Fabiana Collotto
artista
Fabiana Collotto nasce a Prato nel 1960, ma è veneziana d’adozione: è nel contesto lagunare che vive, opera e matura il proprio percorso artistico. La sua formazione si consolida all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ambiente culturalmente stratificato e determinante per la sua ricerca. Dopo aver frequentato la Scuola Libera del Nudo con Vittorio Basaglia e Luciano Zarotti, consegue nel 1989 il diploma di Pittura con il massimo dei voti sotto la guida di Carmelo Zotti ed Ennio Finzi, figure che orientano la sua attenzione verso il segno, la struttura della superficie e il valore percettivo del campo pittorico.
Già negli anni accademici partecipa a esposizioni di rilievo, tra cui la 72ª Collettiva Bevilacqua La Masa (1987) e la mostra Variazioni di particolari (1990) alla Galleria Einaudi. Parallelamente alla pittura, affronta con spirito sperimentale i linguaggi della computer art e del ritocco digitale, esperienze che rafforzano una riflessione sulla stratificazione dell’immagine e sul rapporto tra segno, spazio e visione.
La sua ricerca attuale dialoga con l’Espressionismo Astratto senza aderirvi in modo ortodosso. Le opere si collocano piuttosto in una zona di confine tra astrazione lirica, astrazione segnica e un informale intimista di matrice europea. Il gesto pittorico è misurato e silenzioso, lontano sia dall’enfasi dell’Action Painting sia dalla retorica eroica dell’astrazione americana. Al centro del lavoro emerge invece il paesaggio, non come rappresentazione descrittiva, ma come esperienza interiore e mentale: un paesaggio filtrato, ridotto, talvolta appena evocato, che si manifesta attraverso campi cromatici, tracce e variazioni atmosferiche.
La superficie pittorica diventa così luogo di sedimentazioni, sovrapposizioni e sospensioni, uno spazio attraversato dal tempo e dalla percezione più che dall’evento. In questo senso, l’opera di Collotto può essere letta come una forma di paesaggio astratto, consapevole della tradizione informale ma orientata verso una dimensione contemplativa e processuale.
Dal 2009 docente di ruolo di Arte e Immagine, Collotto declina la pittura come pratica quotidiana e necessaria, sintetizzata nel suo motto personale: “Non sono un’artista. Dipingo Als ich can”. Una dichiarazione che sottolinea il rifiuto dell’ostentazione e afferma una postura etica del fare pittura, collocando il suo lavoro in una astrazione lirico-segnica di ascendenza veneziana, dove il paesaggio diventa spazio di silenzio, misura e ascolto.
Formazione
Dal 1982 al 1984 a Scuola Libera del Nudo, con Vittorio Basaglia e Luciano Zarotti
Dal 1985 al 1989, anno del conseguimento del diploma di Maestro d’arte con 110/110, il corso di Pittura con Carmelo Zotti ed Ennio Finzi all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Tematiche
Alla luce della biografia e del percorso formativo, l’opera di Fabiana Collotto può essere letta in modo più articolato rispetto a una semplice adesione all’Espressionismo Astratto, che appare piuttosto come un orizzonte di riferimento che non un’appartenenza ortodossa.
La formazione veneziana è un dato decisivo. L’Accademia di Belle Arti di Venezia negli anni Ottanta era un luogo di forte stratificazione culturale: da un lato il retaggio dell’Informale storico italiano, dall’altro le ricerche analitiche, concettuali e percettive. L’incontro con figure come Ennio Finzi suggerisce una sensibilità verso la struttura del segno, il ritmo, la superficie come campo energetico, più che verso la gestualità enfatica tipica dell’Espressionismo Astratto americano. Allo stesso tempo, l’esperienza nella Scuola Libera del Nudo indica un’attenzione al corpo e allo spazio che rimane come memoria sotterranea, anche quando la figurazione scompare.
Le opere di Collotto sembrano collocarsi in una zona di confine tra:
- Astrazione lirica e astrazione segnica,
- Informale intimista e pittura processuale,
- con una componente meditativa che richiama una certa tradizione europea.
Il suo gesto non è mai urlato né spettacolare: è piuttosto trattenuto, silenzioso, spesso ridotto all’essenziale. Questo la avvicina a una pittura che potremmo definire anti-epica, quasi domestica nel senso più alto del termine.
Quando lavora su carta e tela, il processo è fatto di stratificazioni, correzioni e pause, come se l’opera restasse volutamente aperta e in divenire. Questa attitudine la colloca in una dimensione post-informale, consapevole della storia dell’astrazione ma libera da adesioni ingenue o dogmatiche.
Il motto “Non sono un’artista. Dipingo Als ich can” è rivelatore: introduce una dimensione di anti-identità autoriale, una distanza ironica e insieme etica dal ruolo dell’artista come produttore di stile. In questo senso, il suo lavoro può essere collocato anche in un ambito di pittura esistenziale, dove il fare pittorico è necessità, esercizio quotidiano, atto minimo di resistenza più che affermazione.
Tecniche
L’artista colloca le tele su una parete, e segna la superficie con pennellate veloci di colore acrilico a volte mescolato con vernici, a volte con acqua.
Spesso i colori sono velati. I dipinti sono caratterizzati da spazi, pieni e vuoti, dovuti alla decisione di creare dei contrasti che generano tensioni, dinamismi ed aperture dilatate.
