novembre 2013

Anagni. Un’importante mostra di pittura, scultura, poesia, teatro, canto e musica
By Riscossa Cristiana On 15 novembre 2013

Alla Sala della Ragione, organizzato dal Comune e dalla Pro Loco di Anagni (Frosinone) nonché dalla Confraternita S. Antonio di Padova (Diocesi-Anagni-Alatri)

'La Fenice: la Metafora dell'Arte'

L’artista Carlo Tarda – con il patrocinio del menzionato Comune di Anagni e della citata Confraternita S. Antonio di Padova – ha organizzato la presente Mostra che, inaugurata il 10 novembre 2013, si chiuderà l’8 dicembre. Qualificata e nutrita risulta la rosa dei partecipanti, tutti cultori di arti figurative di poesia, di canto e di musica. I 36 artisti provenienti, in particolare, dalla Provincia di Frosinone e da quella di Roma si sono cimentati, nelle rispettive visioni del mondo, in onore dell’Arte, che, com’è noto, è e rimane un’attività umana che si estrinseca mediante l’ingegno e le relative norme estetiche. Non essendo possibile affrontare, in maniera particolareggiata, le‘Weltanschauungen’ di tanti autori ed autrici, ci limitiamo ad esaminare solo le concezioni artistiche di alcuni di essi; intuizioni che ci sono sembrate più espressive in direzione di punti di vista di valenza meta-empirica. E si va dal quadro di Emilia Di Stefano la cui caratteristica immediata si manifesta mercé un crogiuolo di colori che, nel fitto intreccio cromatico, rimanda a significanze, appunto, metafisiche – con la prevalenza della tinta viola sugli altri toni iridescenti – all’opera di Carlo Tarda scultore e pittore, insieme. Questi rappresenta, in forma uncinata, un animale che si staglia sullo sfondo di un muro a ricordo dell’uccello leggendario, la fenice, che si pensava risorgesse dalle sue ceneri; anche in questo caso, la colorazione rende alla perfezione il simbolismo del volatile sacro dell’Arabia. Carlo Turri, dal suo canto, esperto di tarsìe di legno, delinea uno scorcio, della sua città, costituito da una icastica scaletta che conduce in un’abitazione, mentre Donatella Gismondi, figlia dell’omonimo e celebre scultore di Anagni – servendosi di toni tenui e delicati – si presenta all’attenzione del pubblico con un dipinto che, partendo da un’ampia finestra, si slarga verso un angolo di un paese che probabilmente è quello di nascita. Silvano Haag – artista italiano di lontane ascendenze germaniche – si fa apprezzare, a sua volta, con la tecnica dell’acrilico, per la raffigurazione di un panoramico paesaggio, còlto nella sua vivezza coloristica, con la presenza di campi geometricamente allineati e coltivati nei quali spicca un’intensa prevalenza delle modulazioni malinconiche giallo-verdi. L’artista romano Mauro Sgarbi, per finire, vuole, giustamente, sorprendere lo spettatore imponendosi con una descrizione di particolare efficacia, visto che una gigantesca farfalla, dai bei colori, dialoga – perché ha la testa di una donna – con un uomo piccolo, piccolo; evidente segno emblematico della superiorità, nella fattispecie, del lepidottero sull’essere umano. Tutti i rimanenti artisti, come abbiamo accennato, all’inizio, sono largamente meritevoli di menzione, perché essi hanno fatto dell’Arte – con la maiuscola – la loro ragione di vita nel totale rispetto, beninteso, dei rigorosi metodi delle attività figurative, dell’espressione poetica, della drammaturgia e, infine, della disciplina cara ad Euterpe.

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