Marina Sabbatini

pittrice

Marina Sabbatini, nasco aChiaravalle e vivo a Jesi

La passione per l'arte miaccompagna da sempre, per questo partecipo a lezioni con maestri diarte figurativa e mi iscrivo al liceo artistico Edgrdo Mannucci diJesi,sperimentando varie tecniche artistiche.

Successivamente frequentoin corso di un anno a Macerata specializzandomi nella pittura adolio.

Ho abbracciato questomondo affascinante dell'arte e partecipo ad alcuni concorsi pittoricitra cui al premio internazionale d'arte di Brera organizzato dalnetwork “pitturiamo” ottenendo l'attestazione per un anno dipittrice contemporanea della provincia di Ancona.

La mia prima mostrapersonale avviene a Macerata dal titolo “Fra passato, presente efuturo”

Proseguo il mio percorsopittorico partecipando a numerose collettive tra cui: Monsanonell'anno 2022, alla festa dell'uva di Cvupramontana nel 2023,successivamente a Morro d'Alba, Riccione, avente titolo: “Quasisilenzio, Stati di felicita' in Assenza di pensiero” ed ancora aJesi con la collettiva d'arte intitolata: “un mondo in Pace”,organizzata dalle Associazioni “Euterpe” e “CresciAmo”,patrocinata dal comune di Jesi.

Fino al 2025 la miatecnica pittorica e' ad olio, Posso definirmi un'espressionista, imiei dipinti sono sempre frutto di un processo interiore che sfociapoi in una tela, mettendo a nudo la mia interiorita'.


Il mare e' stato il miosoggetto preferito per molto tempo, infatti la mia successivapersonale in intitolera' “Foreste Marine” e avra' liuogo a Jesipresso il prisma di Federico Pace” il quale mi ha incoraggiato aproseguire questo percorso artistico.

Nel 2025 espongonuovamente a Cupramontana presso la casa “Raoul Bartoli” unamostra dal titolo “Armonia degli spezi e dei colori”. Qui le mieopere sono tutti aquarelli, una tecnica non facile ma che miappassiona molto oer la sua freschezza.


Ora qui in questa saladel palazzo dei convegni di Jesi ripropongo aquarelli e alcunidipinti ad olio, un vecchio amore mai sopito.


Tutti i miei lavori sonoincentrati sulla natura e il paesaggio marchigiano, la nostrabellissima regione mi stupisce sempre con le sue armonie e colori, dacui il titolo di questa mostra.


Quotazione

Critica ufficiale dI Federico Pace

 versi del titolo della mostra, presi in prestito da una poesia di Alda Merini, chiariscono all’istante non solo l’esteriorità pittorica ed il suo enunciato iconografico, ma anche la profondità poetica delle opere. I due elementi in questione, la terra e l’acqua, ci avvisano, indiscutibilmente, di trovarci davanti a qualcosa di immenso che va ben oltre la superficie. Siamo davanti ad un abisso geologico, al tripudio dell’azzurro marino che si sviluppa quasi in un monocromo. E così le nuvole, riconoscibili perché tutto viene espresso con un forte accento naturalistico, si dichiarano parte in causa sciogliendosi nelle acque del mare, in un’osmosi espressionistica che diventa compenetrazione scambievole del pensiero di chi si pone davanti all’opera. Una volta compresa l’intenzione di esplorare la dualità tra terra e mare, facendo emergere i due elementi come manifestazioni poetiche della natura e della vita stessa, bisogna però agire ancor più di pensiero, quasi come se si volesse usare una lente ed inquadrare, di rimando, il paesaggio umano; dopotutto, il mare si rivela sempre un amante misterioso, con le sue sfumature in costante movimento e le profondità insondabili. Ecco allora che nelle pennellate intense e fisiche, la terra si manifesta come una madre premurosa e gli strati di colore ocra si fondono delicatamente creando colline che trasmettono una sensazione di protezione e stabilità; onde e spighe danzano con eleganza in un momento di eterna commozione. Le acque si svelano come un viaggio infinito, un canto incessante; potrebbero essere le stesse onde che si presentavano davanti alla nave di Enea, che invitano alla contemplazione e all'esplorazione o anche quelle altrettanto avventurose di Melville: «Che cosa credi, tu che dormi? su, lèvati!» «Scosso nel suo letargo dall’urlo spaventoso, Giona barcolla in piedi e, salito in coperta incespicando, s’afferra a una sartia per guardare nel mare. Ma, all’istante, un maroso felino gli balza addosso scavalcando le murate. Ondata su ondata saltano così nella nave e, non trovando sfogo rapido, corrono muggendo a poppa e a prora, finché i marinai sono quasi annegati senza tuttavia andare a fondo. E sempre, mentre la luna bianca mostra dai burroni di vertigine nel buio del cielo una faccia spaventata, Giona atterrito vede il bompresso alzato puntare dritto in alto ma tosto abbattersi all’ingiù nell’abisso sconvolto». Si capisce che la ricerca pittorica dell’artista è in forte espansione e credo di poter dire che gli spazi siano alquanto ristretti, mi aspetto una decisiva dilatazione verso il monumentale ma anche verso uno sfaldamento dell’immagine che porterà inevitabilmente ad un espressionismo più marcato e stringente. Questi dipinti sono finestre aperte sull'anima del mondo, invitano gli osservatori a immergersi nelle profondità della propria esistenza, e ci si convince sempre più che ci sarà ancora tanto da vedere.

 Critico d'arte Federico Pace, 4 febbraio MMXXIV