Biografia

Nel 2000 il pittore Giuliano Ziveri, testimone del proprio tempo, abbandona improvvisamente la tecnica materica che caratterizzava i suoi lavori, grandi tele con velature acriliche sovrapposte in primordiali suggestioni (i “Paesaggi dell’Io”, all’epoca molto apprezzati a Parigi), per avventurarsi da pioniere nel labirinto dell’innovazione digitale, sotto la spinta di un’ispirazione radicale, ribelle a qualsiasi forma di compromesso.
Senza dimenticare le proprie origini, impregnate di tempera e pastello nel gesto “classico”, ma prendendo le distanze da esse, Ziveri volta pagina: conclusa l’esperienza francese, si apre a nuovi orizzonti, correndo il rischio, come ogni precursore degno di questo nome, di essere inizialmente incompreso.
Elabora una tecnica originale e personalissima, che in una serie di passaggi dal reale al virtuale, moderne trasmutazioni alchemiche mediate dalla luce, trasforma il Noto nell’Ineffabile, mostrando sul palcoscenico cangiante di numerose esposizioni ciò che si cela e brulica dietro le quinte del “Visibile”. Tecnica che, nel giro di qualche anno, sposterà in altri paesi europei, ma soprattutto in Germania, il raggio d’azione e di movimento dell’artista.

Formazione artistica

Giuliano Ziveri nasce a Parma il 19 agosto 1955. Compie studi d’arte, motivato e stimolato già in giovane età dalla conoscenza diretta della persona e del lavoro di Goliardo Padova. Crescendo si avvicina a un’altra figura di spessore dell’ambiente dell’arte parmigiana dell’epoca, Giacomo Mossini, dal cui insegnamento apprenderà e consoliderà tanto la padronanza delle tecniche pittoriche che la familiarità con i materiali e i processi fondamentali di quella professione del restauro che lo accompagnerà per tutti gli anni Ottanta.
Proprio grazie all’attività di restauratore, verso la metà degli anni Ottanta farà la conoscenza di Carlo Mattioli, già all’epoca riconosciuto come uno dei grandi maestri dell’arte italiana del ‘900. Stringendo con Mattioli un rapporto che durerà fino alla morte del maestro nel 1994, costruirà con lui una collaborazione di carattere e scambio tecnico che si svilupperà poi in una continuità di ricerca maestro-allievo: posizione primigenia di contestualizzazione del lavoro di Ziveri nell’Arte contemporanea, un’origine ideale dalla quale nel corso di pochi anni scaturiranno i cicli di opere delle “Cortecce”, dei “Relitti” e infine dei “Ritratti possibili”, ispirati in misure diverse al concetto di matericità propria di Mattioli. Nel contempo farà esperienze di insegnamento nei primi anni Ottanta negli Istituti d’Arte di Parma e Piacenza e nella seconda metà degli anni Novanta alla scuola privata Laura Sanvitale di Parma, interessandosi e intraprendendo parallelamente collaborazioni nell’ambito dell’Arte-terapia.
Al termine di questo periodo risalgono le prime elaborazioni del ciclo dei “Paesaggi dell’Io”, opere che lo accompagneranno nelle prime frequentazioni ed esposizioni personali a Parigi e che riconosceranno una propria naturale evoluzione nel ciclo “Tra ombra e luce”, a fronte di una nuova esplorazione delle tecniche digitali. Dall’esposizione del nuovo ciclo “Tra ombra e luce” del 2001, Ziveri ha ampliato la propria ricerca figurativa e tecnica coltivandosi nell’attenzione alla contemporaneità, agli elementi digitali, alle istanze di indagine umana e scientifica più problematiche e attuali a noi più vicine, vedendo nuovamente riconosciuto il proprio lavoro fuori dall’Italia, in Francia, Germania e Grecia.

Tematiche

Dai paesaggi animici all'olocausto, dalla genesi alla rivisitazione dei capolavori della storia dell'Arte

Tecniche

tecnica attuale: mista pittorico-digitale su supporto personalizzato

Valutazione artistica

assai stimato all'estero, Giuliano Ziveri ha ricevuto critiche positive, oltre che in Italia, in Francia, Germania e Grecia

Attestati / Premi

1° Premio Concorso Nazionale di Pittura e Arte con tema "Strukturn" a Dortmund, rappresentato dalla "Galerie Tijiani" (nov.2005)