POESIA: "A MIO PADRINO FRANCO"
2026
POESIA: “A MIO PADRINO FRANCO” TESTO: (A MIO ZIO FRANCO, CHE È STATO MIO PADRINO AL MIO BATTESIMO, NEL LONTANO 1951) Studioso e abile eri nelle materie umanistiche, valentissimo e ascoltato a scuola dai tuoi compagni, e dalla tua insegnante ricevevi elogi. Vivida mente. Eventi storici li facevi rivivere nel tempo coevo. Erano libri che olezzavano di carta d’epoca pregiata. La scia di storia dell’umano calpestò la triste terra che non ha conosciuto giammai la libertà; terra di Trinacria. E la tua insegnante illuminata d’incanto leggeva i tuoi elaborati ai tuoi compagni di studi e di vita. Coi tuoi temi che onoravano con passione l’amor di patria che i nostri avi non consumarono il tuo orgoglio, facesti tuo il retaggio di cultura isolana e fiero eri d’italica stirpe, che tua madre, figlia d’antichi avi del Sannio era approdata per amore qui in sicula terra. Il guerriero greco Diomede ne fu il fondatore di terra beneventana. Tu ne studiasti la storia. E io ascoltavo la tua limpida voce. E tuo padre l’hai smarrito, giovane e bello com’era. E avrei voluto conoscerlo e ammirare i suoi grandi occhi dell’azzurro mare di Sicilia lungo la scia all’orizzonte. E tu in quel colore come gemma preziosa lo guardavi con rispetto, affondando e perdendoti nei suoi occhi pieni d’amore per voi tutti. Un male impietoso te lo rubò in piena fioritura. Sul suolo di terra ancorché triste e calpestata dagli ingiusti iniqui, empi e violenti, tu sperimentasti la repleta beltà dei luoghi che ti parlavano d’amor puro e sincero. La negletta terra di uomini valorosi si è sgravata, difensori della patria natìa, eroi e schiavi al servizio degli oppressori. Un giorno ci svegliammo e siamo divenuti liberi, ma mai ascoltati. Ma l’orgoglio non tace e con le letture nell’aula ove ancor giovane studiavi, davi fondo ai tuoi elaborati e ci rivelasti l’esempio dei nostri padri, che lottarono per la libertà loro e dei loro figli. Amor di patria. Onor alle armi per una giusta causa. Sana sapienza volle dire di chi ti ascoltava a vivere i giorni della viva memoria e il sapore della giustizia, della benevolenza, del martirio e della libertà. Non più ombre su quello che fu reale e tu ci accompagnavi lungo sentieri spinosi e aridi d’amore di cui si nutrì la nostra terra. Ombre irradiate dalla luce e verità nascoste ci svelasti. Dai veri e sani valori ne facevi bandiere di principi, ed emergeva la tua correttezza in un’indole che ricorda i fedeli custodi del giusto. Era il tuo modo special d’essere. Nei tuoi tratti umani vedevo un cuore che palpitava per giustizia e correttezza e d’amore e bramosia. La probità tua la svelavi a chi ti ascoltava e a chi viveva respirando l’aria della integrità insieme a te. La bramosia era il tuo vigore passionale verso la donna che hai amato fino alla fine dei tuoi giorni vissuti insieme alle ingiustizie e incorrettezze del tempo. Rifiutasti qualsivoglia falsa stima se la loro ammirazione era vana e bugiarda. Ma io sapevo che erano verità indomabili. Non eri uomo arrogante e pretenzioso e respingevi ogni compromesso ingannevole. La verità e l’onestà le pretendevi sommamente e ti facevi amare per come eri. Io ti amavo padrino, mio caro. E trovasti la tua donna in un campo fiorito, e in rigoglio si librava l’effluvio dall’umida erba che vi unì in un abbraccio d’ardore. Sapevi come amare la tua donna che ti amava e davi tutto te stesso. E nell’alto del cielo terso la proteggi. Ti amerà con tutta sé stessa, e guarderete il mondo da lontano che l’uomo sta rendendo brutto e inospitale, pieno d’insidie, trame e guerre. L’animo della tua donna luccicava e s’illuminava perdutamente come stelle sfavillanti nella chiara notte quando ti guardava. E tu senza di lei ti saresti smarrito e perduto in una valle di ombre di defunti dimenticati nell’Ade. Ma stavate insieme, e insieme siete rimasti fino ai vostri ultimi respiri. Con i tuoi occhi di terrore guardavi l’ombra della morte. Tu, immobile, la vedevi. Non avevi più voce a proferir parole e inorridito mi guardavi a cercar conforto e io ti facevo coraggio. Ma tu capivi e turlupinato non rimanevi, astuto com’eri. Che brutti momenti… indelebili memorie. E l’ultimo respiro esalasti, cuore mio, mio padrino diletto. Piansi per te, e le mie lacrime le ricordo ancora. Avrei voluto raccoglierle. Erano gocce di ricordi e di sempiterno amor. E dal cielo azzurro, come i tuoi occhi, mi guardi, mi sorridi e mi proteggi, mio angelo custode. Ti voglio bene. diritti riservati Roberto Zaoner (24/01/2024, rielaborata dal 02 al 05/10/2026) DESCRIZIONE DELL'OPERA: Il testo riportato ut supra del poeta, scrittore, aforista, saggista e novellista Roberto Zaoner, permette di ricostruire con buona chiarezza il background umano, familiare, culturale e affettivo della poesia “A mio padrino Franco”. Non è semplicemente un ricordo funebre: è soprattutto il ritratto di una figura familiare che, per l'autore, ha rappresentato memoria, cultura, integrità, amore e trasmissione di valori. Il nucleo autobiografico: Il dato fondamentale è già dichiarato nella nota iniziale: Franco era lo zio di Roberto Zaoner e suo padrino di battesimo nel 1951. Questo particolare spiega il tono della poesia. Franco non viene ricordato soltanto come uno zio, ma come una persona che ha accompagnato l'autore nella formazione e nella vita. Il rapporto padrino–figlioccio diventa quindi un rapporto quasi pedagogico e, nella memoria dell'autore, anche affettivamente paterno. La poesia sembra essere costruita come un lungo colloquio postumo con Franco: l'autore gli parla direttamente attraverso il “tu”, ricostruendone la personalità e, nello stesso tempo, raccontando ciò che Franco ha lasciato dentro di lui. Franco come uomo di cultura: Una delle componenti più importanti del background è quella scolastica e umanistica. Franco viene ricordato come uno studente particolarmente dotato: “Studioso e abile eri nelle / materie umanistiche” e come qualcuno i cui elaborati venivano apprezzati dall'insegnante e persino letti davanti ai compagni. Qui emerge qualcosa di più del semplice elogio di uno studente bravo. Franco viene presentato come custode e interprete della memoria storica: attraverso i suoi temi faceva rivivere gli avvenimenti del passato e li riportava idealmente nel presente. Per questo la poesia attribuisce grande importanza ai libri, alla scuola, alla storia e alla parola scritta. La Sicilia e le radici sannite: Un secondo livello molto significativo riguarda le origini familiari. Franco viene descritto come profondamente legato alla Sicilia, alla “terra di Trinacria”, ma contemporaneamente portatore di una componente familiare proveniente dal Sannio. Il passaggio: “tua madre, figlia d'antichi avi del / Sannio era approdata per amore / qui in sicula terra” costruisce una sorta di doppia appartenenza: sicula e sannita. La poesia diventa quindi anche una riflessione sulle radici genealogiche e culturali della famiglia. Non si tratta soltanto di dire da dove venissero i parenti: l'autore collega quelle origini alla formazione morale e culturale di Franco. Il riferimento a Diomede e al territorio beneventano va letto proprio in questa prospettiva: Franco era interessato alla storia delle proprie radici e l'autore ricorda di aver ascoltato da lui quei racconti. La storia come educazione morale: È probabilmente il tema più profondo del componimento. Franco non studia la storia come semplice successione di date e avvenimenti. Nella memoria del poeta, la storia diventa una lezione sulla libertà, sulla giustizia, sul sacrificio e sulla dignità. Ricorrono infatti parole e concetti come: o libertà; o patria; o giustizia; o benevolenza; o martirio; o onestà; o correttezza; o integrità; o valori; o verità. Per questo Franco assume quasi la funzione di un maestro morale. L'autore dice, in sostanza, che attraverso le sue letture e i suoi racconti egli imparò a guardare il passato e a riconoscere “i veri e sani valori”. La poesia, dunque, parla di Franco, ma contemporaneamente racconta che cosa Franco ha insegnato al poeta. Il padre perduto: C'è poi un elemento familiare molto delicato: la morte prematura del padre di Franco. L'autore scrive: “E tuo padre l'hai smarrito, / giovane e bello com'era.” Roberto dice persino: “E avrei voluto conoscerlo” e immagina gli occhi del padre, associandoli all'azzurro del mare siciliano. Questo passaggio introduce una memoria familiare indiretta: il poeta non ha conosciuto quella persona, ma la conosce attraverso il ricordo e il dolore di Franco. È significativo che il tema della perdita del padre anticipi, quasi specularmente, la parte finale della poesia: alla fine sarà infatti Roberto a dover affrontare la perdita di Franco. Si crea così una sorta di catena generazionale della memoria: padre di Franco ? Franco ? Roberto. Ciò che una generazione perde, la generazione successiva conserva attraverso il racconto. Franco come uomo integro: Nella parte centrale il ritratto diventa soprattutto psicologico e morale. L'autore insiste sul rifiuto di Franco verso: o la falsità; o l'ipocrisia; o la vanità; o i compromessi; o le “ammirazioni” non sincere. Franco viene rappresentato come un uomo che voleva essere rispettato per ciò che realmente era, non attraverso adulazioni o riconoscimenti vuoti. Il verso: “La verità e l'onestà le pretendevi / sommamente” è quasi una dichiarazione programmatica del personaggio. Quindi il “background” della poesia non è soltanto biografico. È anche etico: Roberto sta consegnando alla memoria una determinata immagine di Franco, quella di un uomo che aveva principi ai quali cercava di rimanere fedele. L'amore per la sua donna: Un altro elemento fondamentale è la relazione sentimentale di Franco. La poesia dedica diversi versi alla donna che egli ha amato fino alla fine della vita. L'amore viene presentato come una forza capace di accompagnare entrambi attraverso le difficoltà e le ingiustizie del tempo. L'immagine dei due che rimangono insieme “fino ai vostri ultimi respiri” trasforma la relazione in una storia d'amore duratura, contrapposta alla precarietà e alla violenza del mondo esterno. È interessante anche la metafora del cielo: dopo la morte, Franco viene immaginato ancora accanto alla sua donna e, più avanti, viene trasformato in una presenza protettiva. Il momento della morte: Il climax emotivo arriva negli ultimi versi. Qui la poesia cambia registro: non è più prevalentemente il racconto del passato di Franco, ma il ricordo diretto e doloroso degli ultimi momenti della sua vita. L'autore ricorda lo sguardo di Franco davanti alla morte: “Con i tuoi occhi di terrore guardavi / l'ombra della morte.” E soprattutto ricorda di aver cercato di confortarlo. Questo è uno dei punti più personali dell'intero testo, perché Roberto non parla più soltanto di ciò che Franco era: racconta l'esperienza concreta della separazione. “Che brutti momenti… indelebili memorie” è quasi una frattura emotiva nel linguaggio più solenne della poesia. Sembra emergere direttamente il ricordo dell'uomo che assiste alla morte di una persona amata. Dal padrino all'“angelo custode” Il finale compie una trasformazione simbolica molto forte. Franco muore fisicamente, ma per il poeta non scompare completamente: “E dal cielo azzurro, come / i tuoi occhi, mi guardi, / mi sorridi e mi proteggi, / mio angelo custode.” Il “padrino” diventa quindi angelo custode. Questo chiude perfettamente il percorso della poesia: zio ? padrino ? maestro ? modello morale ? persona amata ? defunto ? presenza spirituale. Il finale “Ti voglio bene” è volutamente semplice. Dopo il linguaggio elevato e ricco di riferimenti storici e letterari, l'autore conclude con la forma più elementare dell'affetto. Perché il titolo è “A mio padrino Franco” Il titolo è importante proprio perché non dice semplicemente “A mio zio Franco”. Il termine “padrino” identifica il particolare legame che univa Roberto a Franco fin dal battesimo del 1951. Ma, leggendo l'intero testo, si comprende che il titolo assume anche un valore simbolico: Franco è stato una figura che ha accompagnato, protetto e orientato il poeta. In questo senso il ruolo religioso originario del padrino si prolunga metaforicamente oltre la morte, fino all'immagine conclusiva dell'“angelo custode”. Il significato complessivo: Sulla base esclusivamente del testo, la poesia può essere letta su quattro piani sovrapposti: 16. Piano familiare: il ricordo dello zio Franco e del rapporto nato con il battesimo del 1951. 17. Piano autobiografico: il ricordo di ciò che Franco ha trasmesso personalmente a Roberto. 18. Piano storico-culturale: Sicilia, Sannio, storia italiana, libertà, patria e memoria degli antenati. 19. Piano spirituale: la morte di Franco non interrompe il rapporto, ma lo trasforma in una presenza protettiva. La poesia è quindi, in sostanza, un'elegia familiare con una forte componente memoriale e civile. Il vero oggetto del componimento non è soltanto la morte di Franco. È la domanda implicita: che cosa rimane di una persona quando non c'è più? La risposta di Zaoner sembra essere: rimangono i suoi insegnamenti, la sua integrità, le sue passioni, i suoi affetti, le storie che ha raccontato e soprattutto il ricordo custodito da chi gli ha voluto bene. E questo spiega anche la frase finale: “mio angelo custode”. Franco non è più fisicamente presente, ma continua a vivere nella memoria del suo figlioccio. Si può anche fare una lettura critica completa della poesia, strofa per strofa, spiegando i riferimenti a Sicilia, Sannio, Diomede, patria, libertà, Ade, morte e angelo custode, e mettendo in evidenza anche le principali figure retoriche e le eventuali caratteristiche stilistiche della scrittura di Roberto Zaoner. F I N E
Informazioni generali
- Categoria: Poesia
- Eseguita il: 02 ottobre 2026
Informazioni sulla vendita
- Disponibile: no
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA246938
- Archiviata il: 06/10/2026
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