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Fulvio Martini, l'eretico. di Raffaele Bozzi In antico eresia era l'idea nuova,un inno alla creatività ed alla fantasia dell'uomo per il progresso della specie. Ma ben presto il potere usò la politica e la religione e con esse le leggi,le regole e le norme ed eresia fu ogni tentativo di mettere in discussione quanto stabilito per mantenere tutto e chiunque sotto controllo. Contro l'eresia fu usato il rogo, la forca, il carcere: rimedi costosi e spesso impopolari. In alternativa il potere escogitò altri strumenti:la MODA, il MITO, il RITO...il sangue cessò di scorrere, fu bandita la tortura fisica,perirono le idee e le eresie. Se Diogene, accendendo la fiammella della sua lanterna, recitava pateticamente "cerco l'uomo", la Società odierna, spengendo ogni luce, grida ai quattro venti "cancello l'uomo" con le sue caratteristiche, le sue diversità, la sua ricchezza "eretica" capace di creare e lasciare un'impronta di progresso umano nei suoi simili. Anticamente nei teatri greci o latini, l'uomo con la maschera parlava per il potere politico e religioso ed indicava la strada maestra da seguire. Finalmente nel teatro e nella vita, dopo secoli di lotte, l'uomo riuscì a togliersi la maschera, scoprì che lui stesso, in prima persona, poteva interpretare le leggi e le norme e con il suo IO poteva pronunciare e proporre la sua "eresia". Oggi l'uomo è stato convinto a portare di nuovo la maschera per un potere che non è più democratico o politico e neppure religioso ma esclusivamente economico-tecnologico, un potere che non è più di un popolo o di una singola tribù ma che rende schiavo tutto l'universo. La maschera rende globali gli esseri umani, uno simile all'altro, zombi viventi in un mondo che ha dimenticato la natura, fra popoli che non amano più la vita ed hanno abolito "l'eroismo del vivere". I quadri di Fulvio non sono affatto "eretici", rappresentano il quotidiano e la norma. I personaggi che li popolano riempiono la loro mente vuota con bolle piene di "aria",si nutrono del "nulla" barattando il reale con il virtuale. Leggiadre fanciulle ed attempate matrone si tatuano sulla fronte il marchio dell'omologazione sfoggiando vesti, calzature borsette e gioie a cui una firma abbia dato "nobilitade"; potenti in nome della politica o di una religione violentano non solo la tua libertà ma anche il tuo corpo ;le carceri non hanno chiavi ma neanche vie di uscita ed in queste l'uomo deve consumare la sua condanna di vivere in isolamento; ogni uomo è condannato a produrre ogni giorno la sua dose di maleodorante sterco che ucciderà il pianeta e esso stesso si trasformerà presto in scarafaggio "stercoraro". Ognuno partecipa quotidianamente alla saga e non trova il coraggio di dire no, di tirarsi indietro ricercando se stesso,la propria creatività, fantasia ,libertà e gioia di esistere.In questo mondo dall'eterno Carnevale dove è più importante "videri quam esse" la maschera è d'obbligo ogni giorno. Questo è normale, rientra nelle regole e nel programma di sviluppo che l'uomo si è dato e persegue e quindi non è ERESIA, l'unico eretico è Fulvio novello Berenger. *** L'umorismo di Fulvio non svela solo il senso comico della vita, ma anche il suo senso intimamente tragico nel significato di insolubile,inevitabile. Con le sue pitture, Fulvio dice la verità nel paradosso.Riesce a comunicare la divergenza fra il reale e l'ideale, gioca il possibile e l'impossibile nel fatto e nella norma, genera associazioni di idee, immagini e situazioni lontane; dal loro attrito nasce il comico che, talvolta, può indurre alla consapevolezza ed alla reazione. E, d'altra parte, come aveva evidenziato Leonardo Sciascia in una intervista, l'eresia è di per sé una grande e bella cosa. Colui che difende la propria eresia è sempre un uomo che tiene alta la dignità dell'UOMO. Bisogna essere eretici, rischiare sempre di essere eretici, altrimenti è proprio finita. C'è sempre nel potere che si costituisce in fanatismo o che con blandizie ti convince a rinunciare alla tua singolarità ed ai tuoi diritti esistenziali, questa paura dell'eresia. Allora ogni uomo, ognuno di noi, per essere libero, per essere fedele alla propria dignità deve essere ERETICO. Leggi tutto»

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Scritto il 13/05/2010 - Questo libro nasce da un’insoddisfazione: di un artista che ne ha abbastanza della falsità della critica e di un critico che ne ha abbastanza della falsità dell’arte. E’ bastato uno sguardo, ed entrambi hanno convenuto che ormai la situazione è troppo seria e insieme troppo ridicola per continuare a giocare all’artista e al critico. Così invece di fare un catalogo di dipinti con gli appropriati c [...] Leggi tutto»