Biografia

Cenni biografici

- Riccardo Battigelli nasce a Firenze nel 1933..
- Proviene da una nota famiglia di Architetti e artisti originaria di Trieste. Dal padre Ingegnere e dal nonno Architetto (fra altri numerosi lavori di suo nonno, sono il Museo Egiziano del Cairo iniziato nel 1887; la prima Diga di Asswan, sul Nilo, inaugurata nel 1901, concepita in modo di salvare i resti delle grandi opere Egizie e i valori benefici del limo del Nilo.) ha ricevuto conoscenze e valori che sono stati determinanti nella sua formazione e professione.
- Nel primo dopoguerra la sua famiglia si trasferisce a Bologna
- Compiuti gli studi di Pittura e scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna e di Architettura a Firenze, fin dagli anni ‘50 si dedica, con molto interesse, particolarmente alla pittura.
- Ha eseguito ed esposto dipinti e disegni in Italia, Europa e Stati Uniti fino a circa il 1966.
- Sue opere di quel periodo sono in numerose collezioni private e in alcune Pinacoteche. In quegli anni ha eseguito anche lavori di scenografia, scultura, architettura e restauro, in Italia e nel nord dell’Africa.
- Quasi eclettico e spesso imprevedibile, Riccardo Battigelli era già di una certa notorietà, nell’ambiente bolognese, negli anni fra il 1950 e il 1965. Le sue qualità artistiche, furono da subito considerate dai critici bolognesi, Arcangeli, Lidia Mandelli, l’allora esordiente Renato Barilli ed altri, assai meritevoli d’interesse, al passo con i tempi.
- Le sue tematiche artistiche, anche se correlate con il subbuglio delle nuove correnti nascenti, erano incondizionate e dissenzienti da quei clichè di gusto provvisorio che lo stesso Battigelli definiva <…..momentanee mode, spesso pericolose all’arte. >.
- Lavorando con impegno e con la sua nota riservatezza nel proprio atelier di Bologna, ha prodotto, in quegli anni, una notevole quantità di opere.
- Delle opere superstiti di quella giovanile produzione, ora sparsa in varie collezioni private, anche estere, se ne riportano alcune impressioni dedotte anche da documenti di quegli anni bolognesi.
- Agli inizi del 1970. tornato in Italia dopo un periodo di lavoro negli Stati Uniti, si stabilisce in Toscana dove si occupa di agricoltura, di studi sull’ambiente e di allevamento e l’addestramento di cavalli.
- Nel 1966 aveva dovuto sospendere ogni attività artistica che potrà riprendere solo nel 2003, dopo oltre trent’anni di sofferta assenza.

- Si era dovuto forzatamente estraniare, suo malgrado, dall’ambiente artistico e dai contatti con i suoi protagonisti, ma restando sempre unito con l’anima e nostalgico pensiero al suo vecchio mondo della professione artistica, ai Maestri e agli amici Artisti di quel suo primo periodo di attività nell'arte.
- La scelta del mestiere di Cowboy e di Allevatore che “si costrinse a fare” (impegnando un’altra sua peculiarità: l’amore per i cavalli e la natura), a causa di pesanti eventi familiari, fra cui il doloroso annullamento del matrimonio, la chiusura del suo atelier bolognese, la angosciosa e dolorosa lontananza dai tre figli, ecc., non gli impedì, tuttavia, di mantenere un filo conduttore “trascendente” e sentimentalmente spirituale con la sua primaria dedizione professionale.
- Durante il suo peregrinare in Africa e in America, ha prodotto schizzi e “appunti”. Molti li ha realizzati direttamente dalla sella, cavalcando dietro alle mandrie nei pascoli del New Messico.
- Da quel materiale grafico traspaiono esperienze di vita, visioni di luoghi ed eventi per noi insoliti. Sono le impressioni di fatti, luoghi, animali, oggetti che l’artista utilizzerà per elaborare alcuni suoi nuovi lavori, attraverso il “filtro” del complesso tessuto di memorie delle emozioni vissute e della sostanza dell’arte......"

Formazione artistica

La formazione artistica

- Nel corso dei suoi studi artistici, fra il 1948 e il 1957, all’Accademia di Belle Arti di Bologna (città nella quale ha vissuto fino al 1966) , fu allievo dell’amato Maestro Giorgio Morandi e di Pompilio Mandelli per la pittura e l’incisione e da Natalini per la scenografia . A Firenze, alla facoltà di Architettura ebbe importanti conoscenze e apprendimenti da Giovanni Michelucci e da Gamberini per l’Architettura.
- Un carico invidiabile di conoscenze nell’arte che ha acquisito da grandi Maestri.
Nei soggiorni estivi ad Ardenza, presso Livorno fra il 1950 e il 1953, fu in contatto con Paolo Ghiglia, Filippelli e con altri pittori della post-eredità di Giovanni Fattori, esponenti di quella vivace ”rinnovata congrega pittorica” livornese sempre attiva in quella città . Ebbe modo di arricchirsi nella conoscenza dei Macchiaioli, affinando l’istinto realistico attraverso le forti interpretazioni della natura e delle sue verità percorse G. Fattori. Scoprirà importanti analogie fra l’Impressionismo e il maestro Livornese.

- In Versilia s’incontrò spesso con il poeta Vittorio Grotti, al quale era legato da profonda amicizia e condivisioni di interpretazione degli aspetti e dei modi “di soffrire” per l’ arte; per la qual cosa Mario Lisi, in una lettera del 1965 gli scriveva che ebbe ad <“….aver dubbi su quanto voi due possiate far testo a proposito dei giovani d’oggi perché nelle vostre diversificate arti accomunate, ciò che mi fa sentire che non siate proprio quei <monstrum> che pensate di essere, ( sorvegliati come siete nei vostri estri dai vostri più vissuti colleghi invidiosetti), è il fatto che vi sia concesso il piccolo ancoraggio dove si dibatte la navicella del vostro malumore……”>.
- Quei “colleghi invidiosetti”, (invidiosi forse per i successi dei due col gentil sesso) era quel folto stuolo di pittori e poeti che si riunivano al Chiostro di San Lazzaro a Camaiore o “salottavano” sulla spiaggia del Forte……- Fra loro erano: Bueno, Liberatore, Tamburi, Possenti, Attardi, Treccani, e molti altri, coi quali i nostri due giovani artisti avevano prolifici scambi di interesse culturale – "


Tematiche

Le tematiche
(alcuni brani tratti da recensioni ecc.)

- I nuovi lavori di Battigelli aspirano ad essere un messaggio emesso umilmente ma anche con passione intensa. Cerca di effondere la rilevanza essenziale delle emozioni derivanti dalla visione reale, estetica ed emozionale della natura.
- Intende emanare il piacere, la tensione emotiva o il dramma celato e rievocabile insieme alla soddisfazione del gusto della forma “pura” emergente dal rapporto fra colori, luce, linee e forme nello spazio emozionale.
- “ Un Paesaggio, un Fiore, un Albero, gli Oggetti, i Borghi e i Casali, un Tramonto, le pietre, le acque, gli Animali, le Nuvole, spesso anche la Figura, il Ritratto e le Immagini Sacre, diventano i temi di fattori stimolanti; di soggetti contemplati, causa di contenuti scardinati dalla realtà apparente e oggettiva. Diventano, infine, anche argomenti, convertiti dalla sensazione emotiva della visione, passata attraverso al filtro dei ricordi; divengono narrazioni riflesse anche nell’ironico stagno della memoria.
- A chi guarda questi dipinti, è trasmesso, in qualche modo, un messaggio trascendente di quella immagine da lui stesso percepita; si sente ricondotto verso qualcosa del proprio passato, o di un larvato presente confuso dal caos del quotidiano; oppure un riverbero offuscato delle incognite del futuro.
- I Paesaggi, sono spesso immagini che, per cause di umani eventi, potrebbero non più essere in quel modo: rischia di mutare nel futuro l’esistere di quella Natura che è stata il trionfo del Creato, elargita a beneficio dell’uomo……-
- Il Paesaggio racchiude in se, da sempre, la magnificenza di tanto incanto; ma il succedersi inesorabile degli umani eventi ha prodotto aspri mutamenti alla magnificenza e armonia della visione.
- “….spesso, nei dipinti dei suoi paesaggi si ritrovano anamnesi e testimonianze di percorsi di vita di coloro che hanno preceduto il futuro…”

- "......Oltre a subire il fascino della poesia del suo maestro Morandi, prova una forte ammirazione per Claude Monet per la sua tendenza a scorporare la forma in un pulviscolo di vibrazioni luminose. Battigelli Osserva con interesse Pierre Bonnard per la sua magia nel rapporto di luce e colore tra gli oggetti e resta soprattutto affascinato dalla pittura di Paul Cezanne per il suo credere nei valori universali dell’arte e per situare la natura in un’impostazione “organica” della poetica e della realtà; sentimento, questo, al quale Battigelli si sentirà sempre collegato e ne manterrà costante un legame sentimentale congiunto al lirismo del suo amato maestro Morandi.
- Nonostante gli apprendimenti ricevuti da quei maestri , Battigelli ha da loro appreso le tecniche del mestiere e le tematiche filosofiche ma ha saputo convertirle alle sue proprie intenzioni senza cadere nelle tentazioni di imitazioni, sapendo contenere i suoi limiti d’arte nella sfera delle sue personali ideologie filosofiche e attitudinali.
- Tra i giovani pittori degli anni del post-dopoguerra, Battigelli è libero dalle influenze post-picassiane e dalle altre tendenze di moda in quel periodo. Non ha ceduto ai simbolismi e onanismi intellettualistici precostituiti ed evade le polemiche di carattere sociale e politico della moda imperante in quegli anni.
- Del resto non sarà mai veramente legato ad alcun movimento o tendenza, pur percependone le esistenze. Piuttosto peccherà sempre di “eremitaggio”.

- “Nelle composizioni di Battigelli è evidente la ricerca di un rigore architettonico negli equilibri delle composizioni, senza mai soggiacere alla “monotonia” ieratica del maestro Morandi né indursi a imitazioni formalistiche.
- Scoprirà anche la forte e affascinante personalità di Giovanni Fattori e ne rimarrà attratto non solo per i grandi valori pittorici ma anche per quelle analogie della “narrazione” e dei soggetti “documentali” che poi scoprirà negli artisti della Western Art Americana. ...."

Tecniche

Le Tecniche
(Cenni ad alcune delle tecniche utilizzate)

Utilizza un po’ di tutto: Pittura a olio, Tempere ad acqua ed a olio; fondi con impasti tipo intonaco; matite, carboncino, acquarello, penne, lastre incise; Tele, cartoni, legno, argille; Minerali terre e pietre polverizzate.- Oppure anche bacche, parti vegetali, filo di ferro, scarti di mascalcia – Sostanze pigmentose fuse a fuoco su lastre di legno inciso - Insomma; qualunque materia può servire per esprimere l’arte.
- Affinché il risultato finale sia realmente un’opera d’arte è dato da ben altri fattori che non la materia o la tecnica impiegata.

- “……le immagini sacre di Battigelli s’inseriscono in punta dei piedi nel contesto della spiritualità Cristiana. In alcune sculture, a volte utilizza una materia umile come il filo di ferro di recupero e le fa assumere, come nella Crocifissione nella Chiesa di San Pietro a Sughera, in Val d’Elsa, l’espressività spirituale del dramma glorioso del supplizio di Cristo, liberando l’immagine dalla materialità corporea e restituendo, invece, la sublimazione della assoluta trascendenza del mistero della Trinità.
- “…….si ha la visione di una specie di “grafia” spaziale, composta dall’umiltà della scelta di un semplice materiale di scarto, com’è il filo di ferro utilizzato nelle balle di fieno, forgiato e modellato come tratti di penna, per riuscire a riconsegnarci il senso altissimo dell’umiltà di una materia che diventa sacrale nella figurazione del corpo esanime del Cristo, abbandonato dall’Anima, ma che tornerà corporale nel mistero della Resurrezione e del sacro Spirito nella grandiosità dell’Ascensione e del Mistero della Trinità.”
(Da “la Nazione” - i.p.-)

Valutazione artistica

Cap X°
IL PERIODO BOLOGNESE E LE ULTIME PRODUZIONI: CONSIDERAZIONI A CONFRONTO
Nel Battigelli degli anni 1950 e ’60, esplode il senso lirico del colore.
Sono armonie cromatiche che si abbandonano sulle sue tele con una freschezza e immediatezza, con ritrovata serenità dopo le più “castigate” esperienze di scenografo e costumista.
Nelle opere fra il ’52 al ’67, è presente una personale funzione essenziale del colore e delle cromie che, più di una espressione lirica, diventa elemento costruttivo dell’immagine; determina la scansione delle forme, il senso architettonico dei componenti cromatici, la significazione del reale e la profondità dei piani.
La liricità dei maestri impressionisti viene riforgiata da un rigore concreto, ridotto all’essenziale dalla pennellata o dal segno ma sufficiente a dare identità Emotiva e Figurativa al contenuto.
Si percepisce l’emozione che il Battigelli capta dagli elementi naturali a lui cari e ci riconsegna le immagini di paesaggi, alberi, acque, cavalli, boschi, oggetti e figure; sfiorano il senso dell’epico e del sublime che Battigelli capta dal fenomeno della realtà visiva, elaborata dalla funzione emotiva che si ricompone in un ordine rigoroso, non imposto né voluto intellettualisticamente per una esigenza teoretica, ma che è generata dall’osservazione emozionale, penetrante e acuta del pittore, del quale rimpiangeremo quel trent’ennio di silenzio.
In molte opere con paesaggi e nature morte dove è assente la figura umana o degli animali, si percepisce comunque il loro esistere dietro il biancore di muri, nei profili di casali o nelle forme semplici di umili oggetti.
I paesaggi, a volte selvaggi, con alberi sparsi e cipressi solitari sparsi su colli arsi dal sole o pressati contro cieli di tempesta, si ergono guardiani dell’infinito e del “mistero”; sono come sentinelle del tempo e “memento” agli uomini di buona volontà perchè si prodighino a non voler cambiare il mondo e la natura ad ogni costo.

Nel 1954 Battigelli fù invitato ad esporre cinque opere alla Galleria San Fedele di Milano e incontrò vari pittori milanesi. E. Morlotti rimane favorevolmente colpito da quella particolare costruzione cromatica e emozionale delle opere
del giovane pittore che si mostrava già capace di inserirsi nelle tematiche delle tendenze del momento sapendo mantenere il ruolo di un figuratismo personalissimo, elaborato e autonomo, capace di trasmettere un appello emozionale sui valori della natura.
Sembra che Morlotti abbia confidato al pittore bolognese Pompilio Mandelli che il Battigelli, con le opere esposte a Milano, stava inspiegabilmente anticipando certe tematiche che lui stesso aveva pensato di elaborare. < Forse, - gli rispose Mandelli, < il Battigelli sta percependo in anticipo il giusto segno dei nuovi tempi>

Nel 1956 è invitato a esporre sei opere alla Number One Art Gallery a New York.
Nell’anno precedente aveva esposto a Firenze alla Galleria Numero, a Rimini, a Milano e a Bologna riscuotendo l’interesse dei critici, come Arcangeli, Gnudi, Lidia Mandelli e altri.
Le opere esposte a NewYork furono tra le meno “figurative” della sua produzione di allora. Hanno corrisposto alle intenzioni del gallerista e giudicate dalla critica newyorchese “…opere d’avanguardia che segnano un punto fermo nell’equilibrio fra il realismo e l’informale, fra l’arte americana e l’Europa…” (Fiamma Vigo, NY.Time).
Alcune delle opere esposte a New York furono trattenute dalla Galleria per “spese di esposizione” .

Sono trascorsi oltre trent’anni di “forzata assenza” di Battigelli dalla scena dell’arte che certo ne ha fermato l'evolutività, il successo e la notorietà.
Ora dobbiamo confrontarci tra la prima parte della sua produzione e le “nuove” ultime opere che, con una sorta di timida umiltà, ma acutezza di indagine, va riproponendo nel suo ultimo periodo.
Se si identificano due modi di esprimersi, attraverso i quali resta pur sempre immutata l’ansia creatrice, anche se mutevole per l’adozione di tecniche e materiali diversi, tuttavia emerge fortemente l’amore per la natura, il desiderio di immergere in lei ogni angoscia e ogni peccato dell’umano esistere.
Battigelli fa trasparire i contenuti con facile immediatezza e ritrova il sapore di complesse emozioni dove le immagini si costringono all’immobilità, coperte dalla polvere, emblema dell’inesorabilità dello scorrere del tempo sugli oggetti delle nature morte e nei paesaggi dal 2004 al 2007,
Dall’insieme segnico e della gestualità della pennellata si forma pur sempre la esattezza contenutistica della forma reale e riconoscibile, individuata nel panico e nelle angosce della vita contemporanea e universale, ma c’è sempre, palese, un atto di Fede e di omaggio al Creato.
In molti contenuti delle sue opere si intuisce l’esistere di uomini, animali, fiori e cose anche quando non sono raffigurati. Sono le apparenze e le speranze di uno scorrere vitale nel quale l’artista vi è immerso per sentire di vivere, per amare la vita e farla amare nel suo impulso più originario e nella miracolosa ricchezza e bellezza delle sue forme.
Gli impasti cromatici, le fusioni materiche esclusive e i disegni di Battigelli si ricomporranno sempre in una immagine vera che emana un sentimento di melanconica dolcezza o di rabbia repressa ma che riesce a celebrare la bellezza della realtà, minacciata pericolosamente su tanti fronti ma non nel subconscio della moltitudine delle genti alle quali l’artista si rivolge con l’umiltà del suo messaggio multiforme, compiendo un atto di amore che ci dona, che cerca di far scaturire dall’immobilità senza tempo delle “architetture” delle nature morte e dalle melanconie dei suoi paesaggi, dei tramonti, degli alberi solitari e dei suoi cieli tempestosi, ammonitori di assiomatici eventi, o rossi nel fuoco di tramonti che sembrano evocare uno stanco romanticismo ma che, invece, sono il forte e deciso ammonimento del ciclo cosmico del tempo che compie, inesorabile, il suo eternale percorso.
Nelle “nature morte” di Battigelli, (così come fu in quelle di Morandi, ma con altre elevate poetiche) gli oggetti si dispongono in un insieme architettonico meditato, che scaturisce spontaneo dall’animo dell’artista proprio per quell’amore di una scansione spaziale misurata e meditata dalla quale si manifesta una acquietata spiritualità classicamente equilibrata. Composte da semplici oggetti e da appassiti fiori rinsecchiti e impolverati, quelle naturemorte sono la testimonianza dello scorrimento ineluttabile del tempo. Attraverso colori, segni e pennellate appena accennate o vibranti, producono un dialogo sommesso scovato fra le nostre memorie di cose poste in una composizione corale in cui le ombre frantumano lo spazio, comprimono il tempo su se stesso e denunciano l’antico utilizzo umano rivelandosi come reflui di una umanità scomparsa: come beni di una civiltà estinta.
Sono spesso soggetti che inducono a farci riflettere la necessità del rispetto per le cose e le genti del passato, che ancora ci circondano per concretizzare il rispetto e l’amore per il prossimo e per le cose e gli eventi del futuro.
La pittura e i disegni di Battigelli sono anche creazione di immagini che traducono e interpretano la visione del mondo naturale, delle memorie e della natura delle cose, “scavando” nelle loro apparenze le emozioni che sopravanzano l’immagine formale

Bibliografia

RICCARDO BATTIGELLI
‘’La forma pura che s’ impadronisce di uno spazio interiore’’
Artista nato e cresciuto con la passione del disegno la cui padronanza lo porta a dipingere opere molto appaganti.
Raffinatezza nei suoi colori è il timbro che lo distingue. Un figurativo moderno, (meglio definire ‘’fuori dal tempo’’), che grazie al continuo contatto fisico con la natura porta l’artista al “reale” in un contesto amoroso per la tradizione del ‘’figurativo’’.
L’artista si è misurato in Italia, In Europa e anche negli Stati Uniti. Discende da famiglia friulana di architetti e ingegneri. Allievo di Giorgio Morandi, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e alla facoltà di architettura di Firenze.
Alla sua lunga attività artistica si sono interessate autorevoli personalità della critica e della cultura con favorevoli consensi.
Quest’artista stabilisce una relazione profonda fra i toni, i colori e le forme; le sfumature rispondono all’ ‘’espressività del sentimento’’ completandosi fino a formare il contenuto all’interno di un’unità cromatica esaltata dalla solidarietà (complicità) della luce.
Pittore dalla pennellata incisiva, perché ‘’dietro di essa’’ riesce a fissare sentimenti e poesia del tempo passato, che supera il presente e si proietta nel futuro ..……
Freschezza di espressione e precisione dell’osservazione sono notevoli. Una pittura varia, raramente ripetitiva, sempre ‘’ armonica ed equilibrata ’’; un pennello docile e delicato che attiva l’osservatore coinvolgendolo nella pulsante poetica passionalità.
Realismo e surrealismo s’incontrano spesso nel realismo delle opere del Battigelli, grazie all’armonia e all’equilibrio con cui esegue i suoi lavori.

Nella Guelfi – Presidente dell’ Associazione Culturale: Casa del Pittore, dello Scultore e del Poeta – Montecatini T. - PT

<< CIPRESSI PER DUE>> di Riccardo Battigelli (olio su telato cm 50X35 - anno 2005), opera modesta ma pur di significative emozioni, è stata prescelta dalla Pianista Professoressa Maria Clara Monetti per la Copertina della suonata per pianoforte “Cipressi”, composta nel 1920 dal Maestro Mario Castelnuovo Tedesco ed eseguita dalla stessa Pianista per le commemorazioni del Maestro nel Giugno 2011.

M° Mario Castelnuovo-Tedesco: ‘’Cipressi’’ (1920)

PER ASCOLTARE LA SUONATA cliccare su:
http://www.youtube.com/watch?v=E34t8uLbo9s&feature=player_detailpage

Caricato su YouTube da TheWelleszCompany in data 19/lug/2011
in occasione delle commemorazioni del Maestro Castelnuovo Tedesco, il 19 Luglio 2011.
Musicista: Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968): Cipressi, per pianoforte (1920).
Mariaclara Monetti, pianoforte. - Cover image: painting by Riccardo Battigelli.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

RICCARDO BATTIGELLI – PITTORE DEL SILENZIO E DELLA LUCE –
- E’ di stirpe Friulana ma nasce a Firenze il I° marzo del 1933 da famiglia di tradizioni artistiche e di architetti e ingegneri.
- Compie la sua formazione artistica all’Accademia di Belle Arti di Bologna e alla Facoltà di Architettura di Firenze. E’ stato allievo dei Prof.ri Morandi, Mandelli, Manaresi, Natalini Michelucci, Gamberini e altri. - Fino al 1968 espone dipinti ed esegue lavori di design e scenografia in Italia, Europa, Nord Africa e Stati Uniti.
- Consegue riconoscimenti di critica e alcuni premi, fra cui il Premio San Fedele del 1955 a Milano, un premio alla Nomber One Gallery a New York nel 1956 e altri. - Di quel periodo ci sono opere in Collezioni private e pubbliche. -
- A causa di dolorosi eventi familiari, dopo un periodo di grave sconforto, chiude lo studio di Bologna e va in USA. Tornato in Italia si trasferisce in una Fattoria in Toscana e dagli anni ’70 si dedica ad attività di ranching, di ecologia e di particolare didattica equestre finalizzata alla conoscenza della Natura e dei Valori del Paesaggio tramite il cavallo quale coadiuvante fondamentale per l’escursionismo dedicato alla conoscenza e scoperta della Natura.
- Nel 2003, dopo trentasei anni di assenza dall’attività di pittore, ceduto il Ranch, si ritira in un remoto casolare sulle colline Valdelsane e torna a dedicarsi a pieno titolo all’arte.
- Esegue opere Sacre, Paesaggi e Nature Morte nelle quali cerca di esprimere le possibili significazioni che Cronos (il Tempo), Kairos (un periodo indeterminato di tempo in cui qualcosa accade) e Ananke (la personificazione del destino) determinano l’essere e il divenire delle cose che ci circondano e che sono le protagoniste e le memorie del nostro vivere”-
- Consegue diversi riconoscimenti fra cui il Premio New Land, Premio Ambiente Italia nel 150’esimo a Teano, Premio ‘’Il Polittico’’ e il Premio alla Carriera. Due premi in Svezia: Premio ‘’Città di Stoccolma’’ alla Bellange Art Galerj e il Premio ‘’Sentimento e Sensazioni dall’Italia” alla Maecenas Sverige Accademy. Nel 2012 è ammesso alla Prima Biennale d’Arte di Palermo –
<<Opere come “Cipressi per Due” del 2005 o le Naturemorte come “Situazione” del 2010, “Kronos” del 2005, “Cose davanti a una Finestra” del 2009 rendono una testimonianza della personalità artistica eclettica di questo autore colto, che conosce e apprezza la Bellezza >>. << Nei dipinti di questo ultimo periodo si percepiscono messaggi umili ma intensi che cercano di effondere l’importanza delle emozioni derivanti dalla visione reale e quindi emozionale della natura e delle cose.
Oltre il “diversamente detto”, si muovono le narrazioni visive del Maestro Battigelli; il Maestro del puro sentimento. Definirei così Riccardo Battigelli. Colui che attraverso il suo linguaggio estremamente ricercato riesce con forza a conquistare lo sguardo, anche se distratto, di un osservatore sempre più affascinato dalla segnica confusa di chi, abbandonato l’agire razionale, si distingue per la sua “pazzia” rappresentativa. Battigelli non ha bisogno di inganni mentali per far valere le sue idee. Lo fa attraverso una narrazione segnica e cromatica che affascina la psiche di coloro i quali decidono di soffermarsi a vedere e analizzare le sue splendide opere ….. >> -
Dott. Salvatore Russo – Critico e Storico dell’arte