Racconti di colore

Fin dagli esordi il paesaggio ha fatto da filo conduttore alla sua ricerca, e la sua risoluzione cromatica ha espresso i suoi stati d'animo al di là di ogni enfasi, passando dai disegni in bianco e nero, dalle picchettature bruciate, dai gialli, gli aranci, le ocre dei pistacchi e delle pietre degli anni sessanta a un maggiore godimento degli effetti cromatici degli anni settanta. La fluidità della pennellata e il suo poggiarsi e stendersi sulla superficie è in fondo una scrittura di emozioni, un raccontare il suo rapporto col colore, con la terra e con la gente con estrema spontaneità, senza mediazioni.





...La de-scrizione, proprio quella che pratica nei volti delle donne e delle madri, tema che tratta parallelamente al paesaggio fin dagli esordi, intervenendo ulteriormente sulla pittura.





...E sono questi interventi a calcare i toni espressionistici dei volti colti in un momento di grande dolore, a sottolineare il dramma delle madri in pianto delle donne del ciclo "In morte". Il segno di queste opere diviene vibrante, nervoso, torna su se stesso, con velocità, diviene strappo struggente, raschio, quasi ad esprimere una tensione prodotta dal dolore che egli stesso prova per le disgrazie nelle miniere di zolfo che hanno straziato il nostro territorio. E le donne sono tante, seriate, che si alternano a mani che danno gesto al dramma, una dopo l'altra, una accanto all'altra a cercare di esprimere un dolore corale che appartiene a un territorio che soffre e che è anche il suo. Gli sguardi e i segni, dai quali i volti nascono, invadono quasi tutta la superficie dell'opera che diviene quasi una tessitura di gesti che danno vita ad una rappresentazione che è sofferenza e anche verità.





Verità di un dramma che nasce dal profondo della terra, la realtà delle miniere, che si esprime come dolore negli sguardi perduti, smarriti, nei colori freddi di cui sono ammantati.





A proposito di questo ciclo, gli chiesi: "Intorno al '65 dipingevi volti di operai, di madri, segnati e rugosi, e poi anche cardinali che ti davano l'opportunità di esprimere con ironia colori forti e struggenti. Perché non li fai ancora?". Mi rispose: "Forse non erano populisti quei temi che facevo: ma le miniere siciliane erano una tragedia reale. Adesso farne ancora mi sembrerebbe letterario".





La composizione di queste opere si snoda in quasi tutta la superficie caratterizzata da segni forti, incisivi, attraverso una pennellata che si scioglie, si raggruma, passa su se stessa - "Amo a volte dipingere sporco", dice lui - si stende e diviene torbida, segno scuro, per sottolineare bocche, ciglia e contorni che sembrano prendere forma uscendo da un groviglio di ombre.





E' la gente dei funerali dei morti in miniera a cui ha assistito e che lo hanno fortemente impressionato.





Così come è stato colpito dal gioco inquietante che mette in tensione "verità e apparenza".





Perché molte opere di questo ciclo, che da queste antinomie prende il nome, compaiono figure di cardinali in primo piano.





Fanno contrasto coi loro colori squillanti, con quelli freddi dei volti, quasi ad esprimere un'apparenza prorompente che si manifesta come a creare una scenografia squillante, una quinta, una coreografia che non appartiene all'evento del dolore e che inquieta.




I volti dei cardinali e dei prelati nell'accompagnamento funebre, butterati di colore, appaiono in posa, immobili e inespressivi nella fastosità dei colori che coi loro effetti mettono in secondo piano l'ombra discreta del dolore che diviene così l'urlo dell'anima espresso senza voce.




Sono opere di dolore e di denuncia allo stesso tempo.




..."Avrei voluto fare un "In morte" di tre metri, ma non ho potuto", sottolinea con rammarico Totò Amico.



Al di là dei sentimenti di dolore che esprimono, si legge in queste opere, nei volti dei cardinali, una misurata ironia nei toni grotteschi che sfiorano le espressioni; un'ironia che diviene più marcata, più divertita, quasi beffarda, quando i soggetti divengono giudici colti in diversità di situazioni dalle quali emerge un gioco dichiarato di contraddizioni.



Sono gli stessi personaggi che, in questo caso, sono rappresentati come verità, al di là delle apparenze, al di là degli abbigliamenti che li contraddistinguono e li fanno riconoscere. I giudici sono colti in un atteggiamento non proprio: fumano, sono in manette, sono attorniati da nugoli di ragazze gaudenti tra le quali emergono come maschere grottesche che, oltre le verità apparenti, esprimono verità non dette e da non dire.



Le ragazze, nella loro bellezza, nel loro brio costituiscono uno dei temi nei quali la felicità del colore, oltre a quello del paesaggio, trova grande coerenza con la gioiosità che esprime.


E lo si vede sia quando le ritrae davanti al cancello del Magistrale, o affollate insieme ai ragazzi nella seie di quadri che hanno per titolo "Viale della Regione", o in quella delle "Orchestrine" o di "Gente sotto la pioggia", caratterizzate quasi sempre dal suo già citato interesse a campire tutta la superficie di volti, come espressione di un'unica scrittura, e da una particolare scelta di visione dall'alto che dona ariosità alla rappresentazione che sembra pullulare di grida, di sorrisi, di movimento. Le ragazze sono prorompenti nell'invadere lo spazio, emergono con le loro forme esuberanti e giovanili quasi con forza dal dilagare dei colori. E ancora, tra ragazze e ragazzi una folla di gente, macchine, alberi e uccelli. Si avverte in queste opere il tono divertito, felice, che mette in evidenza una gioia di vivere, di manifestare la leggerezza di un'età che è ancora luca e colore.

I rossi, i neri e i gialli mettono in risalto espressioni festose, sorridenti in un tripudio di segni e di chiazze di colore veloci e intense, quasi per effetto di una sorta di contenuta action painting, che il gesto porta con sé e dalla quale la rappresentazione prende forma. A fare da contrappunto, il silenzio e la calma incantata delle opere con la "Cinquecento", compagna del suo andare alla scoperta della natura, che diviene protagonista di un idillio.

...Sono ancora alberi fitti, grovigli di rami, foglie di ulivi, ciliegi, pistacchi - è il paesaggio che fa festa - come una trama che affettuosamente crea intrecci d'amore che fanno corona alla "Cinquecento". Sono rossi bruciati, ocre, gialli, verdi, segni che si sviluppano veloci e che attorniano e sovrastano muretti e fili spinati all'interno dei quali si compie un atto d'amore.
... Ed è ancora il paesaggio e la natura che ritornano, come un ritornello che martella la mente come un'ossessione, ma anche come segno di inquietudine che vuole andare al di là del fluire delle stagioni, che vuole superare con forza "la pena del vivere", cogliendo in ogni momento del tempo, situazioni di magica bellezza e di poesia.
... La sua visione del paesaggio e degli elementi mediterranei che lo costituiscono, sono il risultato di un atto mistico di contemplazione. Egli sembra sentirsi parte di un miracolo di luce e di bellezza che riesce a cogliere in ogni gesto e in ogni forma del quotidiano e che traduce in immagini che vivono l'incantamento di una dimensione senza tempo.
..."In che misura", gli chiesi, "Il quotidiano entra a far parte della realizzazione di un'opera? E in questo contesto, qual'è il ruolo dell'immaginario?"
Mi rispose: "Io spero che c'entri sempre il quotidiano anche quando ti ubriachi di immaginario".
E proprio oggi aggiunge, senza smentirsi, a sottolineare il bisogno di poesia: "Se iniziassi a dipingere adesso, ricomincerei da Chagall".

di Franco Spena, artista e critico d'arte
Artista e critico d'arte

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