POESIA: "RICCIOLI D'ORO" (CON PROLOGO)
2024
“RICCIOLI D’ORO” PROLOGO: La poesia “Riccioli d’oro”, di Roberto Zaoner, per come emerge dal testo e dalla premessa dell’autore, sembra costruita come una meditazione sul dolore amoroso femminile, sulla delusione e sulla possibilità di tornare a vivere dopo una ferita sentimentale. Il suo “background” può essere letto su più livelli. 1. Il punto di partenza: una donna ferita L'incipit è già un'esortazione: “Non bruciare i tuoi riccioli / biondi / al vento dell’iniquità!” I riccioli d’oro non sono soltanto un tratto fisico della donna: diventano il simbolo della sua giovinezza, bellezza, vitalità e capacità di amare. Il poeta le chiede di non permettere che la delusione subita trasformi queste qualità in rabbia o autodistruzione. Il verso: “Non / uccidere la speranza / con / la rabbia che ti appartiene!” È il nucleo morale della poesia: non lasciare che il male ricevuto dagli altri diventi il male che governa la propria vita. 2. Una poesia sul tempo: il giovane e il vecchio A un certo punto il discorso si sposta dalla donna al poeta stesso: “Il crepuscolo è lontano. Il / mio è già vicino.” Qui compare una contrapposizione molto importante. La donna appartiene ancora al giorno, mentre l'io poetico avverte vicino il proprio tramonto esistenziale. Gli occhi della donna: “brillano di fulgore” mentre quelli dell'autore: “luccicano come / uno smorto lumicino.” Il poeta sembra quindi parlare a una donna più giovane dalla posizione di chi ha già attraversato una parte considerevole della propria esistenza. Il suo consiglio nasce anche dalla consapevolezza che il tempo non restituisce ciò che si è perduto. Questo spiega anche la malinconia delle strofe successive: i sogni dell'io lirico sono ormai “inconsistenti”, “fugaci”, destinati a dissolversi “nella polvere / del tempo e del silenzio”. 3. La campagna come spazio della rinascita La seconda grande componente della poesia è il paesaggio rurale. Campanellini, gregge, pastore, erba, rugiada, fiori, treno: sono immagini che costruiscono una scena quasi cinematografica, al crepuscolo, nella quale la natura continua il proprio ciclo mentre l'uomo vive le proprie ferite. È significativo il contrasto tra: La campagna diventa dunque una sorta di luogo dell'anima: lontano dalla brutalità dei rapporti umani, offre la possibilità di ricominciare. 4. Demetra e i “riccioli aurei” Il riferimento a Demetra, dea greca dei raccolti e delle messi, è probabilmente uno degli elementi simbolici più importanti. Demetra è associata alla terra fertile, al raccolto, alla maternità e al ciclo della vita, della perdita e della rinascita. Per questo la donna con i “riccioli aurei” può assumere una dimensione quasi sacrale: non è più soltanto una persona che ha sofferto per amore, ma diventa una figura femminile universale, una donna che, nonostante ciò che ha subito, possiede ancora dentro di sé la capacità di rifiorire. E qui il titolo “Riccioli d'oro” acquista un significato più profondo: l'oro richiama la luce, il sole, il grano maturo, il raccolto, la preziosità della vita. Il pastore è una figura volutamente semplice: “Il pascolo per un magro / guadagno di giornata.” Non è un principe, non è un eroe, non è l'uomo seduttore che probabilmente ha ferito la protagonista. È un uomo umile, immerso nella natura, che vede la donna e le sorride. Questo dettaglio è fondamentale. La donna ha conosciuto: “uomini / maldestri e senz’anima, / ostili / verso il gentil e sensibil / sesso.” Ma ora appare un'altra figura maschile, il pastore, che non viene presentato attraverso la ricchezza o il potere, bensì attraverso la semplicità e lo sguardo. Potrebbe quindi rappresentare la possibilità di un incontro diverso: non necessariamente un nuovo amore già realizzato, ma la possibilità stessa di tornare a fidarsi della vita. Le ultime due strofe, che l'autore precisa essere state concepite il giorno successivo, sembrano introdurre una svolta. Prima arriva la domanda: “Ma tutto ha un fine?” E poi il poeta osserva gli occhi della donna, bagnati di lacrime: “m'avvedo / quanto sei bella”. La risposta della donna è apparentemente enigmatica: “Nulla. È solo un granello / di sabbia che s’innalza / al leggero favonio di ponente.” Il granello di sabbia può essere interpretato come la metafora del dolore stesso: qualcosa di piccolo nell'immensità dell'esistenza, capace tuttavia di entrare negli occhi e provocare lacrime. Ma soprattutto arriva l'imperativo: “Prendimi per mano!” Ed è probabilmente qui che tutta la poesia cambia direzione. La mano rappresenta contatto, fiducia, accompagnamento e apertura verso il futuro. Dopo tante immagini di solitudine, silenzio, ricordi ingialliti e amori perduti, finalmente compare un gesto concreto verso l'altro. Direi che “Riccioli d'oro” nasce dall'incontro di quattro motivi principali: la donna ferita dall'amore ? il tempo che passa ? la natura come spazio di guarigione ? la possibilità di un nuovo incontro. La premessa dell'autore è quindi essenziale: la poesia non racconta semplicemente una vicenda sentimentale individuale. La donna diventa quasi un archetipo della donna delusa, alla quale il poeta rivolge un messaggio: non permettere a chi ti ha ferita di distruggere ciò che di bello c'è ancora in te. E c'è un particolare interessante: il poeta non promette che il passato possa essere cancellato. Anzi, riconosce che i ricordi possono rimanere, che le lacrime possono ancora scendere e che il tempo porta via molte cose. La soluzione proposta è diversa: vivere nonostante il dolore. Per questo la frase: “Vivi la vita, / anche con le lacrime agli occhi!” potrebbe essere considerata la vera chiave di lettura dell'intera poesia. Il finale, con “Prendimi per mano!”, lascia poi volutamente aperta la porta a una seconda possibilità: non la certezza di un nuovo amore, ma il coraggio di ricominciare. Gioverebbe utile anche fare una lettura critica approfondita, strofa per strofa, spiegando simboli, metafore, riferimenti mitologici, figure retoriche e significato psicologico, compreso il motivo per cui Zaoner abbia scelto proprio il titolo “Riccioli d'oro”. PREAMBOLO DELL’AUTORE: Questa poesia è dedicata a tutte le ragazze e donne che hanno vissuto esperienze amorose deludenti e che hanno lasciato una profonda traccia nella loro esistenza dolorosa. TESTO: Non bruciare i tuoi riccioli biondi al vento dell’iniquità! Non uccidere la speranza con la rabbia che ti appartiene! Lontana da te dovrà essere questa tua ragione di vita. Il crepuscolo è lontano. Il mio è già vicino. I miei stanchi occhi luccicano come uno smorto lumicino. I tuoi brillano di fulgore. I miei sogni sono inconsistenti e quelli leggiadri sempre fugaci che svaniscono nella polvere del tempo e del silenzio. Un tintinnio di campanellini s’ode in lontananza, nella campagna mia amica, vicina alla mia dimora, e un fischio d’un treno che taglia la campagna in due ne traccia un disegno scomposto. Il pastore rientra nel suo ricetto col suo gregge dopo un’avventura di giornata calda e soffocante. Vede una bellissima solinga donna, come una divinità: Demetra, dea dei raccolti e delle messi. Ha riccioli aurei. Cammina a piè fatato sull’erba arida e grezza, ammantata di rugiada della notte oscura, passeggera del tempo impietoso. Ti sorride il pastore, ma è in penombra e non vedi distintamente la sua labbia bruciata dal sole che non dà respiro. Il pascolo per un magro guadagno di giornata. Ne senti l’effluvio nell’aria di questi fiori in rigoglio, che profumano i tuoi sensi e nel tempo coevo vinto il male che ti fecero uomini maldestri e senz’anima, ostili verso il gentil e sensibil sesso. Animo turbato dalla vile indifferenza che dell’oblio fanno la loro forza di vita e della misera impertinente voluttà ne fanno il soffio vitale dell’esistenza. Eterico dubbio: “Vivi la vita, anche con le lacrime agli occhi!” Si può accettare o viver di ricordi ingialliti dal tempo e lontani da sguardi umidi di pietà? Stille di lacrime al vento che spazza via anche memorie di perduti amori. Ma tutto ha un fine? “I tuoi occhi sono umettati di madide stille che scendono dal tuo volto, e mirandoti m’avvedo quanto sei bella”. “Nulla. È solo un granello di sabbia che s’innalza al leggero favonio di ponente. Prendimi per mano!” diritti riservati Roberto Zaoner (notte del 1° di settembre 2024. Concepite le ultime due strofe il giorno seguente)
Informazioni generali
- Categoria: Poesia
- Eseguita il: 01 settembre 2024
Informazioni sulla vendita
- Disponibile: no
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA246130
- Archiviata il: 29/08/2026
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