Biografia

Formazione artistica

Pietro Pecorari nasce il 25 gennaio 1935 da una tipica famiglia contadina di Selci-Lama, un paese dell'Alta Valtiberina al confine tra Umbria e Toscana.

Ha iniziato a dipingere nel 1957 sollecitato dal prof. Gianni Angelini, direttore artistico della Perugina s.p.a.

Dal commento biografico di Tommaso Paloscia:
"L'itinerario artistico alle spalle di Pietro Pecorari appare come un assemblaggio di sforzi enormi, vale a dire di impegni faticosamente sostenuti dalla volontà fortissima e dall'intelligenza molto sottile, che erano "segni particolari" di una razza contadina ormai dispersa: svanita forse nella globalizzazione delle specie umane (...).

E qui bisogna necessariamente ricordare che Pecorari è nato veramente contadino (...) e il pochissimo tempo disponibile lo ha impiegato nell'esprimere la poesia che covava dentro di sé con versi liberi e disegni (...) che la fantasia gli suggeriva.

Ricordo quando, in un processo penale di tanti anni fa a Firenze (...) un contadino mugellano riuscì a rendere la sua testimonianza solo dopo avere ottenuto il permesso dal giudice di esprimersi in versi, sul ritmo di una cantilena di cui scandiva il tempo tamburellando con le dita sopra il banco della legge. E' un'immagine questa che mi riapparve nitida nella memoria quando incontrai per la prima volta il "pittore naif" Pecorari nella galleria fiorentina Arno diretta da Wanda Papini che esponeva i suoi quadri con entusiasmo. Era il 1969.

Sono trascorsi molti anni ma che Pecorari non avesse torto me ne sono accorto seguendo passo a passo l'evoluzione della sua pittura che oggi non è più primitiva avendo invaso l'area della raffinatezza con figure surreali, perfettamente inserite in un mondo "altro" orbitante tra la realtà e il sogno."




Tematiche

La sua pittura difficilmente classificabile secondo gli usuali cliché La sua vocazione rappresentativa esprime termini di denuncia: il fiore reciso, come alterazione di un equilibrio nella natura; l'oggetto amputato, come profanazione del compiuto; l'animale che si sublima, attraverso un ripiegamento su sè stesso, a segnare l'elemento della creazione... Ciò che il cuore detta, Pecorari narra impiegando gli strumenti evocativi dell'immagine pittorica: il colore, primo fra tutti, la forma, la prospettiva. Così il messaggio acquista tonalità soffice, evocatrice di leggende e misteri, tanto da sollevare l'osservatore oltre l'esperienza data, oltre il contingente, nell'irreale che si può definire metafisico.

Tecniche

CHINA, CHINA PASTELLO, OLIO SU TELA, ACQUERELLO

Valutazione artistica

La sua arte è un "respiro leggero" che aleggia rafforzato da un ambiente fisico e spirituale nel quale l'autore lavora, l'elemento misticheggiante che trapela quasi impercettibile e che, con sapienza pittorica, prende corpo e sostanza, si nutre di immagini aeree e delicate che si perdono nel nulla dopo aver percorso tutti i meandri dell'esperienza vissuta.

La sua originale tecnica pittorica, condizione tipica dell'artista autodidatta come lui, si avvale di questo: della purezza dei colori, della sincerità delle composizioni di quel lirismo in cui, a modo suo, dolce e sereno, racconta. Pietro Pecorari sa esprimere la sua verità con un modo poeticamente fuori da schemi ormai sopraffatti. Solenne nella predicazione favolosa, ma duro, incisivo, nella rappresentazione che non concede alla smorzatura, alla trasparenza, alla penombra.

La pittura di Pecorari ha trovato il sostegno della critica. Ha scosso gli apatici ed ha alimentato i semplici per la sua forza relazionale comunicativa che c'è e non si vede, che si coniuga incomparabilmente con quegli elementi magici surreali che vibrano di religiosità diffusa