Fragmentation: segmenti di un panorama

'Fragmentation' è la visione ridotta di un panorama. Segmentato e zoomato fino a rendere visibile solo una parte di una composizione complessa e uniformata.

Mettiamo ora che quel panorama sia la veduta di un corpo femminile: come la guardiamo?
Quali sono i suoi rilievi? Ponendo l'occhio su di essi, inevitabilmente le 'sporgenze' distoglieranno l'occhio dall'intera visione, tagliando fuori tutto il resto?
Quale limite poniamo dunque nella visione del suo insieme?

Potremo affermare quindi che tale processo limita la visione completa, e il nostro occhio vede solo quello che rimane da un'imposizione del taglio netto e rigido.
Fragmentation è l'occhio, la visione e il suo limite.

Limitiamo lo sguardo a una frammentazione e alla materia, che qui prende forma: le 'Tette'.
Nell'area espositiva con la loro onnipresenza, simboleggiano occhi incastonati dallo sguardo mesto (Fragmentation #6), l'ottica tridimensionale di 'prospettiva di luce fuori dal tunnel' (Fragmentation #2)
Le tele le abbozzano 'versate a valle' (Fragmentation #17) come a simboleggiare una 'madre generosa' che si prostra con 'occhio vigile' al richiamo delle creature in pericolo, o alla ricerca di un appiglio: un prodigioso ciuccio sul mondo pronto a nutrirlo, a placare l'animo perduto.
Il tutto ci riporta alla Grandezza Universale: le tette sono tonde come lo sono i pianeti, la terra, il sole, ogni sfera che simboleggia la pienezza, la perfezione della completezza.

Ma qual'e atteggiamento e quale reazione sovversiva a questa visione?
Al bando inutili critiche di genere, non è questo il punto da mirare: siamo volontà consapevole di poter capovolgere il punto e renderlo una partenza.
Si, partiamo dal fatto che il seno ( in gergo comune 'tetta', 'zinna', 'davanzale' etc etc) simboleggia il nutrimento, che è vita. Dai sui fori/fiori esce una linfa miracolosa in grado di nutrire l'intera umanità.

La frammentazione è quindi ideale, unicamente frutto della percezione indotta di visione distorte, di una provocazione volta a infondere il senso di rottura, il disagio del nostro corpo 'sezionato'.
Ma noi non siamo quel limite, di confini non ne abbiamo.

La presenza dell'occhio curioso di due bambine, mi ha fatto comprendere come la consapevolezza, l'intuito femminile siano un dono 'ancestrale' che serbiamo 'in seno', da preservare con cura: raccogliendo 'frammenti' di loro timide ma sconvolgenti interpretazione di innocente saggezza, ho riconosciuto sapienza e consapevolezza, e la disarmante verità:
''Le due sfere poste nel nostro centro, sono strumento per la sopravvivenza della specie''.
Più tristemente un commento rassegnato: ''Sono 'materiale' da esporre per ottenere le attenzioni da parte dell'altro genere''.

Vorrei riuscire a proteggere il mondo dalla provocazione e farne strumento di liberazione.
Noi siamo la nostra stessa forza, incarniamo il concetto di bellezza, rotondità, pienezza.
Siamo un simbolo vivente produttivo e costruttivo 'inglobate' in questa rotolante palla frammentata, ma siamo sfere protette da quella sporgenza, la nostra Grande Areola, in grado di arrestare la discesa verso il declino.

di Eliana Boschiero
Critico d'Arte

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