Processione per Sant'Elia

Penna e acquerello, Cartoncino Fabriano F6

Informazioni tecniche
  • Codice Gigarte.com:GA42814
  • Misure:50 cm x 35 cm
  • Tecnica:Penna e acquerello
  • Supporto:Cartoncino Fabriano F6
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Descrizione

Il culto di Sant'Elia Profeta

Intorno al sec. XVII il culto del S. Profeta, già divulgato nell’occidente, era penetrato nella Sicilia e forse anche nella Basilicata, ove sorse un monastero dal titolo di S. Elia
In Sperone, in terra di Avella diocesi di Noia, poco lungi dalle mura, presso il torrente, Gaudo, si vedevano gli avanzi di una cappella diruta e di essa restava solamente il muro di fronte alla porta, su cui era dipinta un’effigie del miracoloso profeta.
Quel dipinto è un affresco artistico, il quale per più secoli ha resistito alle ingiurie dal tempo; e quegli avanzi erano le ruine di un tempietto, che fu a sua volta la primitiva originaria chiesa parrocchiale, che era stato costruito da tempo antichissimo ed abbandonato, quando, per essere esso soggetto, siccome risulta da documenti autentici, a frequenti alluvioni, fu edificata l’attuale chiesa parrocchiale entro il recinto delle mura, comoda, ampia ed elegante.
L’anno 1656 nelle nostre contrade infieriva una terribile pestilenza, la quale ogni giorno mieteva numerose vittime; gli animi erano desolati, i paesi spaventati, le campagne pressoché spopolate; il popolo languiva miserevolmente fra le strette della fame e la paura della morte.
In una notte di quell’anno funesto il buon Parroco Galeota è destato nel sonno da una celeste visione: a lui par di vedere la maestosa figura del Santo Profeta, il quale gli dice: “Abbi cura della mia Chiesa ed io impetrerò dal Signore che faccia cessare il flagello” . Ed il buon Parroco, come non credendo ai suoi occhi, non presta fede a quella visione: ma, indi a poco, una donna di Sperone attaccata al contagio, si trascina dinnanzi all’immagine del Santo, unge le sue piaghe con l’olio della lampada ed immediatamente risana - La fama dell’accaduto subitamente si divulga in Sperone e nelle terre circostanti; stuoli di persone di ogni sesso, età e condizione, accorrono numerosi e continui a quella diruta cappella ed a quell’immagine del Santo, e da mille cuori ogni giorno muovono preghiere di ringraziamento al miracoloso Profeta; gli appestati ungendosi di quell’olio risanano, ed il flagello viene a cessare.
Così si ridesta il culto verso il Santo Profeta in Sperone, terra di Avella, ed in tutti i paesi della Diocesi nolana, come ci si apprende dalle unanimi e concordi testimonianze di molti parroci, primo fra i quali il nostro buon Pastore D. Giovan Giacomo Galeota.
Da quel tempo, la povera Cappella di 5. Elia in Sperone divenne luogo di pellegrinaggio religioso: ivi accorrevano, dicono le cronache,
fedeli d’ogni parte, tal che il parroco fu costretto a stabilire due accessi, l’uno per i sani e l’altro per i malati: che ricevevano grazie ed ivi portavano e lasciavano donativi, sicché, a breve andare, le offerte ascendevano a varie migliaia. di scudi.
La peste tornò a mietere vittime umane ed a spargere ovunque la desolazione, ed il popolo tornò alle processioni, alle offerte ai donativi, stavolta, l’anno 1659, il danaro raccolto fu invertito alla restaurazione della vecchia cappella, che fu ricostruita perfettamente.
In tal modo il culto di 5. Elia Profeta crebbe in tanta voga e venerazione, che il grido di si prodigioso Patrono divulgatosi per tutte le città campane indussero il clero, il senato ed il popolo capuano nel tempo di quella pestilenza, a sceglierselo per protettore ed a decretargli una festa, ogni anno, nel giorno 20 luglio, così come si pratica in Sperone.
Nel giorno 1° ottobre 1881 si gettava con grande gioia dei cittadini la prima pietra di una nuova chiesa, la quale sorgeva in un luogo attiguo ma superiore di livello, e propriamente sull’area, che prima era spiazzale circostante la vecchia cappella; e questo nuovo tempio, a poco
poco, sotto la cura diligente del Sac. Giacomo Vetrano, che nulla risparmiò per vedere coronata l’opera con concorso condonativi e colle offerte di tutto il popolo indistintamente, ed a spesa di generosi benefattori, forestieri e nostrani, fra i quali va ricordato il sig. Pasquale D’Anna fu Francesco, stato principale oblatore, si venne costruendo il nuovo tempio più largo, comodo, soddisfacente e sicuro dai danni del torrente, a maggior soddisfazione del culto ed a maggior gloria del Santo Profeta.
Così veniva restaurata in modo durevole la chiesa; restava ad essere restaurata similmente la Confraternita di S. Elia; e perciò rinacque l’obliato spirito d’associazione, i vecchi fratelli nel giorno 17 aprile 1887 si riunirono, nella chiesa parrocchiale gentilmente loro concessa dal rev. Parroco. Canonico Luigi D’Anna, deliberarono di eleggere le già scadute cariche, procedettero alla ammissione di nuovi confratelli; nel giorno 24 detto mese ed anno l’adunanza generale nominava i Superiori del Sodalizio, e la Confraternita risolveva a novella e più gloriosa vita.
Il primitivo Tempietto era tornato nello stesso stato di ruina, in cui si vedeva all’epoca della prima restaurazione di esso. Le mura erano crollate, e solo ci avanzava il muro di fronte alla porta, su cui è effigiata l’immagine del santo Profeta. Lo splendore del nuovo Tempio, come suole avvenire delle cose umane, aveva fatto dimenticare l’antica chiesetta. A rivendicare dall’ingiusto oblio la memoria del luogo e glorioso passato concorre l’opera del sig. Luigi Lauro, il quale, ai nostri giorni, a tutte sue spese, fa ricostruire perfettamente secondo la originaria sua area e forma l’antica chiesetta,le cui mura vanno ad appoggiarsi alle mura della nuova chiesa.

Notizie tratte dal libro “Il Profeta Elia” a cura di mons. Ennio Pulcrano

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  • Codice:GA42814
  • Tipo:Pittura
  • Archiviata il:mercoled� 27 ottobre 2010