondato sulla frammentazione, sulla tensione tra oro e oscurità, tra permanenza e dissoluzione. In Fragilitas, la bellezza emerge come costellazione di frammenti: volti classici spezzati, dorature che resistono contro un fondo nero assoluto. Il contrasto non è solo cromatico ma concettuale. Il nero assorbe e amplifica, mentre l’oro riflette e reclama presenza. La violazione non appare come gesto distruttivo casuale, bensì come atto simbolico che costringe lo sguardo a confrontarsi con la perdita dell’unità. I volti, evocazione di un ideale formale occidentale, non possono più essere ricomposti; la perfezione si manifesta solo attraverso la sua stessa frattura. L’oro, tradizionalmente associato al sacro e all’eterno, smette di celebrare l’integrità e diventa superficie che sublima la ferita, rendendo visibile ciò che normalmente verrebbe nascosto.Questa stessa logica si ritrova in \"Vanitas – La morte di Venere\", dove l’archetipo della dea viene smembrato, ridotto a reliquia. La citazione classica non assume un tono nostalgico. La Venere non nasce ma sopravvive. Il mito non si compie: si consuma. Le conchiglie, moltiplicate e isolate, perdono la loro funzione originaria e diventano fossili visivi, tracce di un’origine svuotata. Qui la vanitas non è allegoria ma condizione materiale dell’immagine. La morte evocata dal titolo non riguarda soltanto la figura mitologica, ma la crisi stessa dell’idea di bellezza come valore stabile, assoluto, intoccabile. In entrambe le opere, la frammentazione diventa linguaggio e pensiero. Non si tratta di rappresentare la rovina, ma di trasformarla in principio strutturale. Il classico non viene negato né distrutto: viene esposto al tempo, reso vulnerabile, riportato a una dimensione quasi umana. La bellezza non appare più come ideale eterno, ma come qualcosa di instabile, soggetta a trasformazioni, perdite, mutamenti naturali e improvvisi. È significativo che queste opere si configurino come due importanti elaborazioni fotografiche di post-produzione su tela. La fotografia, mezzo tradizionalmente associato alla registrazione del reale, diventa qui strumento di costruzione concettuale. L’immagine non documenta, ma elabora; non riproduce, ma reinterpreta. La post-produzione non è intervento tecnico, bensì spazio poetico dove la materia classica viene smontata e ricomposta in chiave contemporanea. La tela, a sua volta, introduce una dimensione pittorica che accentua la sospensione temporale delle figure, collocandole in un territorio ambiguo tra reperto archeologico e visione digitale. Brucci costruisce così un paradosso coerente: la bellezza persiste proprio attraverso la sua disgregazione. La perdita diventa forma. La crepa diventa significato. E ciò che appare violato o morente si rivela, in modo inatteso, intensamente vivo\". (Luisa Zinna)
Informazioni generali
- Categoria:
- Fotografia
- Eseguita il:
- 2025
FOTO SU TELA
Dettagli dell'opera
Informazioni tecniche
- Misure:
- 75 cm x 100 cm x 2 cm
- Tecnica:
- FOTO SU TELA
Informazioni sulla vendita
- Collezione:
- Casoria (NA)
- Disponibile:
- sì
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA:
- GA232446
- Archiviata il:
- 01/10/2025