Rosanna Lenzi e il suo oro

Il modo di esprimere il “significato dell’umanità” di Rosanna Lenzi ha un alto potere seduttivo.

Ha molta importanza la costanza della fede nella propria faticosa opera e sentire la forza delle scelte, ciò che presto ci conferma la nostra artista.

Dopo un periodo di ricerca sul figurativo ha scelto con luminosa certezza l’astratto. Direi che si
è aperta, col suo particolare stile davvero personale, un’ampia via di lavoro. L’origine, forse un
lontano e ripensato contatto con Klimt.

L’uso del fondo d’oro è fondamentale. Anche le figure spesso sono d’oro, su fondo nero.

Rosanna Lenzi opera tenendo sempre presente un limpido contrasto, un forte movimento. Come ha scritto il critico Antonino De Bono, certo è una pittura “in arabeschi” ma le piccole figure si agitano senza accantonare del tutto la possibilità di essere anime riconoscibili che stimolano l’interpretazione.

Un gioco grafico raffinato, in rilievo, dà vita a infinite possibilità di fantasticare e creare ancora.

Rosanna Lenzi rifiuta la cornice e la pittura “cammina” sui fianchi del telaio telato.

Parliamo dunque, trascinando i titoli, di dipinti molto particolari, ricchi di “poetica della decorazione” (De Bono), di un continuo “invito” alla interpretazione, all’origine delle ispirazioni (arte longobarda? barbarica? mesopotamica? araba?..).

Un augurio che giunga a Rosanna Lenzi il richiamo di una grande città ricca di voci critiche sull’arte contemporanea.

di Tommaso Franco
Scrittore, Poeta, Appassionato d'arte
2008

Opera di riferimento

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