LA STORIA DI ALICE, tra sogni e violenza

2009

No cara amica, non è così, non sempre gli altri riescono a vedere dentro, guardano ma non vedono; ma tu allora eri troppo piccola per capire certe cose. E così quel giorno, quando il tuo amico, all'uscita della scuola, ti chiese di salire in macchina con lui, per accompagnarti alla stazione a prendere il treno, per tornare a casa, tu accettasti, con l'ingenuità dei tuoi 16 anni; hai aperto lo sportello di quella spider rossa, tranquilla, fiduciosa in chi conoscevi da tempo, e accennando un sorriso, sotto quella pioggia che ti aveva bagnato tutti i capelli, sei salita. Ma il sorriso non tardò molto a scomparire, e leggo ancora lo spavento nei tuoi occhi, quando il tuo amico non si avviò verso la stazione, ma imboccò una stradina di campagna, e lì Alice, in quella solitaria stradina, la tua vita, subì un grande capovolgimento; il tuo animo fu ferito più del tuo corpo; le urla, si mischiavano allo scrosciare della pioggia che scendeva giù, che batteva sempre più forte, quasi ad attutire il tumulto dei pensieri, che in quei momenti rotolavano dentro di te, in un turbinìo di sensazioni sconvolgenti. Ti sentivi la testa girare, come se ti trovassi su una ruota del luna park, ma i colori e le luci della giostra non c'erano, c'era solo il buio.
Hai cercato con tutte le tue forze, di fermarlo, ma non ce l'hai fatta; lui, il tuo amico, si era ormai impadronito del tuo corpo, per esercitare la sua violenza. Ti riportò alla stazione, e la tua sensazione più immediata, fu quella di sentirti all'improvviso donna, l’innocenza spezzata, di aver lasciato di colpo, quel mondo magico di fanciulla per entrare in un mondo, fino ad allora sconosciuto.
Salisti su quel treno che avresti voluto non si fermasse mai; gli alberi e le strade dal finestrino li vedevi correre verso di te, quasi a scrutarti, ad esplorarti, e tu quasi a nasconderti. Avvertivi intanto quella terribile sensazione di sporco; non sapevi bene se avresti preferito tornare presto a casa e lavarti, oppure proseguire la corsa su quel treno, senza scendere mai. Il treno però alla stazione si fermò, prendesti lo zaino che stranamente non pesava più, perché tu ormai non riuscivi a percepire alcuna sensazione, e ti avviasti verso casa.
“Ciao Alice”, era la voce di tua madre, che sentivi lontana, come un rimbombare di suoni; "come mai questo ritardo?”
“Ho perso il treno delle ore 13”, fu la tua risposta, e subito in bagno a lavarti e stralavarti mille volte, con forza, con rabbia, per cancellare ogni traccia; ma quello che era peggio, è che tu sentivi sporco il tuo animo, come ripulirlo? Come farlo tornare a risplendere? Ma tu Alice non avevi l'animo sporco, era solo ferito, lacerato, graffiato, e per lunghissimi anni, quando qualcuno ti faceva una carezza, istintivamente allontanavi il viso.
Questa la tua prima violenza, amica mia, ma nella tua vita ne subirai parecchie, di diverso tipo, però nessuno riuscirà mai a spezzare i tuoi sogni; quelli, Alice, insieme all'amore che hai dentro, saranno sempre le tue risorse di energia.
Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA19738
  • Codice personale:GA19718
  • Tecnica: No cara amica, non è così, non sempre gli a
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Questo è uno stralcio del racconto:"La storia di Alice, tra sogni e violenza", tratto dal mio libro: "Un angelo clochard"

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  • Codice:GA19738
  • Tipo:Poesia
  • Creata nel:maggio 2009
  • Archiviata il:marted 26 maggio 2009