Biografia

Formazione artistica

Nasce ad Avellino, cuore dell’Irpinia nel luglio del 62, da padre imbianchino e madre casalinga. Da piccola, influenzata da un carissimo amico di famiglia, pittore di paesaggi, dall’animo buono e mite le cui opere rimarranno sempre nell’anonimato avellinese; Virginia si appassiona alla pittura.
Tale amore la porterà a conseguire il diploma di maturità d'arte applicata sezione grafica pubblicitaria presso l’Istituto d’arte (Paolo Anania De Luca), attuale liceo artistico di Avellino. Negli anni post-diploma, si dedica alla copie di natura morta e paesaggi su ordinazione, in ambito locale, e continua in questo modo per anni restando sempre solo ed esclusivamente un hobby.  Nel 1998, qualcosa cambia, l’inizio di un nuovo lavoro a contatto con soggetti diversamente abili che l’hanno ispirata e continuano ad ispirarla, Virginia nota che la sua tendenza artistica non si appaga più dall’impressionare le tele della realtà che la circonda, e comincia a ricercare, nei suoi lavori, l’espressione dell’animo umano. Nel viaggio, cosi intrapreso, Virginia si trova ad imprimere, su vari supporti (legno, tele di sacco, cartoni) sentimenti vari e contrastanti: curiosità, estasi, perplessità, passione. E sarà proprio quest’ultima, la passione mai abbandonata, a spronarla nella costante ricerca di una propria identità pittorica, cosa che la indirizza nel 2005 a rivedere i suoi lavori che iniziano a prendere forma dall’unione di più materiali. Supporti che si uniscono a materia naturale, lavorata e non, come rami, foglie, erba, cortecce fiori; unite a legno, carta, cartone ecc.. diventano la base di lavoro per una tecnica pittorica di gesso, stucco in legno e pittura acrilica. Oggi, grazie ad una serenità d’animo e alla libertà di espressione di cui Ella vive, anche se racchiusa nella sua timidezza e bontà d’animo, si è finalmente decisa ad aprire il suo mondo interiore al pubblico. Da qui la partecipazione ad alcune mostre collettive in ambito locale che hanno iniziato a darle consenso favorevole dei suoi lavori. Le sue opere, finalmente non più copie, si racchiudono in una corrente espressionistica tridimensionale, il tatto diventa imprescindibile dalla vista che, attratta dalla tecnica pittorica, lascia spazio al pensiero di  interpretare l’opera sotto più livelli di struttura richiamando sempre a simbolismi nascosti e apparentemente non di facile rivelazione.
La ricerca di punti luce (vedi LO STAGNO), al fine di esaltare al massimo gli effetti e le cromie delle composizioni, usati come consuetudine è nota distintiva , e la ricerca a valorizzare l’ opera anche dal punto di vista della superficie, danno il giusto equilibrio compositivo del quadro.
La presenza degli elementi naturali, una struttura proiettata sempre verso l’alto quasi ad unirsi con tutto il creato, lascia trapelare sentimenti positivi, ricchi di speranza e gioia interiore. Questo mix l’hanno cosi trascinata nell’arte multimaterica che si posiziona ai limiti dell’astrattismo, senza però immergersi mai in esso completamente. L’azione cromatica ha di base quasi sempre colori scuri e freddi che si aprono a quelli chiari e caldi, la rappresentazione finale racchiude comunque, elementi concreti, una vera esplosione/fusione di forme e colori (vedi MOAI). Il gioco della fantasia che si mescola all’astrattismo rimangono, quindi, dietro l’angolo dialogando riservatamente con nuovi linguaggi ed elementi concreti e tangibili (vedi CITTA SOMMERSA). L'effetto ottenuto in alcune opere assume quasi una solidità scultorea. Ora la sua arte è il risultato del suo vivere quotidiano, un quadro che non è solo bello da vedere, ma anche da toccare e vivere. Il tatto come senso che si unisce alla vista e al cuore.