IL REGISTRO DELLA MATERIA: L'ARCHEOLOGIA CONCETTUALE DI STEFANO DE CARLI
Dallo spazio rigorista al riscatto filologico del tempo riemerso
«Testo critico a cura di Davide Bisato, Critico d'Arte e Curatore»
IL REGISTRO DELLA MATERIA: L'ARCHEOLOGIA CONCETTUALE DI STEFANO DE CARLI
Dallo spazio rigorista al riscatto filologico del tempo riemerso
Nel panorama dell’arte contemporanea, l’indagine plastica di Stefano De Carli si configura come un rigoroso laboratorio filosofico in cuila materia cessa di essere mero supporto visivo per farsi custode e testimone della memoria collettiva. Il ciclo monumentale "RIEMERSI" rappresenta il punto di massima tensione di questa ricerca: un perimetro analitico in cui il rigore geometrico di matrice spazialista dialoga, per contrasto e per innesto, con la drammaticità densa e primordiale del frammento storico.
Il punto di origine di questa rivoluzione è, al contempo, geografico estoriografico. Sulla linea di battigia del Lido di Venezia, inquell'arenile nord antistante lo storico complesso dell’ex Ospedale al Mare, il moto ondoso e le forti mareggiate hanno restituito ilaterizi originari del Campanile di San Marco, inabissati oltre un secolo fa, l' 11 novembre 1902, all'indomani del celebre crollo. Sottratti all'oblio marino attraverso un puro eradicale atto concettuale di ricognizione sul campo (fieldwork),questi manufatti medievali e rinascimentali abbandonano lo status didetrito demaniale per entrare nel perimetro della PublicArchaeologye, infine, transmutare in opera d’arte.
La poetica di De Carli non si limita alla pura celebrazione del reperto (ready-made) ,ma ne attua un vero e proprio "riscatto filologico e biologico".I mattoni, profondamente levigati, corrosi e smussati dall' azione erosiva del mare, subiscono un rituale processo di desalinizzazione e sezionamento manuale presso l'atelier di Villa Jolanda.Successivamente, la materia minerale e storica viene innestata e serrata millimetricamente all'interno di strutture monumentali autonome, dove perni in ottone, bullonerie cromate, inserti cartacei d’archivio del Regio Tribunale, tufo vulcanico e lacche vermiglie generano un cortocircuito temporale.
Il ciclo ha definito le sue coordinate storiche attraverso quattro tappe fondamentali:
Il registro del tempo riemerso (2022):
L'archeologia che si fa struttura enciclopedica. La forma strutturata del "Libro-Scultura" evoca un diario monumentale in cui il mattone sanmarchino diviene parola tridimensionale, bloccato in una griglia di ferrea pulizia geometrica.
Elegia del fuoco e della pietra rimasta (2022):
La dialettica degli opposti. Qui l'artista introduce la drammaticità della combustione controllata del supporto cartaceo. Il volume bruciato dal fuoco, nero e fragile, trova il proprio baricentro concettuale nella spina dorsale della pietra rimasta, in un dialogo eterno tra distruzione e permanenza.
Il sangue della pietra rimasta - Monolito Bianco (2026):
L'epurazione formale. Scompare la componente cartacea in favore diuna purezza monumentale e minimale. Il blocco bianco viene solcato da uno squarcio cromatico rosso vermiglio — ferita e linfa vitale— in cui i laterizi storici rimangono sospesi come frammenti di un DNA architettonico inalterabile.
Il corpo della materia (2026):
La sintesi brutale e terragna. L'innesto avviene direttamente nel tufo vulcanico poroso. La trazione e la tensione millimetrica degli elementi metallici sfidano la gravità, celebrando una stabilità tettonica che richiama le grandi architetture del passato e leradici della scultura contemporanea.
L'evoluzione continua del ciclo:
L'indagine sul campo e la manipolazione filologica della materia non si esauriscono con queste pietre miliari. Il ciclo "RIEMERSI" rimane un cantiere concettuale aperto all'interno dell'Atelier: le opere future continueranno a indagare nuove tensioni barocentriche e inediti innesti materici, espandendo progressivamente i confini di questa classificazione enciclopedica della memoria.
Il legame intellettuale con la storica collezione di famiglia, l'eredità critica di Giuseppe Marchiori e i dialoghi con maestri del calibro di Leone Minassian riaffiorano nella precisione esecutiva di De Carli.Ogni opera del ciclo "RIEMERSI" è un'architettura della memoria. Non è un oggetto inerte, ma un '"opera viva" e in divenire, scientificamente catalogata, destinata a mutare impercettibilmente nel tempo, offrendo al collezionista d'élite non solo un manufatto plastico di straordinaria potenza visiva, ma un frammento autentico, tracciato e protocollato della storia d'Europa.
«Testo critico a cura di Davide Bisato, Critico d'Arte e Curatore»
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