marzo 2014

VENERE VIOLATA - Un’interessante Mostra nella Capitale contro le violenze contro le donne (7-14 marz0 2014, ore 9.00/19.00)
di Lino Di Stefano

La questione femminile quella, cioè, relativa alla violenza degli uomini sulle mogli o sulle loro compagne si arricchisce, per così dire, di fenomeni sempre più spaventosi stanti, altresì, i continui soprusi, le violenze e, purtroppo, i delitti che ogni giorno si consumano sui diversi scenari dell’Italia, dell’Europa e del mondo; né sembra che ci siano segni di ravvedimento provenienti da coloro ai quali dovrebbe stare a cuore l’incolumità dell’altro sesso.
E, allora, a Roma, presso la Sala ‘Fiat Motor Village’, sita in Viale Manzoni, 67, un gruppo di artisti, più di 50 per l’esattezza – in collaborazione con le Associazioni ‘Pulmone pulsante’, ‘Seia’, ‘Arte verso Arte e ‘Breche’’ – ha deciso, in questi giorni, col sostegno del I^ Municipio di ritrovarsi e di esporre le proprie opere per sensibilizzare, ognora di più, l’opinione pubblica spesso assente o addirittura insensibile al problema che viene designato con l’appellativo di ‘femminicidio’.
Le opere esposte, come abbiamo rilevato, sono tantissime e tutte valide anche a causa dell’estrema attualità di una tematica che tocca le coscienze di chi è dotato, direbbe G.B. Vico, di “animo perturbato e commosso” e di chi si preoccupa del futuro, del destino della nostra società e dell’umanità intera; comunità, queste ultime, già afflitte da molti mali e da tante apprensioni e inquietudini che la rendono fragile e indifesa.
La menzionata iniziativa, significativamente intitolata, ‘VENERE VIOLATA’, riunisce artisti ed artiste felicemente animati dal impellente desiderio di contribuire a ridimensionare – se non ad eliminare, ad onta delle oggettive difficoltà – un fenomeno che sta assumendo proporzioni drammatiche vista, altresì, l’incapacità delle istituzioni di stroncarlo con energia.
Ma – è giocoforza sottolinearlo con forza – esse fanno ciò che possono frenate, come sono, da regolamenti, norme, disposizioni e leggi e, soprattutto, da quel mostro – novello ‘Lievathan’, di hobbesiana memoria – che si chiama ‘burocrazia’ la quale invece di facilitare l’articolazione delle regole, le imbriglia, al contrario, in maniera inestricabile. Colla conseguenza, aggiungiamo, che i ‘mostri’ continuano a delinquere senza che la prevenzione e la repressione riescano a far valere la loro efficacia.
Tornando agli artisti in questione, si va – solo per fare alcuni esempi considerato l’ingente numero dei partecipanti, tutti, però, uniti nel lancio del medesimo messaggio – dalla ‘Sconfitta’ di Patrizia AbbatI che coglie una donna affranta al cospetto del suo persecutore a ‘La solitudine’ di Stefania Ambrosini che mette in evidenza l’isolamento esistenziale di una ragazza; da ‘Mai più’ di Marianna De Kort succube del suo violentatore a ‘Il buio dentro’ di Fabia Fontana esprimente, in modo icastico, l’intera tragedia della persona rannicchiata, per il dolore e l’angoscia, in sé stessa.
Occorre aggiungere, a questo punto, che oggettivamente, ogni opera presenta indubbi pregi non tanto e non solo perché in sintonia col tèma proposto, ma soprattutto per la ragione che si tratta di autori e di autrici che conoscono bene le tecniche artistiche.
Nel quadro, ‘Indifferenza’, di Anna Maini, per fare un altro esempio, emerge prepotente la figura del compagno della ragazza - abbandonata a sé stessa - mentre anche l’ombra di lui, in un clima quasi irreale, si allunga minacciosa verso di lei quasi a volerla intimorire e ferire in un contrasto di colori rossi, verdi e scuri. Tali dolorose scene, si ripetono spesso in moltissimi dipinti e in alcune statue, tutti meritevoli di un’attenta analisi tesa a manifestare i dolori del mondo. Lo stesso dicasi dei lavori di Margherita Tranquilli, Emilia Di Stefano, Saverio Ungheri e Andrea Filannino.
La prima, col quadro ‘Finché morte non ci separi’, estrinseca nel groviglio dell’immagine grigiastra, la condizione umana alle prese col suo ‘pathos’ sofferto. La seconda, col dipinto ‘Sinfonia d’argento’, esprime un intrico di significati di ordine preminentemente metafisico con alcune figure che s’intravedono nel complesso cromatismo grigio-scuro e rosso-biancastro.
Il terzo, Saverio Ungheri, con l’opera ‘Venere verso il 3000’, coglie plasticamente una donna calva, quasi placcata color ebano, che con lo sguardo rivolto in direzione dell’ignoto, tenta di scorgere un avvenire non ancora a portata di mano. Andrea Filannino, infine, con la scultura, ‘Woman at glass’, rappresenta due forme femminili sorprese in atteggiamento enigmatico, misterioso e sibillino.
Nel riconfermare la pregevolezza delle opere esposte - pregne di espressone e di indovinate intonazioni coloristiche – vogliamo ancora ribadire che siamo al cospetto di artisti, anche stranieri, che sono riusciti efficacemente a rendere la situazione di schiavitù della donna allorquando questa – nelle vesti di Venere, la dea della bellezza - viene oltraggiata, umiliata e violata e, in definitiva, privata della sua dignità e del suo senso dell’onore.

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