marzo 2017

La barbarie del femminicidio
A Roma la mostra dal significativo titolo «Venere violata» - di Lino Di Stefano

Tra le innumerevoli piaghe che affliggono la società contemporanea, una delle più odiose inique e infami è rappresentata dal cosiddetto ‘femminicidio’ di cui tutti i giorni sono piene le cronache dei giornali e non solo dei quotidiani. Purtroppo una buona fetta dell’umanità maschile è responsabile di tali delitti e ciò non fa, certo, onore alla categoria degna di questo nome.

In altre parole, rientra nel novero di tale barbarie qualsiasi forma di sopraffazione contro le donne; retaggio sovente - è giocoforza sottolinearlo – di una mentalità patriarcale volta ad assoggettare, quasi sempre nella sfera familiare, il sesso femminile mediante prepotenze e coercizioni non solo fisiche, ma pure psicologiche.

Anche perché non si tratta di fatti isolati – ovviamente, sempre da categoricamente da riprovare – ma di una pratica che diventa ogni giorno più frequente e, spesso e volentieri, fra la quasi totale indifferenza generale dell’opinione pubblica abituata, quest’ultima, ahimè, ai numerosi reati, ai ripetuti misfatti e alla persistente criminalità generalizzata, denominatori comuni del mondo d’oggi.

Tutto ciò, mette in luce non solo la fragilità del cosiddetto ‘sesso forte’, ma anche consuetudini inveterate dure a morire, in particolare in alcune comunità alle quali il progresso e la modernità non hanno insegnato niente; e non hanno insegnato nulla perché la ferita non è solamente il femminicidio, bensì la non meno intollerabile pratica dei gesti maneschi e delle similari violenze contro le donne.

Perverse abitudini derivanti da scarsa educazione, da incultura, da sottosviluppo e da diffusa ignoranza; manchevolezze tutte suscettibili di urgenti rettifiche e di tangibili correzioni mercé innovative legislazioni, efficaci provvedimenti penali e conseguenti azioni di governo.

Incisiva, al riguardo, la definizione che offre del fenomeno delinquenziale l’antropologa sudamericana Marcela Lagarde la quale si esprime con tali appropriate parole: «Il femminicidio implica norme coercitive, politiche predatorie e modi di convivenza alienianti che, nel loro insieme (…) conducono alla eliminazione materiale e simbolica delle donne».

Anche i dati relativi alle donne che, in Italia, hanno subito molestie sono preoccupanti ed esse oscillano fra il 19% di quelle che hanno sofferto vere e proprie violenze e il 38% di coloro che hanno sopportato abusi psicologici; nella UE, la percentuale delle molestie sale a 51%. Per quel che inerisce, invece, agli omicidi, il tasso dei delitti patiti dal sesso femminile si assesta, in Italia, attorno allo 0,9% su centomila abitanti.

Ora, opportunamente, un gruppo di artisti, ha preso l’iniziativa di organizzare nella Capitale una Mostra dal significativo titolo ‘Venere violata’, progetto patrocinato da ‘Biblioteche di Roma’ e inteso, mediante un viaggio artistico, a “scuotere la coscienza degli uomini sulla tragedia che parla a tutti: la violenza sulle donne”.

Gli artisti rispondono ai nomi di: Paola Caso, Alessandro Cives, Stefania Del Grande, Emilioa Di Stefano, Marta Hernandez Reyes, Flora Jorio, Marina Loreti, Davide Mancini, Isolina Mariotti, Alessandra Noce, Patrizia Ottaviani, Carla Petrassi, Cristina Pignataro, Elisabetta Pirrottina, Piero Simoncelli, Stefania Spera e Bianca Trepaolo.





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