gennaio 2016

Appuntamento alla Art Gallery Winebar in via Madonna del Monti 94

di Lino Di Stefano

Alcuni artisti ed artiste, animati da sincera sensibilità espressiva, segnatamente pittorica, si stanno esibendo a Roma in una mostra collettiva di lodevole impegno interpretativo del bello fisico e spirituale mercé una serie di opere tutte improntate al significato metafisico della realtà tant’è vero che Hegel, nel definire l’’arte’, parlò, giustamente, di “manifestazione sensibile dell’ideale”.
E, non caso, gli autori citati caricano le proprie produzioni di contenuti metafisici ed esistenziali a conferma della considerazione secondo cui l’arte, se genuina arte, è attività umana tesa a creare opere dotate di valore estetico mediante forme, colori, linguaggio e suoni; nella fattispecie, la rappresentazione pittorica.
Venendo all’esame dei lavori degli artisti in questione, Lea Vacca dipinge una donna rannicchiata ed assorta nei suoi pensieri, in parte ricoperta da un esile abito azzurro e in parte discinta, ma aliena da qualsiasi volgarità. Giovanna Silvestri, in due quadri, invece, per un verso, coglie una donna dai lunghi capelli immersa in un groviglio di panni dai toni grigio-blu e, per l’altro, ritrae ancora una donna in atteggiamento perplesso e coi lunghi capelli scarmigliati.
Emilia Di Stefano, dal suo canto, si esibisce in due lavori dai toni sovrasensibili in cui domina la riuscita molteplicità dei colori entro i quali si intravedono movenze misteriche e scritte che rimandano a significati simbolici nel contesto di un dinamismo che copre l’intera scala cromatica vista la prevalenza della funzione espressiva delle tinte nell’ambito delle idealità del mondo della pittrice.
Anche Marta Reyes si inserisce nelle linee metafisiche della produzione della mostra collettiva tant’è vero che in un suo dipinto chiari traspaiono i significati emblematici dell’universo data l’esuberanza delle colorazioni che, nella parte inferiore dell’opera, assumono tendenze più umbratili.
Mark Rathmell si presenta con soggetti, due aventi come protagonisti due donne e l’altro una figura, appena abbozzata, che ha tutta l’aria di essere un extra-terrestre. Le donne, al contrario, sono sorprese la prima, mentre emerge in un ambiente misterico, la seconda, coi tratti del viso così enigmatici da fare pensare alla Sibilla nell’atto di emettere responsi. Pure in questo caso, le coloriture tendono al grigio-blu- scuro ed hanno una loro valenza.
Sara Riccieri, viceversa, offre allo spettatore un solo quadro la cui efficacia emerge immediatamente in quanto in esso fanno spicco tre mani intrecciate tra di loro in cui le prime, dai toni grigio-scuri, contengono altre due, un po’ più chiare, le quali, a loro volta, ne racchiudono altre due sempre un po’ scure.
Non sembra arduo intuire che nell’intrico si celano le chiavi del segreto dell’universo. Un’esposizione interessante, in definitiva, considerato lo sforzo dei protagonisti volto a tentare di sollevare il velo che cela gli ineffabili arcani del cosmo che ci circonda.


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