Biografia

Nato nel 1948 a Monopoli. Autodidatta,dopo aver vissuto molti anni all'estero, nel 1979 inizia a dedicarsi allo studio della pittura e alla scultura, riuscendo a sublimare nelle sue creazioni tutto il suo trascorso esistenziale senza tralasciare nulla, attraverso un'esperienza che diventa totalizzante. Nel 1980 esordisce come artista e inizia a ricevere premi e inviti a rassegne in italia e all'estero.La critica ha sempre espresso giudizi lusinghieri sull'opera di Vito Sardano.

Formazione artistica

Vito Sardano nasce il primo gennaio del 1948 a
Monopoli (BA), attualmente vive e lavora.
Ha studiato disegno industriale e da autodidatta,
a partire degli anni 70, una profonda vocazione artistica lo spinge a dedicarsi allo studio della
pittura e della scultura.

Antologica critica:
[...] Si potrebbe parlare per le opere di assemblaggio di Sardano di poesia degli ogetti.
Poesia che sa esprimersi felicemente sia nelle strofe delle composizioni su tavola che nei poemetti a tutto tondo con la medesima tenuta inventiva e con lo stesso rigore costruttivo;
poesia impaginativa, nel primo caso, poesia tettonica, nel secondo, dove i "totem" oggettuali escogitati nella sua officina mostrano
che il nostro artista pugliese ha saputo mettere
a fruto con inflessioni personalissime la lezione
di Boccioni, il quale sin dal 1912 nel "Manifesto
tecnico della scultura futurista" aveva proclamato che una scultura si può fare anche con
venti materiali diversi, dettato che ha costituito la nascita della scultura contemporanea. Ma, si badi, Sardano non è affatto
uno scultore neofuturista, così come non è,
nonostante l'utilizzo degli oggetti, un pittore neodadaista. La sua lingua utilizza, si, termini
desunti dal vocabolario futurista e dadaista,
per non dire delle inflessioni informali, concretiste e costruttiviste, ma la grammatica su cui poggia è fuori da tali tendenze. E lo è
proprio in virtù di una sintassi che di esse
riassorbe le istanze di base trasfigurandole
secondo una particolarissima sensibilità che per
immaginazione e per orchestrazione le trascende nei risultati. [..]

Giorgio Di Genova, in Il fascino della pittura reificata, stampa Grafischena Fasano, 2000

Per le composizioni multimediali di Vito Sardano,
si può parlare a buon diritto, di poesia dell'oggetto. Ho vissuto in prima persona, con il
Nouveau Realisme, il fenomenoi capitale del ventesimo secolo, l'affermazione della valenza autoespressiva dell'ogetto industriale e della sua virtù concettuale globalizzante. Non posso
quindi che essere particolarmente sensibile
all'attuale percorso creativo di Vito Sardano,
poichè esso s'inserisce nel cuore della più
attuale e scottante problematica della nostra cultura in totale mutazione: attraverso il
trattamento dell'oggetto, è del destino dell'immagine e del ruolo dell'arte nella nuova
civiltà emergente che si tratta.Dal punto di
vista formale, in primo l'uogo. La formazione di
Sardano si traduce in estrema meticolosità nella
composizione, in rigore strutturale nella centralità dell'immagine globale, in esuberanza
nella proliferazione della simbologia, in
grandissima raffinatezza nell'uso del colore.
A prima vista, questa sovrabbondanza espressiva
rischia di apparire come il marchio di una visione post-futurista che tende al surrealismo.
Ma il feticismo decorativo del dettaglio e ben
presto trasceso dalla potenza dell'ordinamento
e della portata concettuale dell'immagine globale. In Sardano il passaggio dalla fabbricazione alla creazione artistica si è unnito ad un'intensa riflessione sulla concettualizzazione sematica della composizione
oggettiva. Questi assemblaggi multimediali sono
portatori di un'immagine globale di fronte alla
quale l'artista Sardano assume contemporaneamente
un diritto e un dovere: il diritto alla concettualizazione ed il dovere alla comunicazione. Queste immagini trovano spontaneamente lo spazio per inserirsi nel flusso
generale dell'informazione planetaria. Lo spazio
di diffusione dell'immagine sardaniana è quello
elettronico della televisione e del sito internet: lo spazio della comunicazione globale,
della propagazione, della trasmissione, della divulgazione; quello della "via libera alla conquista dello spazio", quello della liberazione
dell'energia vitale. [...]

Pierre Restany, in Vito Sardano, Via internet tutte le strade portano a Monopoli, Ed. Bora,
Bologna 2002

Nell'immaginario del riuso dei materiali è insita
un'idea di futuro che è nello stesso tempo nostalgia del passato. Il trash o comunque il già
vissuto ha la funzione mnemotecnica di conservare
l'inutile, tipica operazione artistica, di annunciare il presente, e attraverso la sua
critica (la società i consumi, lo spreco,etc.),
prefigurare un futuro migliore. Oggi si potrebbe
aggiungere una variabile ecosostenibile, una sorta d'invito a non sprecare e a riutilizzare
quello che è possibile. E' vero invece che Sardano lavora sempre nella direzione di una ricerca figurativa a cui tutto si piega. E'uno
che mette in ordine le idee attraverso quest'interferenza tra gli oggetti d'uso, fra cui suoi amati dischi da smerigliatrice, o anche
con materiali che tutto sommato nella nuova vita artistica finiscono col perdere ogni riconoscibilità di un tempo. Sembra che nei lavori degli ultimi due anni prenda forma una poetica neobarocca in cui si accentua una torsione della forma, un aggrovigliamento dei materiali che seguono morbide tensioni, sinuose
traiettorie che portano a se stesse. Mi preme
invece sottolineare l'assoluta gratuità del suo
lavoro, cioè la sua pertinenza alle sfere della
creazione e non della sociologia.
Non è nessun senso nei suoi lavori se non esattamente come sono fatti, il tempo impiegato,
le associazioni cercate di questi piccoli monumenti all'infinito. E proprio come nella logica barocca non solo i materiali sono portati
oltre i loro limiti funzionali e di pregnanza visiva, ma hanno anche un limite interno che
viene messo alla prova. La regola di Sardano è
quella della sua fantasia. Anzi, alla fine se si guarda bene, Sardano ha una spiccata propensione
per una combinatoria infinita e ricorsiva. Spesso
i simboli componenti tornano più volte con diverse colorazioni e assumendo delle posizioni,
concettuali e non solo compositive, differenti.
E' una combinatoria, è un gioco e come tutti i
giochi si vorrebbe che non finissero mai. La meccanica, i suoi riflessi, le sue parti minute
e frammentarie viene quasi superata e ironizzata
in una sorta di rivoluzione umanistica contro la
tecnica. E proprio questa energia è l'uomo, sempre e comunque, con la sua consapevolezza, la
sua capacità di far diventare gioco le cose serie. Del resto le opere multimediali di Vito Sardano hanno un'interattività concettuale,
vogliono sorprendere e interessare, senza però perdere l'aspetto da giocattolo sofisticato e
intelligente. Hanno le caratteristiche di una sorta di primitivismo attualizzato, richiamano
immagini totemiche che apparirebbero fortemente
perturbanti soprattutto in contesti urbani o non deputati strettamente all'esposizione artistica.
All'interno di una galleria d'arte diventano troppo "semplicemente" cose strane e particolari,
ma un loro uso da Public art nei contesti quotidiani per le strade e piazze riuscirebbero
a colpire ancora di più perchè fanno interrogare
sulla loro funzione, sulle domande che suscitano.
Sono ibridi che vivono nello spazio intermedio tra la vita e l'arte,tra il gioco e le necessità
esistenziali legate alla creazione continua, alla
proposta del proprio universo personale come metafora del mondo. Del resto vanno evocati sia
il ludico che un senso neo-barocco molto contemporaneo e sempre vicino alle dinamiche sociali attuali. Vito Sardano gioca e fa giocare il suo pubblico, sapendo di farlo e dando un contenuto comunicativo al suo lavoro. I recenti lavori in cui l'artista usa delle corde bianche e nere sembrano aprire una strada ancora più rivolta a un mondo complesso, ma anche maggiormente evocativo, che si agita e si muove in base un modo sempre più organico. Sono anche
una memoria marinara dei nodi, dei percorsi in cui forma, abilità sapienza tramandata, vanno a
sondare l'esperienza dello spettatore e a determinare delle possibilità di associazioni mentali più stratificate. Anche l'abbandono di
titoli di tipo narrativo e funzionale a portare lo spettatore a contatto con il lavoro interamente con la sua complessità. In questo
senso l'evoluzione continua e una spiccata esteticità dei lavori contribuiscono ad una loro fruinzione più dolce e maggiormente libera da
retaggi ideologici o da filosofie anti scientifiche sempre in agguato. La felicità dell'opera, la l'ibertà dell'artista di piegare
le forme alla loro in/verosimile diversità, può
finalmente concedere qualcosa al senso estetico,
che alla fine è l'unica qualità indispensabile che ogni opera d'arte dovrebbe avere.

Valerio Dehò, in To overshoot, stampa Sagraf srl
Capurso Bari 2009









Tematiche

Futurista, Dadaista, Nouveau Realisme.

Tecniche

Olio, multimediale

Valutazione artistica

Quotazioni;[piccole dimensioni]euro 200000
[grandi dimensioni]euro 7000000

Bibliografia

Quotidiano Puglia, L'informatore, Gazzetta del Mezzogiorno, Il Tirreno, L'Eco di Bergamo, Quotidiano Puglia, Arte Mondadori, La Nazione,Il Resto del Carlino,Nuova Ferrara,Flash Art,Il Giornale,Corriere della Sera,Il Secolo d'Italia,
Il Giornale dell'Arte Terzo Occhio, Arte In, Quotidiano Bari, La Gazzetta di Caserta, Corriere di Caserta,Storia dell'Arte Giorgio Di Genova, Generazioni Anni Quaranta.