2007

Collettiva “BASTA ALLE ARMI”
‘Basta con le armi’ - La pittura come esempio
di Lino Di Stefano

Molteplici e cruenti sono i conflitti che su tanti scacchieri dei Paesi più indigeni – in Africa, in Asia, in Sudamerica etc. – tormentano il mondo d’oggi senza che s’intraveda uno spiraglio di speranza e un’aspettativa di salvezza. I focolai in cui si svolgono veri e propri conflitti – spesso per la sopravvivenza – arrecano alle popolazioni interessate, già di per sé agitate dalla fame, dalla penuria di acqua e altri mezzi di sostentamento, sofferenze inanerrabili e tribolazioni indescrivibili.
Alla mercé, talvolta, di eserciti regolari e in balìa, altre volte, di milizie incontrollabili, a questa povera gente non resta altro che la fuga o l’abbandono dei territori d’origine con tutte le conseguenze possibili ed immaginabili. E, allora, la mobilitazione, in tali casi, deve presentarsi non solo doverosa, ma anche necessaria al fine di alleviare, nei limiti del ragionevole, e a seconda delle proprie facoltà, i patimenti di popoli colpevoli soltanto di essere stanziati in zone più svantaggiate, pericolose e ai limiti della miseria.
Quest’opera di sensibilizzazione deve coinvolgere tutti e, allora, un gruppo di artisti, operanti nella Capitale, ha ritenuto opportuno, mediante una mostra collettiva – dal significativo titolo ‘Basta alle armi’, in collaborazione con ‘Zètema-Progetto Cultura’ (dal 15 al 30 giugno presso la Biblioteca ‘Enzo Tortora’, Via Nicola Zabaglia 27 b, Roma) – richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica più sensibile a tale problematica, sul rischio della guerra e dell’eccessiva vendita di armi in ogni parte del globo terracqueo, quello più povero.
Gli artisti, nelle persone, rispettivamente, di Stefania Ambrosini, Stefania Balsamo, Anna Bonatti, Iolanda Casari, Marcello Colella, Emilia Di Stefano, Giulia Evangelisti, Andrea Filannino, Vincenzo Laganà, Giovanni Lazzarini, Davide Mancini, Paolina Nobile, Maria Bernardini Pignataro, Elisabetta Pirrottina, Benito Saluzzi, Sara Sebastianis, Bianca Trepaoli e Roberto Tibaldi, hanno affrontato il problema attraverso dei lavori di lineografie e xilografie, stampe d’autore acquerellate a mano.
Ne sono usciti fuori dei documenti di alto valore irenico perché la concordia fra i popoli e il bando delle armi, rappresentano, oggi, l’imperativo categorico atto a dimostrare che con la pace c’è tutto da guadagnare e con la guerra c’è tutto da perdere. Gli spunti tematici degli artisti citati – tutti degni di considerazione – spaziano dai pericoli che incombono sull’intera umanità – pericoli di ogni tipo, segnatamente chimici – alla produzione esponenziale delle armi; dai danni causati dalle bombe inesplose alle incognite derivanti dagli arsenali nucleari; dai guasti originati dagli ordigni batteriologici all’alienazione in cui è ridotta buona parte dell’umanità.
Dai disastri cagionati dall’inquinamento ai problemi della siccità in vaste zone del pianeta; dalla desertificazione, infine, di tante fasce della Terra alle questioni connesse all’aumento incontrollato, da una parte, e al decremento pauroso, dall’altra, della popolazione del mondo. Intorno a tutte tali tematiche e ad altro, si sono cimentati i menzionati artisti i quali hanno, alresì, posto l’accento sui drammatici e scottanti temi dell’emigrazione e dei rifugiati.
Non ultimo, sulla considerazione che pure l’Italia è produttore ed esportatore, ad un tempo, di armi che tante preoccupazioni lasciano a chi ha a cuore il destino dell’umanità e le sorti dei più poveri e diseredati.

Collettiva “BASTA ALLE ARMI”
di Anna Cirilli

L’arte può solo manifestare il disagio che provocano le armi, la crudeltà del “gioco” della guerra, l’incapacità dell’uomo a ricercare il coraggio del dialogo: l’umanità così fa paura!
Noi proviamo a dire “BASTA ALLE ARMI” con molta ingenuità, ma con la convinzione che un’arma non sana un conflitto.
Così gli allievi del Corso di Pittura e Sperimentazione (corso che si pone nell’ottica di affiancare alle tecniche tradizionali, l’uso creativo e sperimentale delle stesse tecniche tradizionali, contaminate con più e diverso materiale e con più e diverse nuove tecniche), hanno scelto la xilografia per tentare un dialogo attraverso le immagini. Immagini che possono suggerire, stimolare il cambiamento di una umanità arresa a logiche e valori incomprensibili e devastanti.
La Xilografia è una delle più antiche e umili tecniche di stampa manuale, ha caratteristiche molto suggestive nel gioco del contrasto tra la parte inchiostrata (zona non incisa) e quella nitida e chiara. Si definisce così il gioco espressivo, del Bianco/Nero-Pieno/Vuoto-Colore/non Colore.
Naturalmente, la matrice su cui si lavora è il legno (in questo caso un sottile strato di ciliegio), sufficientemente tenero ad essere inciso con idonei strumenti “Pennini” di varia forma e di vario uso; da quello che incide e modella il contorno di una immagine o disegno (precedentemente preparato), a quello che eliminerà zone più ampie di legno.
Le caratteristiche di queste stampe d’autore (altrimenti numerate), dopo essere inchiostrate e stampate, sono state riprese a mano, con la tecnica dell’acquarello risultando così stampe uniche ed originali.

Opera di riferimento

Lascia un commento / scrivimi
Inserisci il tuo nome
Inserisci un indirizzo email corretto
Inserisci un messaggio
Pubblico (mostra in questa pagina) Privato (invia solo a Emilia Di Stefano) Commento pubblico o privato
Cliccando su "invia il messaggio" accetto che il mio nome e la mail vengano salvate per la corretta erogazione del servizio