“Quando il mio spirito
abbandonerà
quest'involucro di carne,
vorrei un Dio mi concedesse
portare con me
uno scrigno dorato
con quei riflessi d'argento
che la luna donò
sul piatto mare d'agosto,
accanto a un faraglione,
ai miei fortunati occhi,
con il volo di alcuni sapienti gabbiani,
con un quadro dei miei,
col sorriso della donna
che per ora riempie il mio cuore,
con quei giorni
in cui ho potuto
" sentire oltre "
l'ovvio di una rosa,
di una ragnatela,
di una tempesta,
di un gesto d'amore,
del maschio e della femmina,
di una chiave e la sua serratura,
di un bruco che divenne splendida farfalla,
dell'illusorio tempo,
del lento cammino di una lumaca
sotto la pioggia,
della perfetta, matematica spirale
di alcune conchiglie,
della sezione aurea,
della geometria,
della matematica,
dell'immensità in cui siamo immersi,
del canto e della danza degli umani,
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Franco Ingras