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Arte Cinetica, optical e programmata

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approfondimento di Amedeo Caneschi, referente artistico Gigarte

A metà degli anni '60,in contrasto all'idea dell'artista come genio isolato e talvolta dannato, fortemente sponsorizzata da correnti informali come l'action painting, lavorano artisti quali Munari, Vaserely, Mari ed altri e nel mondo si creano gruppi di artisti che danno vita ad una nuova visione artistica.

A Milano il gruppo T (Boriani,Anceschi, Colombo,Varisco,De Vecchi) a Padova il gruppo N (Massironi,Biasi,Chiggio,Costa,Landi), a Parigi il Grav (Groupe de recherche d'Art visuel-Le parc,Horacio Garcia rossi, F. e V. Molnar, Morellet, Sobrino, Stein, Yvral) e sempre a Parigi L'equipo 57  (Cuenca, Duarte, Ibarola, Serrano) poi il gruppo Zero a Düsseldorf (Piene, Mack, Adriano, Uecker), ed ancora altri sparsi in tutto il Pianeta.

Caposaldo della loro idea è il gruppo che prevale sul singolo: l'opera non ha una sola firma me è il risultato tecnico scientifico di un progetto, l'artista ha un ruolo nell'esecuzione ma non è l'unico esecutore dell'opera.

Cambiano i materiali non si usano spatola e pennello ma meccanismi e materiali prima inutilizzati quali motori, luci, acciaio, superfici trasparenti, riflettenti, gomme ecc... L'esito finale è un oggetto replicabile ed infatti si realizzano sempre più multipli, molteplici riproduzioni dell'oggetto stesso che chiunque può eseguire seguendo le indicazioni ( tecnico scientifiche artistiche) del gruppo.

L'artista è quindi disposto a sacrificare la propria individualità e spesso il suo nome a beneficio del gruppo pur di creare qualcosa che sia in grado di parlare e coinvolgere i suoi fruitori.

Umberto Eco definisce questo tipo di lavoro "Opera aperta" e lo stesso Eco pone la domanda " Ma è vero che regola matematica e caso si escludono?". Non si escludono ma convivono perfettamente in opere di questo tipo,in cui il ruolo dello spettatore non è solo di passivo osservatore ma di protagonista e quindi parte creatore dell'opera stessa.

L'artista programma la situazione ma questa per compiersi necessita della presenza di qualcuno che ne faccia esperienza, questo è il ruolo del fruitore non solo spettatore ma coautore.

Nelle opere cinetiche e programmate esistono due tipi di movimento sia quello reale sia quello percepito.

Ci sono opere immobili,che per il loro disegno generano impressione di movimento nello spettatore,le opere in cui il fruitore è chiamato a muoversi e quelle che hanno un proprio movimento.

Angela Vetesse scrive sul catalogo "Milano et mitologia" mostra che racchiude un decennio di lavori tra il 1953 ed il 1963: "La posizione assunta,da estetica, si fa anche etica ed ideologica: L'instabilità e la variabilità delle opere impone all'osservatore di abbandonare ogni pigrizia mentale, in senso laterale e forse anche politico".

La dinamica viene anche analizzata da Anceschi durante la  personale alla galleria Pater di Milano nel 1960: "Il mondo di cui facciamo esperienza ogni giorno è qualcosa di imprecisabile, instabile, fluido, mutevole...Vogliamo sapere prima,vogliamo poggiare i nostri piedi borghesi su qualcosa di solido...Reastiamo sconcertati quando la nostra piccola,calda,accogliente costruzione di pregiudizi non ci basta più... Quindi consideriamo l'opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l'opera stessa sia in continua variazione".

Per questo il movimento delle opere è così importante, perché è il movimento della contemporaneità.

Le opere di Vaserely e le superfici di Riley fanno parte delle opere immobili sono superfici che fanno leva su forme astratte ferme che creano una tensione dinamica.

Jesus Rafael Soto,Francois Morellet,Yacoov Agam,Enzo Mari,Getulio Alviani,Julio Le Parc e molti altri creano una seconda tipologia in cui il movimento dello spettatore crea sostanziale mutamento nella percezione dell'opera stessa. Soto pone degli elementi di disturbo a breve distanza dall'opera in modo da creare una percezione di movimento al muoversi dello spettatore.

Alviani usa superfici metalliche che in base alla quantità e direzione della luce che ricevono cambiano la percezione della superficie stessa. Agam,frequentemente, crea strutture tridimensionali con il risultato che tutto l'ambiente in cui lo spettatore si trova venga percepito continuamente in maniera diversa.

Altre opere,come le macchine di Tinguely ,si muovono grazie a motori incorporati. In questa direzione hanno lavorato, tra gli altri,artisti come (Boriani e Gianni Colombo).

Tra entusiasmo e polemiche si crea un periodo di empasse  dovuto ai tanti imitatori di poca capacità che trasformano opere dalla incontestabile dignità artistica e scientifica in divertenti giochi ottici puramente decorativi.

L'arte cinetica, programmata o Op Art (abbreviazione di Optical Art,termine utilizzato in un articolo del Time nel 1964 in opposizione alla Pop Art) viene disintegrata non tanto dai suoi detrattori-oppositori  ma dai suoi improvvisati imitatori riducendo a divertimento ciò che era nata come "rivoluzione". 

Soprattutto dopo la biennale di Venezia del 1963 in cui Giulio Argan esalta queste nuove forme d'arte nascono molti gruppi in varie città del nostro Paese che però si sciolgono dopo dopo breve tempo quasi sempre per l'impossibilità di condividerne i successi.

Con la mostra al MOMA nel 1965 a cura di William Seltz, si ribadisce la grandezza ed allo stesso tempo l'imminente fine dell'Optical Art.

 

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