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Di pietra, di nubi, di anime è il titolo della mostra personale di Francesco Palmieri che si inaugura oggi 27 aprile a Palazzo della Cultura a Catania .
Calabrese di nascita, romano per formazione e catanese di adozione, Palmieri ha svolto i suoi studi di arte figurativa presso il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Roma frequentando poi i corsi internazionali di calcografia presso l’Accademia Raffaello di Urbino, ma deve la sua formazione anche alla assidua , attenta , quasi vorace frequentazione dei più importanti musei , in particolare quelli romani . Ha esposto in gallerie di numerose città italiane , tra le altre a Firenze, Roma, Bibbiena (AR), Catania . Artista versatile, non si esprime attraverso un solo linguaggio artistico , alternando l'impegno nelle arti figurative con quello di cantante lirico. A volte i due impegni coincidono, incontriamo infatti Francesco Palmieri , alla vigilia dell'inaugurazione, in una pausa delle prove della Madama Butterfly, in scena al Teatro Bellini dal 10 maggio e nella quale ricopre il ruolo dello zio Bonzo :

Di pietra, di nubi, di anime , un titolo molto suggestivo...
Devo fare una precisazione; il titolo non è mio ma formulato su mia richiesta dal critico d'arte Aldo Gerbino, che è autore del testo critico e si occuperà dell'intervento introduttivo per l'inaugurazione .

Scelta inusuale, non ideare il titolo di una creatura propria, non trova?
Meno assurda di quanto sembri; a me piace constatare che un vissuto interiore non sia soltanto il mio . Penso anzi che sia uno degli obiettivi di un artista riuscire ad esprimere il vissuto e il mondo interiore non solo proprio ma anche del prossimo.

Forse anche perché un occhio estraneo , distaccato, può essere più obiettivo?
Ecco, questo è un punto essenziale , un valore per me fondamentale, l'altro ti comunica come una distanza e ti restituisce una valenza oggettiva aldilà della soggettività dell'opera d'arte.

Mi sembra che questo rimandi ad un tema centrale nella sua poetica , esposto anche nella sua tesi (Palmieri ha conseguito un master in psicologia cognitiva ed è autore del saggio “L'illusione della realtà”, ndr)
Esatto, il tema dell'impersonalità dell'opera d'arte , ovvero la necessità di portare l'esperienza artistica ad un livello superiore e quindi impersonale, dove chiunque possa e debba riconoscersi.

Senza voler prevaricare il pensiero dell'artista , accetterebbe il termine di superpersonale anziché impersonale ? A sottolineare il superamento dell'ego , non il suo annullamento.
A me preme soprattutto sottolineare in questo senso la valenza religiosa della pittura ,e il mio vedere nell'artista un sacerdote che indica la strada, un pontefice nel senso etimologico del termine, colui che getta ponti. L'arte è una missione ed una religione , nel senso di aspirazione all'assoluto , e nel contempo tentativo di connessione con esso, di contatto mistico con la profondità delle cose.

Non esiste quindi un'arte laica ?
Rivendicare l'origine religiosa dell'arte, vuol dire operare una irrinunciabile delaicizzazione. Laico significava originariamente popolare , anche nel senso di triviale, ignorante. In Aristofane e Menandro il verbo Laikezein significa “puttaneggiare”. Naturalmente la contrapposizione che opero non è con la realtà confessionale , con l'istituzione di una o più chiese con il loro corollario di leggi e ideologie. Il sacro a cui l'arte deve far riferimento non è il rispetto o l'ossequio ad una costruzione teologica prestabilita ma tensione verso l'assoluto .

Quindi l'accezione negativa del termine laico non si riferisce ad indipendenza ed autonomia rispetto a qualsivoglia confessione, ma ad una sorta di superficialità e se vogliamo volgarità , tesa a negare spiritualità e religiosità. La religiosità in quanto esperienza interiore, che solo l'arte può manifestare, è secondo lei vicenda esclusiva delle arti figurative? Mi rivolgo anche al cantante lirico

Assolutamente no, e ritengo il teatro la massima forma di arte perché le unisce tutte, soprattutto se pensiamo al melodramma, e al teatro greco cui la sua nascita si ispirava e che non a caso era un fenomeno essenzialmente religioso. In un certo senso anche nelle mie opere penso al teatro, allestendo scenari straordinari con materiali ordinari.

Ecco, torniamo finalmente ab initio, parliamo dei suoi quadri, Di pietra, di nubi....
La pietra e le nubi sono del paesaggio meridionale dell'Aspromonte , dove sono cresciuto e cui riconosco vocazione particolarmente religiosa per orografia, tendenza alla deformazione, precarietà del suolo, perché costantemente colpito da fenomeni naturali catastrofici. Un suolo sempre pronto a modificarsi, instabile per l'uomo , quasi ostile e che non permette convivenza . Questo paradossalmente me lo rende ancora più caro perché trovo che sia una palestra di resilienza .

E le anime ?
Sono le figure umane tendenti a rapportarsi con questa dimensione, figure arricchite da una dimensione mitologica




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