I grandi pastellisti italiani del passato: le radici luminose di una tecnica che continua a parlare
Quando penso al pastello, penso a unatradizione che non nasce oggi, prima di me, prima di noi, ci sono stati artistiitaliani che hanno trasformato un semplice bastoncino di pigmento in unlinguaggio capace di raccontare la pelle, la luce, l’emozione.
Sono figure che hanno attraversato secolidiversi, ma che condividono una stessa sensibilità: la ricerca della veritàattraverso la delicatezza.
Tra Settecento e Ottocento, il nome che risuonapiù forte è quello di Rosalba Carriera, veneziana, pioniera, rivoluzionaria, ladonna che ha insegnato all’Europa a guardare la luce, con il pastello hacostruito un nuovo modo di ritrarre: morbido, intimo, vibrante, le sue figuresembrano respirare, e ancora oggi chi lavora con questa tecnica sente la suapresenza come una radice profonda.
In quel periodo il pastello era lo strumentoperfetto per raccontare la nobiltà, i volti, i tessuti, le atmosfere deisalotti, gli artisti italiani lo usavano per catturare la luce naturale, quellache scivola sulla pelle e rende un volto vivo, era una tecnica veloce, ma nonsuperficiale: richiedeva controllo, sensibilità, capacità di cogliere l’attimo.
Con il XIX secolo, il pastello si libera dalsolo ritratto e comincia a raccontare paesaggi, scene intime, emozioni, gliartisti italiani lo usano per descrivere la natura, la quotidianità, la poesiadel vero.
È un secolo in cui la materia diventa piùsoffice, più atmosferica, più vicina alla sensibilità romantica.
Oggi, mentre l’arte contemporanea riscopre lalentezza, il gesto, la materia, il pastello torna a essere attuale.
E chi lavora con questa tecnica, come me, sentedi appartenere a una storia lunga, fatta di mani che hanno cercato la luceprima di noi, e ogni volta che appoggio un pastello sulla carta, sento dicontinuare quel dialogo con chi, secoli fa, ha creduto che la delicatezzapotesse essere una forma di forza.
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