Biografia

Claudio Apparuti è nato a Roma il 14 febbraio 1953. Formatosi al Liceo Artistico e successivamente laureatosi in Storia dell'Arte all'Università La Sapienza di Roma, ha nutrito sempre una concreta passione per la pittura e le arti figurative. Ha insegnato per molti anni Storia dell'Arte negli Istituti superiori di Reggio Emilia.
Sue opere figurano in importanti collezioni private oltre ad essere state oggetto di studio da parte di emeriti critici d'arte.
Numerose le pubblicazioni e partecipazioni a mostre e concorsi

Formazione artistica

CLAUDIO APPARUTI
Claudio Apparuti è nato a Roma il 14 febbraio 1953. Formatosi al Liceo Artistico e successivamente laureatosi in Storia dell'Arte ha nutrito sempre una concreta passione per la pittura e le arti figurative.
Sue opere figurano in importanti collezioni private oltre ad essere state oggetto di studio da parte di emeriti critici d'arte.
Numerose le pubblicazioni e partecipazioni a mostre e concorsi

Tematiche

Bambini, paesaggi

Tecniche

Olio su tela di lino, pastello su cartoncino.

Valutazione artistica

Claudio Apparuti presenta paesaggi e nature morte dai colori brillanti, irradianti luminosità. L'artista inquadra attimi sospesi in una dimensione temporale che oscilla tra la primavera e l'estate, nel momento in cui la natura giunge al culmine della propria bellezza, declinata nell'immagine di fiori e frutti dal colore intenso, colline verdeggianti e cieli tersi. Con tratto deciso l'artista dà vita al disegno ben precisato e curato nei dettagli, arricchendolo della propria sensibilità cromatica e dell'abilità nell'uso della sfumatura. L'impaginato pittorico si presenta nitido, realistico e nello stesso tempo idealizzato, grazie anche alla qualità estetica dell'esecuzione. Apparuti svela all'osservatore luoghi idilliaci, dove tutti vorremmo poter sostare per un momento, soffermandoci a contemplare la bellezza delle piccole cose del creato, per poi vagare con lo sguardo verso orizzonti sconfinati.
Paolo Levi

Con Claudio Apparuti la grande tradizione figurativa italiana raggiunge risultati notevoli, dando così origine ad una dimostrazione brillante di una sensibilità non comune verso il bello artistico. Artista consapevole e appassionato, dipinge ciò che ama e ciò è evidente in ogni sua opera.
E' noto, infatti, che anche l'artista più tradizionale coglie della realtà gli aspetti a lui più congeniali attraverso il filtro del suo personale punto di vista. I colori sono puliti e giammai violenti, esemplificazione di un'anima attenta alle sfumature di una natura benigna e di un'umanità genuina, come semplice e genuina è d'altronde la sua pittura. Le sue case, i suoi boschi, le sue figure umane non sono reali se non in superficie, inondate come sono da un'atmosfera sognante e bucolica. L'artista in tal modo crea un mondo fantastico dove tutto è possibile: la modernità non lo ha ancora corrotto con la sua massificazione e il suo appiattimento culturale.
Claudio Apparuti ci conduce così in un mondo parallelo dove la vita è poesia e amore allo stato puro.
Nadine Giove

L'arte di Claudio Apparuti racconta la purezza fanciulla dello spirito umano
Una pittura che esalta il figurativo con soggetti sospesi tra passato e presente
Figure infantili in primo piano, brillanti e gioiose, in un inno alla vita e al futuro, mentre i paesaggi sullo sfondo richiamano un passato bucolico, con riferimenti alla classicità e alla pittura a cavallo tra il XV e il XVI secolo.
L'arte di Claudio Apparuti, che affonda le basi in un rigore stilistico fatto di studio e preparazione, trasporta in una sospensione temporale, facendo convivere nello stesso spazio, il quadro, ciò che fu con ciò che potrebbe essere, attraverso la mediazione di uno sguardo o di un sorriso proveniente dall'infanzia e dalla sua grazia, dalla spensieratezza del gioco e dell'ironia appena accennata.
Fiori e frutti come legame con la terra e la concretezza, la costante presenza dell'acqua, tanto elemento purificatore quanto simbolo dell'eterno fluire, del “pànta rèi”, sono cornice ideale delle figure di bimbe e infanti, ritratti in momenti di magica serenità, attimi ludici non contaminati dalla realtà impastata di menzognere e imposte certezze. La fanciullina si prepara ad un inchino al termine della danza, mentre la piccola compagna di gioco soffia le ultime note nel candido flauto. Nei suoi quadri, persino la mela, il rosso frutto del peccato originale, perde tutto il suo genetico significato tra le mani di una neonata, possibile, Eva, non ancora avvicinata dall'ingannatore per antonomasia.
Questa mela, spesso presente nei suoi poetici componimenti pittorici, giace abbandonata, ignorata e integra, proprio perché la sua fascinosa proibizione ancora non tocca le giovani anime delle protagoniste dei quadri di Apparuti, che le ritrae in quel lampo di assoluta purezza e ingenuità che, con l'inesorabile avanzare del tempo, ovvero del suo scorrere come l'acqua delle fontane, è destinato a scontrarsi con la necessità di sopravvivere in un mondo adulto, che occhieggia da lontano, un po' proteggendo, un po' invidiando, quei fiori ancora in boccio.
Le sensazioni che suscitano le opere di questo pittore, tornato al figurativo dopo una lunga militanza tra i meandri immaginifici dell'informale, si muovono tra le varie sfumature della serenità e della bellezza, svelando l'occhio amorevole dell'autore nel cogliere la parte migliore dell'esistenza, per portarla sotto lo sguardo dell'osservatore, quale monito di ciò che ancora potrebbe essere, nell'ideale, l'esistenza e rinnovare il ricordo, da tempo sopito, di anni in cui certo fantasticava di un futuro perfetto e avventuroso, magari seduto tra i fiori col sorriso sulle labbra e lo sguardo sognante, come la bimba accoccolata che l'autore ci regala nel quadro “La Fonte”.
L'artista, le cui opere oscillano in bilico tra classicismo e modernità, dona al mondo della pittura contemporanea un istante di grazia, istante non relegato però al solo tempo di osservazione dell'opera, ma che perdura, poiché tocca risvolti che si credevano dimenticati, esiliati ad anni lontani che si ritenevano ormai perduti per sempre. Ecco invece che questi colori, queste scene di serenità, questi panorami che restano sul fondo proprio come memorie distanti, rinnovano emozioni riportando alla mente sapore di pane e filastrocche, abbracci e marachelle, coccole e risate.
I quadri di Claudio Apparuti si dipanano in un cantico dedicato all'infanzia e alla primissima giovinezza del genere umano, simboleggiato dalle sue bimbe giocose, pervase di una dolce e ironica allegria, attorniate da simboli che un occhio attento saprà decifrare e identificare oltre l'apparenza, in qualità di guide per interpretare quelle immagini solo esteriormente semplici.
Lasciarsi incantare dai sorrisi, dagli sguardi sinceri e sognanti, dai gesti semplici eppure segreti delle creature di questo pittore, è una meravigliosa esperienza che riporta lo spirito a una purezza fanciulla, attraverso colori pieni e pennellate frutto di grande preparazione.
Il suo figurativo esalta il soggetto, ponendolo al centro di un insondabile mistero: lo spirito umano nella sua evoluzione. Si medita e ci si concentra, rapiti dalle parole che sembrano suggerire le sue bambine, attraverso movenze aggraziate e gesti appena accennati, di scherzo o di sorpresa. Sfumature sapienti sottolineano gli oggetti e accentuano il significato delle sue nature morte, che divengono ritratti della natura nella sua più vitale accezione, simbolo stesso del mondo in mutazione, ma fermato nell'istante della sua più prorompente bellezza.
Stefania Ferrari

Un idilliaco viaggio tra passato e presente: il classicismo rivisitato di Claudio Apparuti

Mezzogiorno.
Il sole è alto nel cielo e ci ritroviamo catapultati in un luogo ameno, caratterizzato da una natura lussureggiante.
Osservando le opere di Claudio Apparuti, artista romano, sembra di viaggiare nel tempo.
Sembra di scappare dalla quotidianità e di ritrovarsi in un mondo arcano, remoto, immerso in paesaggi agresti, bucolici, rischiarati da una luminosità diafana, da un colorito intenso e vibrante.
Quei luoghi sono abitati principalmente da fanciulli sorridenti, connotati da una perfezione angelica, da occhi azzurri spalancati, brillanti, da sorrisi guizzanti o da malinconiche donne di una bellezza moderna e disarmante.
Qua e là stanno sparsi ricordi di civiltà, frammenti simbolo di un passato glorioso, oggetti che sono muti testimoni dell’immensa cultura italiana.

La pittura di Apparuti è colta.
Dietro a quelle vedute, inquadrate in un’atmosfera fuori dal tempo, contemporaneamente allegra e sospesa, luminosa e misteriosa, si celano vividi riferimenti alla tradizione pittorica quattro-cinquecentesca.
L’ amore per l’antichità è stato oggetto di molti artisti nella storia dell’arte, soprattutto tra metà ottocento e il corso del novecento: dai Preraffaelliti, alla pittura italiana di Sironi e Achille Funi, alla metafisica dechirichiana, fino a giungere al realismo magico di Casorati e Oppi, nonché alle più recenti tendenze degli anni ottanta, dalla transavanguardia all’anacronismo pittorico di artisti come Alberto Abate e Carlo Maria Mariani.
Apparuti decide spesso di inserire in queste scene di matrice classica non personaggi di foggia antica, ma fanciulli contemporanei, nel pieno della loro crescita, nello sbocciare della loro bellezza, nel graduale e intenso trascorrere della loro vita.
Le sue opere contengono un continuo rimando tra antico e presente, caratterizzate da una linea sinuosa, precisa, da perfette proporzioni e velate talvolta da un senso di nostalgica malinconia.
Le figure sembrano dei coloratissimi collage dislocati quasi per caso, in un mondo antico che a loro non appartiene ma in cui si ritrovano, come in un sogno.
E’ come se l’artista volesse riappropriarsi di quel magico passato, per renderlo immortale nelle sue tele.
Nei suoi quadri sembra rivivere la grande tradizione veneta di artisti quali Giovanni Bellini, Giorgione, Tiziano unita a un sapore archeologico squisitamente romano.
Ci sono frammenti di capitelli, colonne, vasi, fontane che richiamano ad una tradizione antichissima, alla bellezza della cultura italiana, alla mitologia greca, al persistere della loro esistenza, seppur sbiadita, corrosa dal trascorrere del tempo, ma pur sempre solida e indistruttibile, talmente è forte e unica la storia.
E così nell’ opera Il Bacio su un idilliaco paesaggio al calar del sole, si trovano in primo piano una bellissima Madonna che bacia dolcemente il suo bambino, i colori sono intensi, brillanti, la scena emana un senso di silenzio e tranquillità ricordando certe vedute agresti di Giovanni Bellini o Giorgione.

Apparuti nelle sue opere dipinge la vita: la gioia e la spensieratezza dei bambini, ma anche il timore e le preoccupazioni di chi è già cresciuto e che si presenta maggiormente riflessivo.
Nonostante alcune sue opere si presentino enigmatiche, la luce e i colori intensi conferiscono una sensazione di serenità, di pace.
L’ artista sembra volerci ricordare di conservare sempre nel nostro cuore parte dell’animo gioioso e innocente del bambino.
Quell’animo che fantasticando ci permetteva di viaggiare nel tempo, di vedere il sole anche quando c’era la pioggia e di colorare il mondo con la potenza del sorriso.
Mira Carboni










Bibliografia

Paolo Levi, Nadine Giove, Stefania Ferrari, Mira Carboni.

Attestati / Premi

Mostra personale presso la Biblioteca del comune di Rubiera (RE), 1990
Mostra personale presso la galleria "Il Prato dei Miracoli", Pisa, 1994
Premio città di Lecce, anno 2010, Segnalazione speciale
Premio Ercole di Brindisi, Brindisi, anno 2010, Segnalazione speciale
Mostra collettiva alla Galleria Civica di arte contemporanea di Monreale "Giuseppe Sciortino", a cura di Paolo Levi, 2010
Premio Internazionale Tokio, anno 2011, Hotel Four Season, Segnalazione speciale
Premio internazionale città di Palermo, anno 2011, villa Malfitano Whitaker, segnalazione speciale.
Make Art Gallery- Mostra virtuale internazionale d'arte contemporanea "Artnoise " 2022 - 2° edizione. Attestato di merito artistico

Photogallery

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