Biografia

Formazione artistica

EDOARDO BARUZZI

Nasce a Forlì il 3 marzo 1941. Dipinge fin dalla prima adolescenza; dal '54 al '55 riceve i primi rudimenti di disegno e pittura dall'artista forlivese Eugenio Barbieri. Nel '55 partecipa al "Premio Campigna", ottenendo una segnalazione e, per via della giovane età, un premio speciale della Giuria.
Le scelte, prima scolastiche, poi professionali, lo porteranno ad intraprendere la carriera di elettrotecnico progettista, a cui sono legati i lunghi soggiorni in Basilicata, Milano, Roma, Libia, Egitto, Belgio, Iran, Tunisia, Cina, ecc.
L'amore per la pittura, trascurato per le esigenze lavorative ma mai sopito, lo induce, negli anni di residenza a Milano (sino al 1978), a partecipare a diverse collettive, spingendolo, poi, nel corso del soggiorno ad Anversa, a contatto con un fervido ambiente artistico, a scegliere di riprendere in mano, in modo continuativo, pennelli e colori, ai quali si voterà dal '94, non appena raggiunto il pensionamento.
Al suo attivo, oltre alle numerose collettive, anche alcune personali, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Ravenna, e soprattutto in Basilicata, ove spesso preferisce ritirarsi in tranquillità, a stretto contatto con questo territorio, che sin dall'inizio lo ha affascinato.


Tematiche

A cura di “ROMEO” per INARTE Forum, Il bar degli artisti, 24/05/2007 in relazione all'opera "Porta N° 13 - Ferrandina"

Le porte sono uscite o..entrate di storie mai vissute.Le porte della poverta' non nascosta ma vissuta con dignita' hanno i colori del tempo che non passa mai.Pittura questa che puo' essere letta in mille modi:sociale,di impegno o semplicemente nella sua essenza pittorica.Colori dolci,vivi che parlano e ascoltano come le composizoni concrete .Calcinacci di un muro che sembrano brandelli di discorsi incompiuti,di emozioni non vissute ma sofferte.Le porte del sud che raccontano storie di tragedie umane che languiscono come pezzi di intonaco che rivelano stratificazioni di generazioni in lotta con gli stessi problemi.Pittura-racconto,che questo artista riesce a chiudere in un pochi tratti di una composizione che sembra non seguire una logica costruzione,che nella sua staticita' esplode in un dinamismo mentale.E allora le immagini scorrono sulla tela come ombre di donne dagli scialli neri,o uomini che tornano dai campi sudati e si fermano un attimo su quella sedia appositamente messa li,e dentro casa il rumore di piatti di un desco povero,e i figli che aspettano....Il tempo si ferma in questa struggente immagine poetica di un tempo vissuto che si incarna nella pelle per sempre.Tecnica abilmente diluita nella ricerca del particolare,pigmenti usati come righe di un libro,pennelli che scivolano come matite,la pittura che si annulla nell'emozione viva di una bella tela.

Tecniche

Olio, Acrilico e Alchidico su tela/tavola. Trattamento supporti con sabbie, terre, stucchi e materiali di varia origine.

Valutazione artistica

Misure medio piccole: 300-600 €
Misure grandi fino 1200-1800 €

Bibliografia

Il tempo lento della natura

(sulle pitture lucane di Edoardo Baruzzi)

di Silvia Arfelli

Si può dipingere un sogno, un sentimento, un desiderio; lo si può fare con l’impegno assiduo e la gratitudine morale di chi adempie ad un compito sentito, una dichiarazione svelata, di intenti artistici e di rapporti profondi. E’ un po’ questa la lunga, ininterrotta storia che lega il pittore forlivese Edoardo Baruzzi alla Lucania, meta imprevista che la vita pose sul suo cammino improvvisamente, alcuni decenni fa, e da cui l’artista venne letteralmente conquistato; una terra perlustrata col gusto della scoperta, ancora oggi, giorno dopo giorno, nonostante i continui ritorni, e lo stupore di ritrovarsi, ogni volta, sotto un cielo diverso, sotto nuovi colori e nuove luci. E a quel mistero di cromatismi e luminescenze, che di questi luoghi rappresentano il dono più grande, Baruzzi ha consacrato tutta la sua pittura, dedicata prima agli uomini, ai volti scavati dal sole, agli usci e ai tipici viottoli dei piccoli borghi lucani, poi affrancandosi sempre più dalla figurazione realista per approdare ad esiti di grande impatto formale e di estrema modernità. Le opere di Edoardo Baruzzi sono spesso materiche, realizzate con stucco al quarzo e sabbie, in cui i pigmenti blu, verdi e rosacei, il biancore abbacinante delle case, restituiscono gli umori e le sensazioni di una terra scabra e brulla, che racchiude in Matera, nella valle del Basento e nei suoi paesaggi tutto il fascino dei sud del mondo. Da tempo la scelta pittorica di Baruzzi ha privilegiato la macrofigurazione, in cui agavi carnose ed in disfacimento, i calanchi e le argille che il paesaggio naturale modifica di anno in anno, diventano non solo il soggetto di opere dalle sfumature accattivanti, dall’ocra aranciato dell’orizzonte al verde-blu del cielo, ma incarnano anche tutta la difficoltà e la sofferenza del vivere in una terra che impone i suoi tempi, i suoi ritmi, la sua inesorabile legge, e che, forse proprio per questo, entra nel cuore e nell’animo dove fa scaturire altre sensazioni, altri colori: quelli della nostalgia e del rimpianto. L’arte di Baruzzi è parte integrante con la poderosa fisicità di questa natura: le ricercate sfocature degli sfondi, i colori saturi delle rocce e delle montagne, i netti contrasti di ombre, l’esasperante lentezza di una luce che tutto avvolge e trasfigura nei toni dominanti del viola o del rosa, a seconda dell’ora, a seconda della limpidezza del tramonto o dell’aurora. I dipinti di Baruzzi possono essere considerati come una teoria di momenti infiniti, di doni raccolti, pur con l’occhio del forestiero, che sa leggere, apprezzare ed interpretare un luogo forse più delle sue stesse genti. Della Lucania, Baruzzi cattura tutto il colore, tutta l’aggressiva bellezza della natura e l’incisività di un paesaggio che resta uguale a se stesso soprattutto nella rifrazione visiva e nella suggestione mentale. Una Lucania sognata ed evocata di cui l’artista rispetta le spigolose intemperanze del clima, le soffuse e imponenti prospettive delle montagne, le morbidezze dei paesaggi, le macchie degli ulivi. I suoi dipinti, oggi non estranei a percezioni informali, sono realizzati senza esitazioni; al nitore di un’immagine che non è più né narrazione, né riproduzione dal vero, si sostituisce l’interpretazione poetica e sentimentale che portò Baruzzi, nel 1996, ad intitolare la mostra personale “La mia Lucania”, proprio come atto d’amore e di generosità nei confronti di una terra che conserva intatte le passioni e i miti della propria storia. Dalle case di Ferrandina, dalle vedute dei sassi, gli esseri umani sono praticamente scomparsi: Baruzzi dipinge la natura, e nei particolari, negli effetti trasfiguranti che alludono ad una drammaticità antica, c’è tutto il dolore della condizione umana, in una terra aspra e splendida al tempo stesso; le agavi esplose dal sole, le brulle fenditure dei calanchi, come ferite aperte nel fianco della montagna e la semplicità, povera ma intensa, di una vita che pulsa dal passato e che sembra esistere soprattutto nella memoria e nell’eternità del ricordo. Nella pennellata poderosa che pare interrompersi bruscamente, nella pastosità del colore spatolato, nella luce calda che determina volumi e profondità, c’è tutta l’armonia espressiva di una pittura che si esplicita in un lirismo profondo, in una ricchezza cromatica e formale che punta all’emozione e alla consapevolezza, per tramutarsi in omaggio e tributo, nella trasformazione continua del processo creativo.