1996

Personale "ARTAUD: LO SPECCHIO CHE NON RIFLETTE"

Il movimento artistico surrealista affonda le radici, com’è noto, in una visione del mondo totalizzante nel senso che nessuna facoltà dello spirito rimane esente da indagine visto che alla base di tale indirizzo di pensiero gioca un ruolo determinante l’ ”inconscio” con tutte le sue implicazioni, in particolare, di ordine onirico. I maestri del surrealismo, in campo artistico, sono diversi e tutti di prestigio, ma qui vogliamo ricordarne soltanto due – Artaud e Magritte – per l’alto impegno profuso in direzione, rispettivamente, del rinnovamento del teatro e del linguaggio non più convenzionale, ma “vitale” e della trasfigurazione degli oggetti in una dimensione poetica.
Su tale falsariga tracciata dai due artisti citati, si muove la ricerca di Emilia Di Stefano i cui disegni a china tradiscono l’intera gamma del suo itinerario incentrato su temi che evidenziano, con toni forti, significante latenti e rimandi misterici. L’effigie di Artaud, da giovane – non ancora offeso dalla malattia – e da uomo maturo – con i segni evidenti della follia – unitamente ai rimanenti disegni spiccano nel panorama del lavorio ermeneutico della artista, per la loro “vis” espressiva e per il loro contrasto cromatico di bianco e nero.
Il fruitore dell’opera si accorge subito dell’enigmaticità dei contenuti esternati e mediante una difficile operazione interpretativa cerca di inserirsi nelle coordinate di partenza per decifrarne gli occulti messaggi. E sono messaggi che ripercorrono i sentieri del mistero della vita nell’ambito di una realtà oltrepassante i contorni di un mondo sempre più suggestivo e fantastico e nel contempo ognora più carico di profonde evocazioni psicologiche. Le figure che s’intravedono sullo sfondo sono sprazzi di realtà alterata quasi a voler significare che l’universo vivendo nei suoi sconvolgimenti metafisici può offrire all’artista i dispositivi per una sua parziale penetrazione.
Queste le direttrici dell’ “iter” meditativo di Emilia Di Stefano dalla quale è lecito attendersi migliori e più impegnative prove per una sempre più esplicita estrinsecazione del suo mondo interiore.

Opera di riferimento

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